Il territorio. La battaglia contro la geotermia inquinante

Enel triana geotermia

L’attenzione che ho dedicato al territorio (oltre ai numerosi incontri ed eventi formativi e informativi) ha portato con sé le azioni tese a risolvere i problemi causati dalla geotermia inquinante. Le centrali geotermiche italiane, situate per ora tutte in Toscana, costituiscono la negazione della credenza per cui l’energia geotermica è generalmente considerata sempre e comunque pulita e rinnovabile, Fortunatamente l’UE ha deciso di interessarsene.

A causa delle caratteristiche geologiche del sottosuolo e della tecnologia utilizzata dagli impianti, le centrali geotermiche italiane emettono enormi quantità di sostanze dannose per la salute e per l’ambiente fra cui mercurio, ammoniaca, idrogeno solforato, arsenico… Emettono anche gas dell’effetto serra in quantità addirittura superiore rispetto ad equivalenti centrali alimentate da combustibili fossili come il gas naturale.

Esiste la fondata ipotesi che l’attività delle centrali geotermiche provochi la risalita verso la falda idropotabile delle le sostanze tossiche presenti nei fluidi geotermici. Nel sangue e nelle urine della popolazione che vive accanto alle centrali geotermiche del Monte Amiata, il tallio, il mercurio, l’arsenico (per citare alcune di tali sostanze) hanno concentrazioni enormemente superiori rispetto alla media.

Ho presentato vari emendamenti relativi alla geotermia alla direttiva rinnovabili: essa infatti, dopo un travagliato ma vittorioso percorso nel Parlamento europeo, riconosce che solo la geotermia a basso impatto ambientale merita di essere incentivata. Il Parlamento europeo aveva approvato anche la richiesta alla Commissione europea di studiare la questione per preparare una proposta legislativa sulle emissioni: la Commissione europea ha annunciato lo studio che apre la strada a una legge ancor prima che la direttiva rinnovabili fosse approvata definitivamente.

Non solo. In questi anni ho presentato “osservazioni” alle valutazioni di impatto ambientale per la costruzione delle nuove centrali geotermiche Latera e Piancastagnaio 6, di cui non è stata – almeno per ora – posata la prima pietra. Mi sono interessato ad un’altra progettata centrale geotermica, quella di Triana, il cui procedimento è per ora finito in freezer. Ho scritto (più volte) ai ministri italiani competenti in materia per valutare l’opportunità di concedere ancora incentivi a determinate forme di geotermia e per invitarli a non accendere il semaforo verde di fronte a Castel Giorgio, una centrale geotermica “sperimentale” che prometterebbe (in via del tutto teorica e tutta da dimostrare) emissioni nulle, ma la cui costruzione comporterebbe rischi di altro genere.