Ecosistemi urbani, l’Italia seppellisce nel cemento il regolamento UE sul ripristino della natura e se la prende con gli alieni

L’Italia seppellisce nel cemento il regolamento UE sul ripristino della natura. Nel settembre scorso il governo Meloni ha inviato all’esame della Commissione europea il PNR (Piano Ripristino Natura), cioè il piano nazionale di attuazione del regolamento. Ne ha reso pubblico il testo solo alcune settimane più tardi. Leggendolo, si intuisce il motivo del ritardo.

Il testo del  PNR italiano è infatti è solo un’avvilente caricatura della sua stesura preparatoria. Quest’ultima era stata redatta in estate dall’ ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Il regolamento UE impone di ripristinare entro il 2030 almeno il 20% degli ambienti naturali, con obiettivi superiori per il 2050.

Prevede inoltre che nelle  città (definite “ecosistemi urbani”) le aree  verdi e le volte alberate (l’estensione complessiva delle chiome) abbiano nel 2030 almeno la stessa estensione che avevano nel 2024 (anno di adozione del regolamento), e che successivamente esse debbano aumentare.

Proprio nelle città è evidente l’immiserimento del PNR inviato alla Commissione europea rispetto alla precedente versione dell’ISPRA. Infatti, il PNR sostanzialmente accoglie le richieste convergenti dell’associazione dei  costruttori  edili ANCE e dell’associazione dei  comuni  ANCI che mirano ad eliminare quanto più possibile gli obblighi.

Un fatto ancora più scandaloso dopo che la scorsa estate rovente ha fatto vittime e danni economici enormi in tutta Europa. Secondo le previsioni, si tratta di un trend destinato ad aggravarsi negli anni futuri.

Il PNR inviato a Bruxelles sfrutta la possibilità – non considerata nella stesura iniziale ISPRA – di esentare dallo stop alla sparizione di  verde ed  alberi le città con spazi verdi e copertura arborea superiori, rispettivamente, al 45% e al 10%.

A  Roma, ad esempio, soprattutto grazie alle ville storiche, gli spazi verdi urbani rappresentano il 67% della superficie comunale e la copertura di alberi è pari al 24%. Si potrà dunque continuare a cementificare a norma di legge.

Sparisce inoltre l’obbligo di “incorporare” negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi gli obiettivi UE. Traduzione: il ripristino della natura nelle città diventa essenzialmente teorico. Inoltre, l’ “ecosistema urbano” si restringe tendenzialmente alle zone urbanizzate: nei  sobborghi e in  periferia, non è più necessario salvaguardare verde ed alberi.

Come se non bastasse, i dati sul consumo di suolo che ISPRA ha diffuso pochi giorni fa dimostrano che l’Italia di fatto sta già violando il regolamento sul ripristino della natura, anche se sarà possibile dimostrarlo solo nel 2030. Infatti nei centri urbani si continua a cementificare anche se fra quattro anni il verde e le alberature dovranno avere la stessa estensione che avevano nel 2024.

Fuori dalle città, il piano prevede oltre 2.000 interventi locali. Andrebbero analizzati uno per uno. Balza agli occhi che con una certa frequenza mirano a “contenere” o addirittura “eradicare” le  specie  aliene.

Sono animali e vegetali di altri continenti, come lo scoiattolo grigio americano e l’albero chiamato ailanto. Non hanno nemici naturali e, una volta fatti arrivare magari accidentalmente, si diffondono a dismisura.

È vero che rubano spazio e cibo alle specie nostrane: però i tentativi di “contenimento” ed “eradicazione” sono di regola impresa vana, cioè uno spreco di denaro pubblico a vantaggio degli appaltatori.

Da sempre gli esseri umani tentano di sterminare specie sgradite. I  topi e le  blatte (quelle che infestano le città appartengono soprattutto a specie aliene) dimostrano gli scarsi risultati di questi sforzi.

Il ripristino di un ambiente naturale e la creazione di condizioni favorevoli alle specie nostrane sono ben altra cosa rispetto alla semplice “eradicazione” degli  alieni.

Su quest’ultima insiste il governo Meloni. Che farebbe meglio, invece, a studiare i processi ecologici.

Immagine generata con AI

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