Eredità di Chernobyl. L’Italia importa cibo radioattivo dall’Ucraina?

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Bacche, funghi, latte. Interrogazione alla Commissione Europea sugli scarsi controlli ora in vigore e sulla prospettiva che cessino del tutto con il 2020

Cibo radioattivo di Chernobyl, lo stiamo ancora mangiando e ne mangeremo ancora in futuro? La conseguenza del disastro nucleare avvenuto nel 1986 non riguarda solo la contaminazione del cibo che viene tuttora consumato in Ucraina (e già ciò non è poco) ma anche quello che viene importato nell’UE. Se non dovesse nel frattempo cambiare la legislazione europea, nel 2020 cesseranno anche i controlli molto parziali che ora vengono effettuati solo su prodotti animali, miele, funghi e bacche.

Abbiamo presentato un’interrogazione su questo tema. Il testo é in fondo a questo post. Il pensiero corre anche al tentativo della Commissione Europea di eliminare i controlli sulla radioattività del cibo proveniente dal Giappone dopo Fukushima.  Per quanto riguarda il cibo proveniente dall’Ucraina, il regolamento 733 del 2008 fissa dei limiti solo per la radioattività di cesio 137 e cesio 134. Significa che non esistono norme a nostra difesa rispetto, ad esempio, allo stronzio 90, che secondo Greenpeace contamina tuttora in modo preoccupante il grano prodotto in alcune zone dell’Ucraina. Non solo: il regolamento 1609 del 2000 fa sì che i limiti relativi a cesio 137 e cesio 134 valgano solo per pochi alimenti (appunto prodotti animali, miele, funghi, bacche) e il regolamento 1048 del 2009 prevede che questi limiti non siano più in vigore a partire dal 2020. Ciò significa che fra due anni dall’Ucraina potranno arrivare liberamente sulle nostre tavole mirtilli, funghi, latte, etc nei quali la radioattività é tuttora presente in quantitativi non indifferenti.

Quello che vogliamo sapere dalla Commissione Europea è se ritiene che gli scarsi controlli ancora in vigore siano sufficienti e come intende agire dopo il 2020.

L’interrogazione sul cibo radioattivo di Chernobyl nasce dalla risposta insoddisfacente che abbiamo ricevuto durante l’estate ad un’altra nostra interrogazione, quella presentata in maggio sulla centrale a biomassa di Ivankiv costruita in Ucraina con finanziamenti della ERBD (BERS secondo l’acronimo italiano), la banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo sostenuta dalle istituzioni UE. La centrale a biomassa brucia legno radioattivo e rimette in circolo la radioattività di Chernobyl sia attraverso il fumo sia attraverso le ceneri usate addirittura come fertilizzante nei campi. Volevamo sapere come ha potuto la ERBD finanziare un progetto così dannoso per l’ambiente, cosa intende fare la Commissione per proteggere la salute delle persone che vivono attorno all’impianto e quali misure sono in atto per impedire l’ingresso nell’UE di alimenti radioattivi dall’Ucraina.

La Commissione Europea ci ha risposto in sostanza che le prime due domande vanno rivolte all’ERBD e che la responsabilità dei controlli sulla radioattività degli alimenti importati é degli Stati membri.

Siamo perciò tornati alla carica con la seconda interrogazione: abbiamo fatto presente che la Commissione Europea é rappresentata nell’ERBD da un direttore esecutivo, il quale si consulta con la Commissione stessa a proposito dei progetti meritevoli di finanziamento, e abbiamo domandato se la Commissione gli suggerì di finanziare – oppure no – la centrale  di Ivankiv. Inoltre abbiamo sottolineato che i regolamenti UE prevedono solo controlli tutt’altro che completi sulla radioattività degli alimenti provenienti dall’Ucraina, e che essi sono destinati a cessare fra poco più di due anni: mentre invece l’eredità radioattiva di Chernobyl é ben lungi dall’esaurirsi. Ecco il testo dell’interrogazione. E’ stata cofirmata dai colleghi Eleonora Evi, Daniela Aiuto, Tiziana Beghin, Laura Agea e Fabio Massimo Castaldo.

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Eredità di Chernobyl. L’Italia importa cibo radioattivo dall’Ucraina? ultima modifica: 2017-10-04T00:23:21+00:00 da Dario Tamburrano
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