Direttiva Rinnovabili: perché non basta il target del 35% votato oggi

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Il M5S voleva un 45% e obiettivi nazionali vincolanti. Ma non solo. Cosa è uscito dal primo voto dell’Europarlamento sulla direttiva che regolerà il settore.

Con il suo voto di oggi 28 novembre, la commissione ITRE (energia, ricerca ed industria) del Parlamento Europeo ha approvato a Bruxelles le modifiche alla proposta legislativa della Commissione Europea riguardante la direttiva UE sulle energie rinnovabili che guiderà lo sviluppo del settore fra il 2020 ed il 2030.

Il testo finale uscito dalla votazione, al momento in qui scriviamo, non é  ancora on line (lo linkeremo appena sarà disponibile), ma ha assunto una forma che noi del M5S non riteniamo soddisfacente poiché non corregge i principali difetti della pessima proposta della Commissione Europea.

TARGET AL 2030 INSUFFICIENTI

La commissione ITRE si è espressa a favore di un target pari al 35% di energie rinnovabili nell’UE entro il 2030 contro il misero 27% proposto dalla Commissione, ma è troppo poco rispetto al 45% che noi avevamo chiesto attraverso i nostri emendamenti  e che risulta essere indispensabile se si vogliono rispettare gli accordi di Parigi per contenere il riscaldamento globale, cui l’UE ha aderito con apparente entusiasmo.

MANCANZA DI OBIETTIVI NAZIONALI VINCOLANTI

Inoltre la maggioranza della commissione parlamentare ITRE ha votato affinché ogni Stato UE fissi autonomamente un proprio target nazionale non vincolante mentre noi ci siamo battuti per avere singoli target nazionali vincolanti per ogni Stato UE.

RISCHIO MANTENIMENTO DEI BIOCARBURANTI DI PRIMA GENERAZIONE

L’unico target nazionale vincolante – così almeno si é espressa la commissione ITRE – sarà quello relativo all’impiego del 12% di energia rinnovabile nei trasporti entro il 2030. Sostanzialmente, utilizzare biocarburanti che rispettino criteri di sostenibilità (niente olio di palma dal 2021). C’é tuttavia la possibilità reale che per raggiungere questo obiettivo si finiscano per impiegare quantità consistenti dei cosiddetti biocarburanti di prima generazione: quelli prodotti a spese delle colture alimentari, che la commissione parlamentare ENVI (ambiente) ha cercato di limitare quando si é espressa sulla direttiva rinnovabili per evitare che si affamino gli uomini per nutrire i serbatoi delle auto.

ECCESSIVO RUOLO DEL MERCATO

La commissione ITRE, inoltre, non ha modificato il principio di affidare essenzialmente al mercato lo sviluppo delle energie rinnovabili che é contenuto nella proposta legislativa della Commissione Europea: gli incentivi statali alla produzione di energia rinnovabile rimangono facoltativi (noi chiedevamo che fossero obbligatori), basati sul mercato e – fortunatamente fatta eccezione per i piccoli produttori – assegnati attraverso il meccanismo delle aste.

ENERGIA DA RIFIUTI

Per quanto riguarda la problematica dell’energia prodotta bruciando i rifiuti: noi volevamo che l’etichetta di “rinnovabile” le fosse tolta senza se e senza ma; l’etichetta invece – così ha votato ITRE – resterà all’energia prodotta bruciando le impurità presenti nella raccolta differenziata. Nota positiva chealmeno in base al voto di ITRE, sarà vietato produrre energia rinnovabile bruciando rifiuti che potrebbero essere invece riciclati. È già qualcosa.

PERDITA PRIORITÀ DI DISPACCIAMENTO

Con la nuova direttiva come è stata votata oggi, l’energia rinnovabile perde la priorità di dispacciamento, cioé il diritto ad essere immessa nella rete elettrica con diritto di precedenza rispetto all’energia prodotta a partire dai combustibili fossili. Noi vogliamo mantenere la priorità di dispacciamento, ma i nostri emendamenti non sono stati neanche presi in considerazione: la partita su questo punto si giocherà nella direttiva e nel regolamento relativi al mercato interno dell’energia elettrica (i link rimandano alle proposte della Commissione Europea che sono ancora in corso di esame).

LE NOTE POSITIVE E IL NOSTRO VOTO

La tentazione di votare contro il testo finale è stata grande. Ci ha portato a optare per l’astensione il fatto che, nonostante le numerose note negative e insoddisfacenti, il testo è comunque molto migliorativo rispetto alla proposta della Commissione, e noi del M5S abbiamo ottenuto delle vittorie assai significative, sia in materia di geotermia (dettagli qui), che di regole a favore dei piccoli produttori e consumatori di rinnovabili (dettagli qui). Su queste due questioni, con perserveranza e pazienza, abbiamo portato dalla nostra parte la maggioranza dei colleghi. Altro fatto positivo, particolarmente importante per il nostro paese e che abbiamo sostenuto con forza, è che sarà vietato rivedere retroattivamente gli incentivi al ribasso, come invece hanno fatto l’Italia ed altri Stati UE.

I PROSSIMI PASSAGGI

Il voto di oggi rappresenta la prima presa di posizione dell’Europarlamento e costituisce la base a partire dalla quale, probabilmente nel corso del mese di gennaio, si esprimerà l’assemblea plenaria di Strasburgo. In quella sede sarà possibile modificare, attraverso l’approvazione di emendamenti, quanto é stato votato oggi dalla commissione ITRE. Tenteremo nuovamente, tra le altre cose, di alzare il target al 2030, istituire target nazionali vincolanti, rendere obbligatori gli incentivi e impedire che la combustione dei rifiuti di ogni tipo possa essere considerata energia rinnovabile.

Il testo che verrà approvato dalla plenaria servirà come base per i negoziati con il Consiglio UE – l’altro co legislatore europeo – durante i quali la nuova direttiva rinnovabili assumerà la veste definitiva.

Vi terremo informati come sempre sui vari prossimi passaggi.

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Direttiva Rinnovabili: perché non basta il target del 35% votato oggi ultima modifica: 2017-11-28T16:52:11+00:00 da Dario Tamburrano
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