Efficienza energetica nell’edilizia, un bicchiere più vuoto che pieno

Anche se ha detto sì alle nostre idee su “tetti verdi” e qualità dell’aria indoor, la commissione parlamentare ITRE ha bocciato la nostra proposta di esentare dal patto di stabilità gli investimenti per ridurre i consumi di energia.

Anche se ha accolto varie idee dei nostri emendamenti, fra cui i “tetti verdi” (cioè coperti di vegetazione) per migliorare l’isolamento termico degli stabili, la commissione parlamentare ITRE (industria ed energia) ha bocciato la scorsa settimana la più importante delle nostre richieste: quella di non conteggiare come deficit pubblico gli investimenti per l’efficienza energetica degli edifici.

Durante le votazioni sulla proposta di direttiva formulata dalla Commissione Europea a proposito dell’efficienza energetica nell’edilizia, i ciechi sacerdoti del rigore a tutti i costi uniti nell’inciucio europeo fra centrodestra (PPE) e centrosinistra (S&D- Socialisti) hanno detto di no all’emendamento numero 472, cofirmato dai colleghi David Borrelli ed Eleonora Evi, che mirava ad offrire agli Stati UE la possibilità di dribblare almeno alcuni dei più deleteri aspetti dell’austerity.

Mentre scriviamo, i documenti relativi al voto sono ancora disponibili sul sito della commissione solo in inglese. La direttiva costituirà  il quadro normativo per ridurre i consumi relativi ad elettricità, riscaldamento invernale, condizionamento estivo eccetera e fa parte del “winter package”, il cosiddetto pacchetto invernale sull’energia.

Il passaggio in commissione non ha corretto le due principali debolezze contenute nella proposta della Commissione Europea. La debolezza più grave é la finanziarizzazione dell’efficienza energetica. Quest’ultima diventa un prodotto all’interno del mercato dei mutui UE: più che agli accorgimenti concreti per diminuire il consumo di energia negli edifici, l’efficienza energetica nell’edilizia è affidata agli APE, “attestati di prestazione energetica”. Sono dei semplici pezzi di carta (in Italia si acquistano on line) facilmente gestibili dagli istituti di credito.

La seconda debolezza, anch’essa gravissima, sta nel metodo per misurare le prestazioni energetiche. Bisognerebbe semplicemente calcolare l’energia necessaria – in base alla qualità di muri, finestre, protezioni solari eccetera – per ottenere il comfort all’interno di uno stabile: invece vengono fissati criteri confusi e labirintici che possono prestarsi a trucchetti statistici e che rischiano addirittura di peggiorare il trattamento delle rinnovabili generate dagli impianti legati agli edifici.

Così pure giudichiamo un errore che la commissione ITRE non abbia voluto seguirci in una visione globale che conduce con decisione verso città  – e non solo edifici – più sostenibili, più attente alle persone e meno inquinate. Un concetto, questo, che va a braccetto con l’idea di auto elettriche (Parigi vuole eliminare quelle a gasolio e a benzina entro il 2030) e di “mobilità dolce”: bici e bici elettriche, ma anche deambulatori, carrozzelle per portatori di handicap e carrozzine per bambini.

Abbiamo chiesto di far spazio alla “mobilità dolce” nei parcheggi degli edifici tramite l’emendamento numero 405, anch’esso cofirmato da Borrelli ed Evi e sostenuto dalla ECF (European Cycling Federation, Federazione Europea dei Ciclisti). La commissione ITRE l’ha respinto. Nello stesso modo la commissione non ha voluto seguirci nella richiesta di predisporre il 30% dei posti auto – come quelli condominiali – in vista della possibilità di ricaricare i veicoli elettrici mentre essi sono parcheggiati. La semplice predisposizione non avrebbe comportato certo oneri insopportabili per chi costruisce o ristruttura uno stabile e avrebbe enormemente facilitato l’istallazione delle colonnine di ricarica al momento opportuno.

Non solo. Hanno detto no perfino alla nostra richiesta che, venuto il momento di installare le colonnine, si scegliessero quelle bidirezionali: in grado cioè sia di accumulare nei “serbatoi” delle auto l’energia prelevata dalla rete elettrica, sia di immettere nella rete elettrica l’energia contenuta nei “serbatoi” (veichle to grid). Così facendo, ogni auto elettrica diventerebbe una sorta di batteria con quattro ruote e contribuirebbe al bilanciamento di una rete elettrica nella quale viene immessa una quantità crescente di energie rinnovabili, per loro natura discontinue. Si tratta di un sistema potenzialmente così efficiente da risultare temibile per le grandi aziende che si occupano di stoccaggio dell’elettricità: infatti sappiamo che hanno effettuato azione di lobby per bloccare l’emendamento.

Secondo il testo approvato in commissione ITRE, la ricarica dei veicoli elettrici dovrà essere garantita solo nel 10% dei posteggi annessi agli edifici non residenziali, con un’ulteriore ed importante eccezione al ribasso: le sedi delle piccole e medie imprese, che rappresentano il 99% del business europeo, non avranno obblighi di questo genere. Un’occasione perduta per accelerare la transizione a sistemi di mobilità più puliti ed efficienti.

Tuttavia il bicchiere  é anche un pochino pieno dato che sono emersi anche elementi positivi tali da averci indotto ad astenerci anziché a votare “no” all’insieme complessivo di modifiche che la commissione parlamentare ITRE suggerisce di apportare alla proposta di direttiva sull’efficienza energetica nell’edilizia formulata dalla Commissione Europea.

Uno di questi riguarda l’obbligo, da parte degli Stati UE, di ritagliare un ruolo chiaro per l’efficienza energetica nell’edilizia in vista del raggiungimento degli obiettivi generali UE di efficienza energetica e riduzione delle emissioni di gas serra. Altri elementi positivi sono i concetti dei nostri emendamenti che sono stati approvati dalla commissione ITRE:

  • le soluzioni naturali, come appunto i “tetti verdi” e i viali ombreggiati, sono in grado di migliorare il comfort e di ridurre la necessità di energia per riscaldamento invernale e condizionamento estivo. Peccato che non sia stata accolta la nostra richiesta di estendere il riconoscimento al ruolo dei “tetti bianchi”
  • quando si ristruttura un edificio per ridurre il consumo di energia, é necessario preoccuparsi anche della qualità dell’aria al suo interno ed é saggio cogliere l’occasione per rimuovere in sicurezza amianto ed altre sostanze nocive eventualmente impiegate quando fu costruito lo stabile
  • studiare rapidamente la fattibilità del “passaporto energetico” degli edifici: un documento con la storia degli interventi e i risultati ottenuti sotto il profilo della riduzione del consumo di energia, utile per conservarne la memoria nel corso dei decenni e per pianificare i passi futuri
  • introdurre gli One-stop-shop per l’efficienza energetica degli edifici: sono sportelli che rendono possibile ottenere tutte le informazioni in un sol colpo, evitando estenuanti pellegrinaggi burocratici

Il voto nella commissione parlamentare é solo il primo passo del lungo iter legislativo europeo. La proposta di direttiva sull’efficienza energetica dell’edilizia sarà sottoposta al voto dell’intero Parlamento Europeo, che poi dovrà mediare con il Consiglio UE (l’altro co legislatore europeo) per raggiungere una posizione comune. Solo a quel punto la direttiva assumerà la veste definitiva. Con l’impegno, da parte nostra, a cercare di riempire ulteriormente il bicchiere quasi vuoto e con la speranza che nessuno tenti invece di rovesciarlo.

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