Crisi dell’energia conseguente alla guerra nel Golfo Persico e alla chiusura dello stretto di Hormuz, il governo Meloni ha una pessima idea. Si aggiunge alle pessime idee dell’UE, come quella di fare completamente e definitivamente a meno del gas russo presa qualche settimana fa.
Mai decisioni simili si sono rese così platealmente suicide tanto rapidamente.
L’articolo 9 del cosiddetto decreto bollette, che il governo Meloni ha varato il 20 febbraio scorso, prevede la vendita entro il 26 settembre del gas custodito negli stoccaggi italiani. Scopo dichiarato: abbassare i prezzi a vantaggio non dei cittadini, ma delle industrie energivore.
Lo scenario dei mesi scorsi e ancora più di quello attuale dovrebbe suggerire di far scorta di gas e di usarlo con saggezza e parsimonia per conservarlo il più a lungo possibile: non certo di venderlo. Ma il Governo non dà segni di volersi ricredere.
Anche le scelte dell’UE in materia di energia sono così folli da consigliare di tenerci ben stretto il gas che Giorgia Meloni vuole vendere.
Infatti l’UE, invece di sviluppare e programmare rapidamente lo sviluppo ulteriore di rinnovabili e sistemi di accumulo, che potrebbero averci già dato una maggiore quota di autonomia energetica liberandoci progressivamente dai conflitti per l’energia e dalla volatilità di prezzi sempre in crescita, si è affidata (e affida i suoi cittadini) al gas liquefatto di Paesi come gli USA e il Qatar, tutti e due coinvolti dalla guerra nel Golfo Persico.
Forniscono, rispettivamente, il 60% e il 7% delle importazioni UE. In particolare, è del Qatar il 30% del gas liquefatto importato in Italia.
Il gas del Qatar non arriva più. Sembra, almeno a livello UE, una percentuale modesta? Forse, ma il suo venir meno è ampiamente sufficiente per scatenare folli aumenti di prezzo e conseguenti ristrettezze per chi non può permettersi di pagarlo.
A questo proposito, bisogna considerare anche il quadro complessivo.
Passava dallo stretto di Hormuz circa il 20% delle forniture mondiali di gas liquefatto e di petrolio. Ora attraversano Hormuz solo poche petroliere. Quelle dei Paesi in buoni rapporti con l’Iran, come la Cina.
Anche se la guerra nel Golfo Persico finisse domani mattina, anche se lo stretto di Hormuz riaprisse subito (ipotesi purtroppo improbabili), le infrastrutture per l’estrazione e la lavorazione degli idrocarburi hanno subito danni tali che, per ripararli, non basteranno certo tre giorni di lavoro e una manciata di chiodi.
Il Qatar, ad esempio, ha fatto sapere che ci vorranno fino a cinque anni per rimettere in piedi gli impianti distrutti dai bombardamenti e tornare ad esportare gas liquefatto come prima della guerra.
Come se non bastasse, l’UE non vuol ricredersi sullo stop alle importazioni di gas russo, nonostante le sollecitazioni di Paesi come il Belgio.
In Italia a questo proposito all’interno del M5S già nei mesi scorsi si sono levate la mia voce e quella di Danilo Della Valle. Più recentemente si sono aggiunti il collega Gaetano Pedullà e la deputata Chiara Appendino.
Niente da fare. Da mercoledì 18 marzo sono fuorilegge i contratti per l’acquisto di gas russo stipulati o modificati dopo il 25 giugno scorso. Da fine 2027, ogni importazione sarà vietata.
Le scorte UE di gas hanno toccato un minimo mai visto da anni. Riempire gli stoccaggi in primavera-estate per far fronte all’inverno 2026-27 sarebbe stato difficile anche se non fosse scoppiata la guerra. Figuriamoci in questo nuovo scenario.
L’Italia è uno dei pochissimi Stati UE ad avere ancora gas: gli stoccaggi sono pieni per il 44% circa. Quel gas che il governo Meloni vuole vendere può essere di importanza vitale per superare il prossimo inverno. Secondo l’analisi del centro studi di Camera e Senato, si tratta di un miliardo di metri cubi.
L’esame del decreto bollette è ora in corso alla Camera in vista della conversione in legge. Il M5S ha presentato emendamenti per impedire la vendita del gas degli stoccaggi. Non sono ancora stati pubblicati. Quando avverrà, potranno essere consultati qui.




