Presentiamo dopodomani (mercoledì 23 settembre) a Roma lo studio che ho commissionato sulle CER e sulle CERS. Per partecipare è necessario registrarsi a questo link.
Lo studio – clic qui per leggerlo in versione completa – spiega che bisogna semplificare la vita di CER e CERS affinché sprigionino tutto il loro potenziale di contrasto alla crisi climatica e alla povertà energetica. Illustra soluzioni pratiche e assai concrete, applicabili praticamente a costo zero.
CER e CERS sono le comunità energetiche rinnovabili e le comunità energetiche rinnovabili solidali. Permettono ai soci di autoprodurre, autocomsumare, immagazzinare, scambiare, vendere energia elettrica rinnovabile. Le CERS hanno anche scopi sociali.
Durante la legislatura 2014-2019, ho avviato al Parlamento europeo il percorso legislativo che ha sancito la nascita di CER e CERS. Lo studio che ho commissionato come appartenente al gruppo The Left – la famiglia politica UE alla quale appartiene il M5S – analizza a distanza di qualche anno le 45 CER e CERS nate a Roma e nel Lazio.
Dalla loro situazione deduce le linee di intervento che permetterebbero a CER e CERS di produrre più energia pulita e di aiutare quell’8,6% di italiani ai quali, secondo le statistiche UE, il caro bollette impedisce di riscaldare adeguatamente la casa durante l’inverno e di rinfrescarla durante le ondate di calore quasi perpetue che sono diventate la nuova normalità per ormai sei mei all’anno.
Nello studio, la “ricetta” per far decollare CER e CERS consiste (come è intuitivo) nel non obbligarle a fare quotidianamente i conti con normative complicate, contorte, bizantine. Vengono individuati esattamente sia i nodi burocratici da sciogliere, sia soprattutto come farlo.
Lo studio si intitola “Analisi delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS) a Roma e nel Lazio come laboratorio per la transizione giusta europea”.
Lo presenteremo mercoledì 23 settembre a Roma alle 16,45 a Spazio Europa, piazza Venezia 11, scala C, II piano. Il programma:
- Dario Tamburrano, europarlamentare M5S e gruppo The Left – Introduzione
- Riccardo Troisi (Coordinamento CERS Roma e Lazio) e Caterina Clarke (ricercatrice) – Presentazione della ricerca
- Alessandra Filabozzi (CERS Illuminati Sabina) e Guido Marinelli (CERS Stat Cap IV Miglio) – Questioni tecniche e advocacy
- Edoardo Zanchini – direttore Ufficio Clima Roma Capitale
- Mauro Gaggiotti – ènostra
- Ottavia Barbano – NEXT, nuova economia
Interverranno anche altre CERS del coordinamento Roma e Lazio.
Di seguito, una sintesi dello studio del quale parleremo mercoledì 23 settembre a Roma.
I TRE ASSETTI ORGANIZZATIVI DELLE COMUNITA’ ENERGETICHE
- CERS, modello civico-solidale. La comunità, spesso nata per impulso di un’associazione o simili, è concepita come uno strumento per affrontare questioni ambientali o sociali; l’energia condivisa serve per generare benefici condivisi e per lottare contro la povertà energetica. Dice lo studio: “La dimensione solidaristica appare come un tratto distintivo di una parte rilevante delle esperienze del Lazio e di Roma, in particolare di quelle sviluppate in connessione con associazioni, poli territoriali, comitati di quartiere, cooperative di comunità e altri soggetti del terzo settore”. Spesso però i criteri operativi per la spartizione dei benefici “risultano ancora in via di definizione”, dato che CER e CERS sono costrette a muoversi fra infinite complicazioni
- Modello multi-attore. Fanno parte di queste comunità cittadini, enti del terzo settore, piccole imprese, parrocchie, enti locali eccetera. Il coinvolgimento degli enti pubblici può permettere un più agevole decollo (Roma, ad esempio, consente a CER e CERS di installare gli impianti sui tetti degli edifici comunali): la situazione però varia notevolmente in base a regolamenti, procedure, risorse (anche umane) degli enti pubblici stessi
- CER, modello tecnico operativo. Privilegia la riduzione dei costi dell’energia
I PROBLEMI COMUNI
- Complessità amministrativa e attuativa delle procedure da svolgere con il GSE (gestore dei servizi energetici) anche – ma certo non solo – per dare attuazione pratica al sistema di incentivazione
- Complessità delle procedure autorizzative, dei rapporti con i gestori di rete, della documentazione necessaria ai fini dell’accesso agli incentivi e degli adempimenti
- Necessità di competenze tecniche e amministrative che vano al di là di quelle generalmente possedute dai soci; dover operare in “condizioni che richiedono un significativo impegno organizzativo, tecnico e finanziario, non sempre sostenuto da un adeguato sistema di accompagnamento”
- Necessità di dover pagare, ancor prima di cominciare, progettisti, consulenti e simili in un quadro di difficile accesso al credito
- Difficoltà nell’interpretazione concreta della normativa e incertezza sulla sua evoluzione futura
- Scarsa chiarezza del quadro fiscale relativo alla qualificazione dei ricavi derivanti dall’energia condivisa
- Rapporto con le amministrazioni locali, che a volte facilita il decollo e a volte aggiunge complessità alle complessità
Fin qui, c’è da mettersi le mani nei capelli. Lo studio di The Left però, oltre a formulare una diagnosi, suggerisce una cura a costo zero. Fanno eccezione due esortazioni (che poi, in fondo, ne costituiscono una sola): prorogare oltre il 31 dicembre 2027 gli incentivi dei quali pochi sono riusciti a godere, date le complessità burocratiche di accesso; prevedere sostegni economici anche quando quelli del PNRR si esauriranno.
Per applicare questa cura, è sufficiente – ma esiste? – la volontà politica del Governo italiano.
LA CURA PRATICAMENTE A COSTO ZERO PER RISOLVERE I PROBLEMI
- GSE (gestore dei servizi energetici). Migliorare le strutture organizzative e tecnologiche dedicate alle comunità energetiche, istituire un servizio di assistenza dedicato, rendere tracciabile e monitorabile l’iter delle pratiche e lo stato di avanzamento, stabilendo tempi certi e più veloci per il disbrigo; semplificare e standardizzare la documentazione richiesta
- Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Prorogare gli incentivi oltre il 31 dicembre 2027, definire misure di sostegno successive all’esaurimento di quelle legate al PNRR, aumentare il limite massimo incentivabile (ora 5 GW), consentire l’inclusione nelle CER e CERS di impianti realizzati in precedenza, qualora questi impianti non godano di incentivi o rinuncino ad essi. Consolidare il quadro normativo vigente, migliorandone la coerenza con il quadro UE, e favorirne la stabilità
- Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle entrate. Chiarire il trattamento tributario, riconoscere – quando esiste – la natura non lucrativa delle comunità energetiche
- Enti locali come i Comuni. Offrire superfici pubbliche agli impianti, semplificare le procedure di autorizzazione, migliorare le competenze specifiche
- Istituire strumenti finanziari e accesso agevolato al credito per la fase di avvio, aumentare la potenza installabile, offrire strumenti di aiuto tecnico, giuridico e amministrativo
- Maggiore coordinamento fra Governo, GSE, enti locali (Comuni); definizione di procedure uniformi




