La Commissione europea critica il governo Meloni per non aver inserito il cappotto termico fra gli interventi che beneficeranno dei fondi UE per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Soprattutto, impone di ovviare a questa – diciamo – bizzarra dimenticanza.
Emerge dalla risposta all’interrogazione che ho presentato insieme ai colleghi M5S Valentina Palmisano, Mario Furore, Danilo Della Valle.
Il cappotto termico consiste nella coibentazione dell’involucro di un edificio (in genere le pareti esterne e i tetti) per evitare la dispersione del calore in inverno, o il suo ingresso in estate. È considerato una delle opere più importanti, se non la più importante in assoluto, per migliorare il comfort riducendo le spese per il riscaldamento e il raffrescamento.
La decisione italiana di escluderlo dagli interventi finanziabili con fondi UE può davvero sembrare un tentativo di svuotare di significato l’obbligo di migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Si può leggere in quest’ottica l’inusuale franchezza della risposta all’interrogazione.
Essa, infatti, infrange una regola non scritta della Commissione europea. Quella di ammantare di silenzio e segretezza le discussioni con gli Stati membri a proposito del modo nel quale questi ultimi attuano (o non attuano) la legislazione UE.
Secondo il tono abituale, la risposta all’interrogazione avrebbe contenuto frasi tipo: “Abbiamo avviato un dialogo con le autorità nazionali”.
E invece no. La risposta dice chiaro e tondo che la Commissione europea ha trasmesso all’Italia osservazioni ufficiali sull’esclusione del cappotto termico. Lo ha fatto sottolineando “i principi dell’ energy efficiency first [l’ efficienza energetica al primo posto, ndr] e della neutralità tecnologica”. Quest’ultima significa che, secondo Bruxelles, le politiche pubbliche non devono favorire tecnologie specifiche.
I contributi UE per migliorare l’efficienza energetica degli edifici derivano anche dal Fondo sociale per il clima. Offre contributi ai cittadini disagiati e alle microimprese per aiutarli, fra l’altro, a migliorare l’efficienza energetica degli edifici.
L’Italia può distribuire 9,35 miliardi nel periodo 2027-2032: circa1,3 miliardi all’anno. Per farlo, ha dovuto presentare alla Commissione europea il Piano sociale per il clima, spiegando come intende spendere i soldi.
Fra gli interventi previsti dall’Italia figurano, ad esempio, la sostituzione degli infissi e dei sistemi di riscaldamento. Non però il cappotto termico, giudicato troppo costoso.
Se l’involucro di un edificio rimane inefficiente, l’edificio stesso costituisce un colabrodo energetico. Si spreca energia e si spende più del necessario; impianti e serramenti, pur se nuovi e all’avanguardia, possono fornire un contributo assai parziale.
Immagine generata con AI




