L’accordo fra Trump e Putin per il diesel? Solo l’antipasto. Gli USA vogliono anche il controllo del gasdotto Nord Stream

Il tanto sbandierato accordo fra Trump e Putin per il diesel è quasi irrilevante dal punto di vista economico. Riguarda un quantitativo, diluito in tre mesi, pari complessivamente all’incirca ad appena quattro giorni di consumo statunitense. Basta considerare che gli USA consumano 3,6 milioni di barili di diesel al giorno e calcolare le equivalenze fra tonnellate di diesel (alle quali è riferito l’accordo) e barili di diesel. L’accordo è invece molto significativo dal punto di vista politico.

Conferma infatti la disponibilità e la volontà degli USA a commerciare prodotti energetici con la Russia, mentre l’UE si ostina con sempre nuove sanzioni dannose per noi e utilissime agli altri.

Non solo. Lo affermavo in plenaria ormai un anno e mezzo fa e lo confermano notizie di stampa recenti. Gli USA sono interessati a prendere il controllo del gasdotto Nord Stream. Il video si riferisce ad un mio intervento a Strasburgo nel maggio 2025.

È noto da anni l’interesse statunitense nei confronti dei gasdotti (non solo Nord Stream) dalla Russia verso l’UE.  La cosa non ha mai avuto adeguata eco sui media italiani. Tantomeno ha avuto eco la denuncia pubblica che feci a Strasburgo.

Significa che, in un futuro non lontano, il gasdotto Nord Stream potrebbe essere ripristinato con investimenti statunitensi. L’UE riprenderebbe ad acquistare gas russo, ma senza avere rapporti commerciali diretti con la Russia.  L’acquisto avverrebbe attraverso l’intermediazione degli USA. Questi ultimi sarebbero in grado di determinare quantità e prezzo delle forniture.

Più recentemente su questo ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea.

Gli USA, grazie ai geni della politica UE – Governi e Commissione europea – sono già diventati determinanti per le ormai vitali forniture all’UE di gas liquefatto e di prodotti petroliferi. Se acquisissero anche la gestione del gasdotto Nord Stream, l’UE si troverebbe in condizioni di completo vassallo energetico e non avrebbe neppure la possibilità di cercare alternative.

Ormai un anno e mezzo fa concludevo il mio intervento a Strasburgo – vox clamantis in deserto – con un ironico “Forse non ci stiamo muovendo in maniera molto intelligente”. Oggi mi viene da dire: “Nemo propheta ”, né in patria, né all’estero.

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