Amiata. Quando la geotermia non è rinnovabile

I nostri emendamenti alla direttiva rinnovabili per impedire che impianti sporchi come quelli dell’Amiata continuino a ricevere gli incentivi destinati alle energie pulite

Nell’ambito del nostro lavoro nella commissione ITRE (energia, industria e ricerca) del Parlamento Europeo per la nuova direttiva rinnovabili, abbiamo presentato emendamenti specifici sulla geotermia, che nel testo proposto dalla Commissione Europea è inserita fra le energie rinnovabili senza se e senza ma.

Anche la direttiva rinnovabili del 2009 – quella ancora in vigore – inserisce la geotermia fra le rinnovabili. Ma noi sappiamo che non sempre lo merita. Anzi. Le vere energie rinnovabili non inquinano e hanno emissioni di gas serra nulle. Invece centrali geotermiche come quelle del Monte Amiata, in Toscana, non solo rilasciano una quantità enorme di sostanze inquinanti dannose per la salute, ma emettono ben 693 grammi di anidride carbonica equivalente – i gas ad effetto serra – per kWh di elettricità: una quantità superiore rispetto all’elettricità prodotta a partire da un combustibili fossile come il gas naturale.

Se i nostri emendamenti verranno approvati, l’energia prodotta da impianti di questo genere non sarà più considerata rinnovabile. Non potrà quindi godere degli incentivi che la rendono profittevole e che in Italia arrivano fino a 209 euro al MWh (dati 2016).

I nostri emendamenti sulla geotermia portano i numeri 196, 349, 350 (tutti e tre in questo documento), 609, 665 (in quest’altro documento). Chiedono che l’energia elettrica prodotta dalle centrali geotermiche venga considerata rinnovabile solo se le emissioni di gas serra sono inferiori a 120 grammi al kWh.

Questa soglia corrisponde alla media pesata delle emissioni di anidride carbonica di tutte le centrali geotermiche del mondo, ed è stata calcolata nel 2011 dalla IEA, l’agenzia internazionale per l’energia. Il dato si trova a pag. 21 del suo documento “Technology roadmap. Geothermal heat and power”.

Le emissioni delle centrali geotermiche dipendono dalla tecnologia impiegata e dalle caratteristiche geologiche del sottosuolo. Negli impianti binari, le emissioni sono praticamente pari a zero: i fluidi geotermici non entrano mai in contatto con l’atmosfera. Gli impianti dell’Amiata invece sono di tipo flash: significa che i gas incondensabili contenuti nei fluidi geotermici vengono rilasciati in atmosfera.

Quando la IEA ha stabilito che la centrale geotermica “media” ha emissioni di gas serra pari a solo un terzo circa di quelle degli impianti dell’Amiata, quasi tutti gli impianti in funzione nel mondo erano di tipo flash (si veda il grafico a pagina 20 del già citato documento). Significa che emissioni consistenti come quelle dell’Amiata sono davvero rare.

Per considerare rinnovabile la geotermia sarebbe forse opportuna una soglia di emissioni più bassa dei 120 grammi per kWh di anidride carbonica equivalente che abbiamo fissato con gli emendamenti: sarebbe opportuna una soglia pari a zero. Tuttavia abbiamo preferito evitare qualsiasi effetto punitivo e ci siamo limitati ad una proposta di puro, inoppugnabile, pragmatico buonsenso, con l’obiettivo di coagulare sui nostri emendamenti la maggioranza dell’europarlamento.

Le emissioni di gas serra non esauriscono certo i problemi che possono essere legati alla geotermia. L’estrazione dei fluidi può causare subsidenza, indurre l’innesco di fenomeni sismici, determinare l’abbassamento della falda idropotabile e la sua contaminazione. Dalle centrali geotermiche flash dell’Amiata escono non solo gas serra, ma anche grandi quantità di mercurio, anidride solforosa, arsenico. La soglia per le emissioni di gas serra, tuttavia, è l’unico intervento possibile nell’ambito della nuova direttiva rinnovabili.

L’Arpat (l’agenzia per la protezione dell’ambiente della Regione Toscana) misura soltanto alcune delle sostanze contenute nelle emissioni delle centrali del Monte Amiata. Per avere un’idea del loro quantitativo annuo, si può fare riferimento all’elaborazione di dati Arpat 2007 contenuti in una delibera della Regione Toscana del 2010. All’epoca non era ancora in funzione la centrale Bagnore 4 ma era in funzione la centrale Piancastagnaio 2, successivamente chiusa. Le emissioni di anidride carbonica risultano pari a 852 tonnellate per GWh; arsenico, 0,15 chili per GWh; mercurio, 1,34 chili GWh; idrogeno solforato 4,4 tonnellate al GWh; ammoniaca, 620 tonnellate all’anno.

Le emissioni vengono misurate a valle dei filtri AMIS installati nelle centrali. I filtri tuttavia sono efficaci parzialmente, agiscono solo sull’idrogeno solforato e sul mercurio (in un solo impianto anche sull’ammonica), sono soggetti a rotture frequenti e non vengono riparati immediatamente. Secondo l’Atlante dei conflitti ambientali, le emissioni giornaliere delle centrali geotermiche dell’Amiata misurate dall’Arpat con filtri AMIS attivi sono pari a 918 tonnellate di anidride carbonica, 15 tonnellate di metano, 1322 chili di idrogeno solforato, 960 grammi di mercurio (che si accumula nell’ambiente e passa nella catena alimentare), 180 grammi di arsenico, 4389 chili di ammoniaca. Nel 2014 non era ancora in funzione la centrale Bagnore 4.

Nel 2016 i filtri AMIS si sono rotti ben 52 volte e nel corso della nostra visita del 15 luglio scorso abbiamo constatato di persona cosa capita in caso di malfunzionamento. Lo mostra la foto qui sotto. L’odore acre dell’idrogeno solforato già forte si è impennato facendoci lacrimare gli occhi e dando bruciori alla gola.

Immagine ripresa alle ore 19.25 del 15 luglio 2017 a Bagnore 4

Blocco Bagnore del 15-7-2017

In questo caso è stato diramato il comunicato qui a lato riportato (rottura alle ore 19 e ripristino dopo 8 ore della sola Bagnore 4 gruppo 1).

La soglia per le emissioni di gas serra, tuttavia, è l’unico intervento possibile nell’ambito della nuova direttiva rinnovabili.