Tagliare le gambe alle CER, le comunità delle energie rinnovabili, attraverso una burocrazia impossibile e contraddittoria. Come se non bastasse il Governo, ci si è messa anche la Regione Lazio.
Così le CER laziali si sono riunite in un coordinamento e hanno lanciato un appello affinché non vengano dirottati altrove i fondi che erano destinati a loro ma che sono rimasti inutilizzati perché i vincoli per accedervi erano fra loro incompatibili. Qui il link per aderire.
L’appello sottolinea che le comunità delle energie rinnovabili sono importanti per una giusta transizione energetica collettiva.
Riassunto delle puntate precedenti. L’UE riconosce dal 2018 il diritto dei singoli e delle comunità ad autoprodurre, immagazzinare, autoconsumare e scambiare energie rinnovabili.
Il Governo italiano ha pubblicato il decreto attuativo per le CER solo nel 2024, con anni di ritardo. Ha seminato chiodi burocratici sulla loro nascita. Poi, nell’ordine: ha promesso finanziamenti attraverso il PNRR, ma con vincoli tali da renderli inaccessibili in buona parte dell’Italia; si è impegnato ad allargare le maglie dei finanziamenti; in realtà ha “rimodulato” questi stessi finanziamenti tagliandone via quasi i due terzi: da 2,2 miliardi, la cifra è scesa ad 800 milioni
La Regione Lazio non è stata da meno. Come si legge nell’appello lanciato dalle CER, il suo bando del gennaio 2025 (finanziamenti per 14 milioni) prevedeva “requisiti inaccessibili: soglie e vincoli economici incompatibili, vincoli normativi troppo complessi”.
Così sono state presentate due sole domande, per meno di 500 mila euro.
Che cosa fa a questo punto la Regione? Dà ascolto alle CER e riscrive il bando? Macché. Dirotta le risorse verso il fabbisogno energetico delle imprese, abbandonando i cittadini.
Di conseguenza, le CER laziali chiedono il ripristino di una linea di finanziamento con “criteri proporzionati, compatibili con la natura civica e associativa” delle comunità per l’energia.
Nel loro appello, le CER sottolineano che esse danno la possibilità di produrre energia rinnovabile localmente, riducendo investimenti infrastrutturali, e di condividere i benefici economici e sociali dell’energia rinnovabile, contrastando la povertà energetica.
Con i tempi che corrono, effettivamente le bollette sono diventate un incubo per moltissimi cittadini. Le comunità dell’energia possono essere una soluzione: ma solo a patto che le istituzioni non gli taglino le gambe.




