Bolletta elettrica italiana, il commissario Cañete risponde alla nostra lettera e promuove i prosumer

Il nuovo metodo di calcolo è iniquo e penalizza coloro che producono e consumano energia rinnovabile. L’UE vuole invece che i loro diritti siano garantiti

Bocciata l’architettura della bolletta elettrica italiana, iniqua ed ammazza rinnovabili. Promossi i prosumer, i produttori-consumatori di rinnovabili a favore dei quali stiamo costruendo una maggioranza all’interno dei Parlamento Europeo. Il Commissario Europeo ad Energia e clima, Miguel Arias Cañete, ha finalmente risposto alla lettera sulla bolletta elettrica italiana che gli avevamo indirizzato nel dicembre scorso insieme all’eurodeputato David Borrelli ed ai senatori Gianni Girotto e Gianluca Castaldi. Il testo completo che abbiamo ricevuto dal commissario é in fondo a questo post.

Con il primo gennaio 2016 l’Italia ha cominciato ad eliminare dalla bolletta elettrica la progressività, cioè il principio in base al quale chi consuma più energia, la paga proporzionalmente più cara. Ora la quasi totalità degli oneri relativi al funzionamento della rete elettrica non é più proporzionale alla quantità di energia consumata ma é spostata nella quota fissa che, insieme alle tasse, costituisce circa la metà della bolletta.

L’eliminazione della progressività dovrebbe proseguire fino al dicembre 2017, ma già fa sentire i suoi effetti sotto forma di rincari che continuano a colpire soprattutto chi consuma poca elettricità o consuma elettricità autoprodotta da fonti rinnovabili. Parallelamente vengono stabilizzati i guadagni delle grandi società che producono e distribuiscono energia.

Nella lettera del dicembre scorso, abbiamo fatto presente al commissario Cañete che la nuova architettura della bolletta italiana é in rotta di collisione con le direttive europee su efficienza energetica ed energie rinnovabili. Abbiamo anche segnalato al commissario il divieto divieto a costruire SDC (Sistemi di Distribuzione Chiusi) negli edifici non residenziali. I SDC sono indispensabili quando più utenti (ad esempio, i negozi di un centro commerciale) vogliono utilizzare l’energia rinnovabile prodotta da un unico impianto, come i pannelli solari situati sul tetto, e una direttiva UE chiede espressamente che nei nuovi edifici venga utilizzata energia rinnovabile prodotta sul posto.

Cañete si esprime con parole che non lasciano dubbi: l’UE indagherà sulla questione dei SDC; inoltre le tariffe elettriche basate sulla capacità di prelevare energia elettrica dalla rete (e non sull’energia effettivamente prelevata) non sono in contrasto con le direttive su rinnovabili ed efficienza energetica nella misura in cui esse non ostacolano le rinnovabili e l’efficienza energetica complessiva. In Italia – aggiungiamo noi – questi ostacoli esistono e la situazione é ulteriormente peggiorata con il Milleproroghe diventato legge a febbraio.

Importantissimo l’ultimo paragrafo della risposta. Cañete dice che le proposte legislative della Commissione Europea sull’architettura del mercato elettrico e sulla revisione della direttiva rinnovabili, attese per fine anno, mireranno a mettere in grado i cittadini e le comunità di produrre, consumare, stoccare, vendere energia rinnovabile. Dovrebbe proprio trattarsi – aggiungiamo noi – del posto al sole garantito per tutti i cittadini e per tutti i loro piccoli impianti, ossia del riconoscimento dei diritti dei prosumer (i produttori e consumatori di energia rinnovabile) che costituisce l’oggetto delle nostre ultime battaglie qui al Parlamento Europeo. Continueremo – va da sè – su questa strada: la risposta del commissario Cañete fornisce altre frecce al nostro arco.

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