Le scorte sono ridotte al lumicino, sull’UE incombe la crisi del gas

Il freddo e il ghiaccio che ostacolano l’arrivo del le navi gasiere sono uno degli ingredienti della crisi del gas che incombe sull’UE. Le scorte di gas custodite negli stoccaggi sono molto basse e si assottigliano ogni giorno che passa. La fine dell’inverno è ancora lontana.

Al momento, non ci sono ripercussioni dirette sui prezzi. È però verosimile che si producano.

In questo periodo dell’anno, in passato, gli stoccaggi di gas dell’Unione europea erano pieni complessivamente, in media, per il 50% circa. Mentre scriviamo, il dato più recente è relativo all’altro ieri, lunedì 16 febbraio: stoccaggi UE pieni in media solo per il 33%, ed in alcuni Paesi la situazione è ormai drammatica, sebbene se ne parli poco.

Negli stoccaggi tedeschi – i più grandi dell’UE – è rimasto solo il 22% del totale. In quelli olandesi, appena il 14%.

L’Italia è ancora al 50%. Ma se un Paese dell’Europa settentrionale o centrale dichiarerà ufficialmente lo stato di crisi, potranno scattare obblighi di solidarietà che comporteranno restrizioni ad alcuni consumi, come prevede il regolamento UE soprannominato SOS.

Le cause? Innanzitutto, la sciocca decisione di consentire deroghe all’obbligo di riempire almeno al 90% gli stoccaggi di gas alla vigilia dell’inverno, contro la quale a suo tempo avevo invano messo in guardia il Parlamento europeo.

Altre cause sono la rinuncia al gas russo, la dipendenza dal gas liquefatto statunitense consegnato dalle navi e la situazione meteorologica.

Soprattutto nell’Europa settentrionale e centrale, l’inverno è stato più freddo che negli ultimi anni. Di qui il maggior consumo di gas per il riscaldamento.

Inoltre, anche se i ghiacci artici – quelli del Polo Nord – quest’anno sono davvero ridotti ai minimi termini, la distribuzione attuale dei ghiacci è tale da rendere difficoltoso l’attracco delle navi gasiere in alcuni tratti del Mar Baltico.

Le navi gasiere dirette ai terminal tedeschi devono essere scortate da un rompighiaccio – che oltretutto si è guastato – e devono attendere un momento favorevole per accostare e scaricare il gas.

Se la stagione fredda finirà senza che la crisi del gas arrivi nell’UE ad un livello conclamato, il pericolo non sarà scongiurato. Potrà ripresentarsi, forse anche in modo più grave, nell’immediato futuro.

In inverno, ovvero nel periodo di maggior consumo, il gas degli stoccaggi assicura circa un terzo del fabbisogno e le scorte sono indispensabili per ammortizzare eventuali interruzioni delle forniture o improvvisi aumenti di prezzo. Tali scorte vengono accumulate dalla primavera all’autunno, quando il consumo è minore e il prezzo è abitualmente più basso.

Ma il prezzo del gas atteso nella primavera-estate 2026 è addirittura un po’ più alto di quello atteso per l’inverno 2026-27.

Quando arriverà la bella stagione, inoltre, le scorte degli stoccaggi UE dovranno essere ricostituite a partire da un livello molto basso. Si calcola che ci vorranno almeno 130 navi gasiere in più rispetto all’anno scorso.

L’operazione – per la quale come sempre l’UE si affida al mercato – si profila poco remunerativa. Che cosa accadrà se per questo non verrà effettuata?

Per l’Italia, inoltre, il governo Meloni sta preparando un ulteriore e grave rischio. La bozza del decreto bollette prevede che il gas accumulato negli stoccaggi venga rivenduto sul mercato per abbassare i prezzi, a vantaggio delle industrie energivore.

Se sarà così, anche il nostro Paese, che ora ha cospicue scorte, potrà trovarsi con stoccaggi semivuoti. In questo caso, c’è la concreta possibilità che, in vista del prossimo inverno, debba riempirli con difficoltà e con costi più elevati.

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