L’Italia tratta il teleriscaldamento alimentato dagli inceneritori come se fosse energia rinnovabile. Nostra segnalazione. L’UE ci dà ragione

Teleriscaldamento alimentato dagli   inceneritori, il Governo Meloni cerca di turlupinare gli italiani trattandolo come se fosse   energia   rinnovabile.

Attraverso un’interrogazione, abbiamo segnalato alla Commissione europea che secondo noi tale approccio viola la vigente normativa UE. La Commissione ci dà ragione e promette che andrà a fondo della questione.

È cosa rara che ciò avvenga. Di solito, soprattutto in questa legislatura, le risposte alle interrogazioni spiccano per scivolosa ed elusiva ambiguità.

La vicenda attuale del teleriscaldamento alimentato dagli inceneritori trattato come le rinnovabili è accostabile alla questione sempre tutta italica del CIP6 sollevata molti anni fa dallo scomparso ingegner Leonardo Libero e poi veicolata al grande pubblico da Beppe Grillo. Qualcuno la ricorda?

Il web non ha quasi più memoria di ciò che allora vi si pubblicava. Era il primo decennio di questo secolo quando Leonardo Libero cominciò a denunciare pubblicamente che la voce “CIP6” delle bollette dell’elettricità finanziava non solo le fonti di energia rinnovabile ma anche quelle cosiddette “assimilate”, fra le quali c’erano appunto gli inceneritori.

Il   papocchio italiano attuale non è molto diverso. Il punto di partenza è la  direttiva RED III sulle rinnovabili. Essa consente agli Stati di conteggiare a scomputo del calcolo della produzione di energia rinnovabile per il raggiungimento dei target UE il recupero del calore di scarto proveniente dagli impianti industriali.

Tipicamente, il recupero avviene attraverso l’immissione nel teleriscaldamento.

Il calore di scarto è un   sottoprodotto. Qualcosa che non si vuole produrre, ma che si genera inevitabilmente durante un processo produttivo.

Il Governo italiano considera “calore di scarto” tutto il calore recuperato dagli inceneritori, e lo contabilizza a scomputo delle rinnovabili. Affermano di usare calore “di scarto” degli inceneritori i teleriscaldamenti, ad esempio, di Brescia, Bergamo, Bolzano.

Ma gli inceneritori possono avere calore di scarto? No, secondo noi. Bruciano  rifiuti (scelta che non ci stancheremo di contestare) e utilizzano la combustione per produrre, da progetto e intenzionalmente, elettricità e – appunto – calore.

Questo calore non è dunque un qualcosa viene prodotto incidentalmente nella combustione dei rifiuti perchè è nella impostazione progettuale appunto dei cosiddetti   termovalorizzatori.

Così abbiamo presentato l’interrogazione alla Commissione europea. Dice la risposta: “L’output di un processo il cui scopo principale è la coproduzione di calore ed energia elettrica non può essere considerato un sottoprodotto e pertanto non costituisce calore di scarto ai fini del computo a norma della direttiva sulle energie rinnovabili”.

Qualora (come ci pare evidente!) la legislazione italiana “non fosse compatibile” con quella UE, “la Commissione affronterà eventuali problematiche direttamente con le autorità italiane competenti”. Lontano – purtroppo – dagli occhi dei cittadini ed elettori.

Caricatura

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