Un baraccone europeo. Lussi e vuoti abissali di Frontex, l’agenzia che fronteggia la crisi migranti

Praticamente, un baraccone europeo. Il Bureau of Investigative Journalism ha guardato i conti di Frontex, l’agenzia dell’UE con sede a Varsavia per il pattugliamento delle frontiere esterne il cui budget continua a gonfiarsi (143 milioni di euro in questo 2015) sull’onda della crisi dei migranti.

Sotto la luccicante vernice di un’istituzione in grado di fornire l’immagine di una risposta collettiva alla crisi dei migranti, l’inchiesta del Bureau rivela dei vuoti abissali. Frontex é capace di spendere 350 mila euro per organizzare la Giornata Europea della Guardia di Frontiera, invitando 800 ospiti. E’ capace di spendere 1,8 milioni di euro per traslocare in una sede prestigiosa, 22 mila euro per la festa di Natale dei 350 dipendenti e 17.500 euro per acquistare quattro poltrone di cuoio: nonché migliaia e migliaia di euro in portachiavi personalizzati, penne di gran marca e simile merchandising.

Tuttavia, anche se in bilancio ci sono 20 milioni all’anno per stipendi e assegni familiari, Frontex in linea generale non dispone direttamente di uomini e soprattutto di mezzi per i compiti operativi. Prende in affitto navi, aerei ed equipaggi dagli Stati (non solo da quelli che fanno parte dell’UE), di solito per periodi brevi o brevissimi: un particolare che complica non poco la gestione pratica delle attività.

Soprattutto, Frontex prende in affitto uomini e mezzi solo quando ci riesce. Infatti nel 2008-14 ha restituito 350 milioni di euro che erano a bilancio, ma che non é stato in grado di spendere. Fin qui l’inchiesta del Bureau, ma c’è altro: non é detto che, quando Frontex affitta dei mezzi, essi siano anche utili. Un medico di Sea Watch, un’iniziativa privata tedesca per soccorrere i migranti nel Canale di Sicilia, ha dichiarato a Deutsche Welle che in questo momento Frontex, per pattugliare le coste italiane, ha a disposizione fra l’altro navi da guerra tedesche, britanniche e irlandesi: dal momento che non é in corso una guerra, dice il medico, esse trascorrono la maggior parte del tempo in porto. E le barche che si spingono effettivamente in mare si fermano a 150 miglia dal punto in cui i migranti muoiono.

L’inchiesta del Bureau si concentra soprattutto sul bilancio di Frontex. Ma non vanno dimenticate due cose. Primo, lo “sforzo europeo” per finanziare l’operazione Triton di Frontex, cioé per il pattugliamento del Canale di Sicilia, non regge il paragone con quanto l’Italia faceva da sola nella stessa area attreaverso l’operazione Mare Nostrum. Secondo, l’obiettivo di Mare Nostrum era salvare le vite in acque internazionali, mentre Frontex e Triton si concentrano sul pattugliamento. Anzi: il Bureau riporta dichiarazioni ufficiali secondo le quali Frontex ha dovuto cancellare alcune missioni di salvataggio in mare perché non sapeva dove portare i migranti.

Altri compiti di Frontex riguardano i rimpatri di coloro che non hanno ottenuto asilo nell’UE: 15.500 persone dal 2006 al 2014. Finora ha collaborato ai rimpatri organizzati dagli Stati UE ma si accinge a prendere la guida delle operazioni. Per usare le garbate parole contenute in un rapporto dell’Ombudsman, il difensore civico europeo, le pratiche adottate per i rimpatri hanno margini di miglioramento. Frontex si difende dicendo che, in nove anni, nessuno dei rimpatriati ha mai sporto reclamo.

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