Blockchain per l’energia. Nostro progetto pilota finanziato nel bilancio UE

E’ uno studio di fattibilità per applicare al mercato dell’energia la distributed ledger technology, la tecnologia blockchain usata per bitcoin e criptovalute. Finanziata anche una nostra azione per “svezzare” le economie locali legate al carbone

Due nostre idee – due nicchie di innovazione che riguardano l’energia – sono finanziate nel bilancio UE 2018 su cui si é espresso il mese scorso il Parlamento Europeo.

La prima che abbiamo concepito personalmente ed alla quale teniamo molto, si traduce in quello che le regole del bilancio UE chiamano un “progetto pilota”: si tratta di uno studio di fattibilità relativo all’applicazione della distributed ledger technology al mercato dell’energia. In pratica si tratta di impiegare la tecnologia blockchain (finora usata soprattutto per le criprovalute come il bitcoin) agli scambi di energia fra prosumer, spazzando via gli intermediari come gli operatori elettrici e finanziari ed i costi associati al loro ruolo.

Il rating della Commissione Europea per la nostra proposta ha preso il rating “A” (il massimo) perché, dice la stessa Commissione, é pienamente in linea con la proposta di direttiva sul mercato elettrico il cui iter legislativo é ora in corso e che, all’articolo 16, prevede un ruolo per le comunità locali dell’energia (lo prevede anche, aggiungiamo noi, la nuova direttiva rinnovabili, che incorpora il nostro lavoro a favore dei prosumer). Le comunità locali dell’energia, dice ancora la Commissione, sarebbero infatti i principali destinatari della tecnologia blockchain e di altre soluzioni informatiche basate sullo scambio fra pari.

L’impegno di spesa pari a 600.000 euro e per chi voglia saperne di più e addentrarsi in questo argomento ostico, in questo documento abbiamo preparato una panoramica su blockchain e distributed ledger technology; sulle reti sperimentali  in cui i prosumer, grazie ad applicazioni specifiche della blockchain, già si scambiano i kWh in eccesso autoprodotti con le rinnovabili; sulle piattaforme basate sulla blockchain per il commercio di energia.

La seconda idea é finanziata dal bilancio UE sotto forma di “azione preparatoria” con un budget di 2 milioni. La abbiamo proposta insieme ad esponenti dei gruppi parlamentari della GUE (sinistra), Verdi ed S&D (centrosinistra): si tratta di creare strumenti in grado di aiutare le comunità locali ad uscire da circuiti economici basati sul carbone, il combustibile fossile più sporco del mondo. Vale per le aree dell’Europa centrale in cui le miniere di carbone procurano ancora lavoro e pane, anche per il distretto ex minerario del Sulcis, in Sardegna, e per le 13 centrali elettriche a carbone situate in Italia.

Il budget 2018 dell’UE comporta spese per 160,6 miliardi di euro. Come prescrive l’articolo 54 del regolamento per il bilancio, le uniche spese possibili senza un preliminare atto legislativo sono quelle per i “progetti pilota”, destinati ad “accertare la fattibilità e l’utilità di un’azione” (al massimo 40 milioni all’anno), e quelle per le “azioni preparatorie” (50 milioni), che servono per elaborare proposte “in vista dell’adozione di azioni future”.

I parlamentari europei hanno proposto in totale 295 “progetti pilota” e 49 “azioni preparatorie”: complessivamente,  sarebbero costati oltre 459 milioni. Sono stati valutati e scremati dalla Commissione Europea – cui spetta il compito di attuarli – che ha assegnato loro le lettere dalla “A” (pienamente fattibile) alla “D” (non fattibile o già fatto in passato).

La gran parte delle valutazioni é in questo documento.

Successivamente é arrivata anche la “A” per gli strumenti destinati ad aiutare le comunità locali ad uscire da un’economia basata sul carbone.

Complessivamente, il bilancio UE 2018 finanzia solo 50 “progetti pilota” e 36 “azioni preparatorie”. In alcuni casi si tratta della prosecuzione di iniziative degli scorsi anni. I progetti e le azioni accolte sono elencati (anche se mescolati ad altre voci di spesa) in un emendamento presentato dalla commissione parlamentare BUDG (bilancio) ed approvato dall’assemblea plenaria di Strasburgo.

I documenti che hanno segnato la nascita dei nostri due progetti sono in fondo a questo post; quello relativo all’addio al carbone vi compare ancora con la veste di “progetto pilota” che indossava inizialmente.

Durante l’estate ha avuto ampia eco ed ha suscitato preoccupazione fra i prosumer italiani che desiderano disintermediare gli scambi di energia un articolo di ASPO Italia (l’associazione che si occupa del picco del petrolio) che descrive l’enorme quantità di calcoli effettuati dai computer, e dunque di energia elettrica, necessaria per tenere in piedi il bitcoin attraverso la tecnologia blockchain. Il bitcoin viene conseguentemente presentato come una catastrofe ecologica. E’ vero, ma é vero per il bitcoin: il risultato non può essere automaticamente esteso alle altre applicazioni della blockchain. Lo studio di fattibilità toccherà – si spera –  anche questo aspetto. Del resto, uno studio di fattibilità non servirebbe se già tutto fosse chiaro e assodato.

La procedura per approvare il bilancio UE é complessa e il documento finanziario 2018, nel suo insieme, non ci soddisfa: fra i suoi molti difetti, per fare un solo esempio, c’é l’ampio spazio concesso all’EFSI, il cosiddetto piano Juncker di investimenti “per rilanciare l’economia UE” che produce ben miseri frutti: infatti l’ufficialissima, prudentissima e paludatissima agenzia di stampa Reuters lo ha definito come un’operazione di ingegneria finanziaria senza effettivo impiego di pubblico denaro. Il bilancio UE é frutto di un accordo fra i grandi gruppi politici e l’iter legislativo successivo al passaggio parlamentare non ne modificherà, presumibilmente, gli aspetti sostanziali.

Per quel che qui ci riguarda più da vicino, di regola non si tocca neanche una virgola dei “progetti pilota” e delle “azioni preparatorie” volute dal Parlamento Europeo.

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