Referendum sull’euro & “New Deal 4 Europe”. Due occasioni di partecipazione diretta nelle vicende dell’UE

Il referendum consultivo sull’euro e il “New Deal 4 Europe”: due occasioni di partecipazione diretta nelle vicende che riguardano l’UE.  Già molto si è detto e scritto a proposito dell’eventualità che l’Italia torni ad usare una moneta nazionale (a proposito: solo ora si è saputo che nei giorni peggiori della crisi finanziaria 2012 Olanda e Germania prendevano in seria considerazione l’ipotesi di farlo davvero).

Il “New Deal 4 Europe” é un ECI (European Citizen’s Initiative, “Iniziativa dei Cittadini Europei”). Si tratta di uno strumento previsto dal Trattato di Lisbona: i cittadini europei possono chiedere alla Commissione Europea di intraprendere un’azione legislativa su un determinato tema, a patto di raccogliere almeno un milione di firme in almeno un quarto degli Stati membri dell’UE. Impresa difficile ma non impossibile: la prima ECI di successo è stata quella per il diritto all’acqua potabile.

Il “New Deal 4 Europe” chiede un piano straordinario di investimenti richiesto alla Commissione Europea per aprire una via d’uscita ecologica alla crisi e ai parametri finanziari (così amati dalla Commissione stessa) che strangolano l’economia europea. Lo ho firmato e lo sostengo, e invito chi lo ritenga una possibile via, a fare altrettanto: le sottoscrizioni si raccolgono on line. Il fiore e l’ape  che compaiono sia in questa pagina sia, da qualche tempo, nella colonna di destra del blog costituiscono una delle immagini scelte per rappresentare l’iniziativa.

Il “New Deal 4 Europe” sollecita l’UE a stanziare 400 miliardi di euro in tre anni per un programma straordinario di investimenti pubblici destinati innanzitutto alla produzione e al finanziamento di beni pubblici europei (energie rinnovabili, ricerca, innovazione, reti infrastrutturali, agricoltura ecologica, protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale) e poi alla creazione di un fondo europeo straordinario di solidarietà per nuovi posti di lavoro destinati soprattutto ai giovani.

Il “New Deal 4 Europe” chiede di finanziare questi investimenti soprattutto attraverso una carbon tax (la tassa sulle emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra) e una tassa sulle transazioni finanziarie: basta una percentuale ultraminima su ogni operazione perché, in quella sala scommesse abitualmente chiamata “mercato”, i capitali finanziari si muovono ininterrottamente, vorticosamente alla ricerca del massimo profitto. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la vera economia e non si traduce in veri investimenti. I guadagni possono essere ingentissimi, la tassazione è assente.

Anche il nuovo presidente della Commissione Europea Juncker, presentandosi davanti al Parlamento Europeo, ha promesso un piano straordinario di investimenti: 300 miliardi di euro per rilanciare l’economia. Ma il piano di Juncker é aria fritta (un puro esercizio di ingegneria finanziaria su soldi inesistenti, scrive in sostanza l’autorevolissima agenzia di stampa Reuters) perché mira esplicitamente ad evitare qualsiasi aumento del debito pubblico, come ha appurato l’autorevole Brussel Blog del Financial Times: si limiterà a seminare inviti pecuniari agli investitori privati. Ammesso e non concesso che essi accorrano, interverranno semmai là dove il rischio è minimo. Cioè in Germania (la cui economia gode di solida fama) e non in Grecia, in Italia o in Spagna: non nei Paesi che ne avrebbero davvero bisogno.

Al contrario il “New Deal 4 Europe” punta ad investimenti pubblici in direzione di un’economia sostenibile (investimenti veri, e non come quelli dei mercati finanziari o di Juncker) sono indispensabili per la transizione verso un nuovo paradigma. Sia la scienza sia l’economia hanno dimostrato che il paradigma attuale, basato sulla crescita economica infinita, non funziona. Il paradigma della crescita infinita era fondato sull’abbondanza di energia, cibo, risorse naturali a buon mercato: ora é iniziata la fine dell’abbondanza e i prezzi sono in aumento. La crisi dell’energia e la crisi delle risorse sono la radice dell’attuale crisi economica e finanziaria; ad essa si sommano la crisi ecologica, la crisi climatica, la crisi sociale. Una tempesta perfetta.

Per evitare di esserne travolti, bisogna percorrere una nuova strada. Bisogna tenere conto dei limiti fisici del nostro pianeta, ricongiungere i luoghi di produzione e di consumo riducendo i viaggi intorno al mondo delle persone e delle merci, valorizzare i mercati locali anzichè il mercato globale, raggiungere una vera transizione energetica per fare a meno delle energie fossili, ripristinare l’assetto idrogeologico e la fertilità del terreno coltivabile, costruire la società delle energie rinnovabili basata sul riuso e il riciclo.

Il “New Deal 4 Europe” sicuramente non sarà in grado di risolvere tutte queste sfide, ma perlomeno è in grado di muovere i primi passi nella giusta direzione

Ho espresso questi concetti al circolo “Palombella” di Bruxelles (formato da italiani residenti nella città) durante la serata di presentazione del “New Deal 4 Europe”. Guarda il video.

 

Referendum sull’euro & “New Deal 4 Europe”. Due occasioni di partecipazione diretta nelle vicende dell’UE ultima modifica: 2014-11-25T09:52:29+00:00 da Dario Tamburrano