Il sindaco delle buone intenzioni percorre la via dell’infermo climatico. La Roma di Gualtieri è una città fossile. È la città del gas metano.
Lo dice la classifica stilata da Greenpeace: qui un riassunto in italiano per la parte relativa a Roma. La classifica analizza le politiche di 15 capitali europee a proposito della decarbonizzazione del riscaldamento degli edifici, ovvero a proposito delle emissioni climalteranti conseguenti ai sistemi di riscaldamento in uso nelle città.
A Roma domina il riscaldamento a gas. Per questo, Greenpeace la colloca al penultimo posto fra 15 capitali per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento.
Ai primi posti in classifica ci sono, nell’ordine, Stoccolma (91,8 punti su 100); Parigi (83,5); Vienna (81,4). Roma, appunto quattordicesima, totalizza solo 49,8 punti, in parte dovuti alle dichiarazioni di intenti anziché alle politiche concrete. Bucarest è dietro a Roma soltanto per un soffio, con 49 punti.
La classifica di Greenpeace relativa alla transizione delle città verso sistemi di riscaldamento senza combustibili fossili rileva che a Roma “il gas fossile rimane ampiamente utilizzato per il riscaldamento e l’acqua calda. Inoltre, la città “non ha una scadenza pubblica a livello cittadino per porre fine al riscaldamento fossile”
Le dichiarazioni di intenti che hanno evitato a Roma una figura ancora peggiore sono quelle relative alla strategia di ristrutturazione edilizia. Essa, scrive Greenpeace, “punta alla sostituzione progressiva del gas con pompe di calore, isolamento termico, energia solare e soluzioni geotermiche”. Questo però “non si è ancora tradotto in una transizione concreta a livello cittadino”.
La dura realtà dei fatti è che Roma non ha “un piano termico territoriale dedicato” all’eliminazione dei combustibili fossili dal riscaldamento degli edifici. Inoltre, “la concessione a lungo termine per la distribuzione del gas ATEM Roma 1 aggiunge incertezza sul ritmo con cui la rete del gas fossile verrà smantellata”.
Scomponendo la classifica nelle voci che compongono a formarla, Roma totalizza un discreto risultato – 75 punti – solo per le politiche, cioè per le dichiarazioni di intenti. Per le emissioni, cioè per i risultati, il punteggio è pari a un miserrimo 28. Per la transizione nel settore del riscaldamento ha racimolato 42 punti; governance 59; equità sociale – altra vergogna – solo 50.
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