Sbloccato a Bruxelles il piano di azione per fare di Roma una città post-petrolio

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Un’interrogazione del M5S Europa spazza via la polvere accumulatasi in molti anni. Se ne discute oggi all’Università La Sapienza

Una nostra interrogazione a Bruxelles ha spazzato via la polvere accumulatasi per anni e annorum su Roma come città pioniera dell’energia democratica. La Commissione Europea ha finalmente approvato il PAES della città (Piano di azione per l’energia sostenibile), legato al “Master plan” supervisionato da Jeremy Rifkin per un nuovo modello energetico e sociale. Roma – sempre che lo voglia – può diventare la prima grande città post-petrolio. Se preferisce volare basso, ha la possibilità di accedere a fondi europei per realizzare efficienza energetica nelle case popolari, illuminazione a basso consumo, mobilità a base di veicoli elettrici, agricoltura sostenibile e tante altre cose ancora.

L’Università La Sapienza, che contribuì al PAES con il suo centro ricerche CITERA sotto la guida del professor Livio de Santoli, organizza per oggi pomeriggio 23 maggio dalle 15.30 in poi una conferenza presso la Facoltà di Ingegneria cui sono stati invitati tutti i candidati a sindaco. Vedremo quali parteciperanno.

Proveremo a fare una diretta oggi pomeriggio oppure pubblicheremo la registrazione in differita.

Il PAES di Roma si situa all’interno di un’iniziativa che la Commissione Europea prese nel 2008 per gli enti locali, il Patto dei Sindaci. I firmatari si impegnano a superare gli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (il gas delle fonti fossili di energia e dei cambiamenti climatici) e ad illustrare il traguardo che si sono posti e le modalità con cui intendono raggiungerlo attraverso un PAES. Ogni PAES viene esaminato dal Centro Ricerca della Commissione Europea (tempo teorico: sei-nove mesi); c’é poi la possibilità di accedere a vari finanziamenti UE per concretizzarlo.

Roma ha aderito nel 2010 al patto dei sindaci. In quello stesso anno Rifkin ha cominciato  a lavorare al “Master plan” della città: la decarbonizzazione dell’economia con orizzonte al 2050. Il PAES é relativo al primo decennio di attuazione di questo progetto (2010-2020). In Campidoglio sedeva allora Alemanno, che ha mandato il PAES a Bruxelles nel 2011, dimenticando però di farlo approvare dal Consiglio Comunale: lo ha sottoposto all’assemblea capitolina solo due anni dopo nel 2013. Del resto, il PAES non portava l’impronta di Alemanno. Invece,  portava quella di Rifkin e della “terza rivoluzione industriale”. Alemanno infatti si é dimenticato completamente gli impegni presi con l’UE. Così sul PAES di Roma e sul “Master plan” di Rifkin é sceso un lungo e totale oblio.

Nel febbraio scorso ho sollevato il problema con un’interrogazione (cofirmatari i miei colleghi del M5S Europa Laura Agea, Isabella Adinolfi e Ignazio Corrao), rilevando che i documenti si erano ormai mummificati a Bruxelles dove risultavano in perenne “fase di esame”. Risultato: il PAES di Roma si é improvvisamente sbloccato: è stato approvato il 21 marzo, prima ancora che giungesse la risposta del commissario Cañete alla nostra interrogazione. E con il PAES il conseguente “Master plan” di Rifkin (al 2030),

Il “Master plan”, se concretizzato, porterà Roma a ricavare nell’arco di vent’anni 16 miliardi (calcoli al 2010) in cambio di investimenti per 10 miliardi. Il punto chiave é la trasformazione della città in una comunità di piccoli produttori e consumatori di energia da fonti rinnovabili, energia considerata come un Bene Comune.

Le ricadute economiche: redistribuzione della ricchezza, nuovi posti di lavoro, redditi aggiuntivi. Ne scaturisce un modello urbanistico ed energetico a cerchi concentrici: il centro storico residenziale (ristrutturazioni innovative ed eco sostenibili) con intorno un anello commerciale e industriale in cui sviluppare tecnologie e servizi per un’economia a basso uso di combustibili fossili. All’esterno, una sorta di cintura verde destinata alla produzione del cibo “a chilometri zero”.

Non si tratta di vuote parole, come dimostra il “Master plan” Nord-Pas de Calais, in Francia (anch’esso ispirato a Rifkin) dove in pochi anni ha creato 20.000 posti di lavoro.

Ci auguriamo che il nuovo Sindaco della Capitale che verrà eletto a giugno, non lascerà di nuovo marcire in un cassetto questa fantastica opportunità per la città e i cittadini romani.

Foto: un risciò elettrico (sviluppato a Roma da Altair Quattrini).

Sbloccato a Bruxelles il piano di azione per fare di Roma una città post-petrolio ultima modifica: 2016-05-23T15:36:24+00:00 da Dario Tamburrano
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