Pizzo di stato in arrivo nelle bollette dell’energia elettrica con la proroga delle concessioni per la distribuzione dell’energia elettrica.
Investire sulle reti elettriche è doveroso: favorisce l’elettrificazione, la riduzione dei costi energetici, la diminuzione della dipendenza geopolitica. L’asta delle concessioni, che sono in scadenza nel 2030, era l’ottima (ed ovvia) occasione per pretendere investimenti dai concessionari entranti.
Il governo Meloni ha invece scelto l’inusuale via della proroga in cambio di vaghi impegni di investimento. I concessionari uscenti e rientranti avranno rendite garantite senza rischi né spese, perché potranno scaricare il corrispettivo della proroga direttamente sulle bollette dei cittadini.
Infatti, anziché organizzare la gara per il rinnovo, con la legge di bilancio relativa al 2025 il Governo ha disposto (articolo 1, commi 50-53) che le attuali concessioni possano essere prorogate anche per vent’anni, a fronte della presentazione di fumosi piani di investimento. Ha inoltre disposto che i concessionari versino allo Stato un corrispettivo in cambio della proroga e che lo recuperino attraverso le bollette, maggiorato – oltretutto – della remunerazione prevista per gli investimenti infrastrutturali sulla rete elettrica.
Questo è un punto dolente. Dolentissimo. Significa che i cittadini non dovranno solo sborsare il corrispettivo. Dovranno anche aggiungerci pingui “interessi”.
La definizione del corrispettivo è affidata ad un decreto attuativo che – passato un anno e mezzo dalla legge di bilancio 2025 – deve ancora vedere la luce.
Sono invece noti gli “interessi”: o almeno, quelli attuali e quelli passati. La remunerazione prevista per gli investimenti infrastrutturali sulla rete elettrica è ora pari al 5,6%. Viene stabilita periodicamente da ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti, Ambiente. Negli ultimi anni è oscillata grossomodo fra il 5 e il 6%.
Praticamente, i concessionari verseranno un tot allo Stato in cambio della proroga. Il “tot” sarà facilmente rappresentato da molti miliardi. Attraverso le bollette, i concessionari recupereranno questi miliardi maggiorati presumibilmente del 5-6%.
La maggiorazione si aggiunge al compenso per il servizio di distribuzione dell’elettricità, che gli italiani pagano attraverso le bollette, alla voce “Spese di trasporto”.
Pochissime voci si sono finora levate a condanna o a commento. L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha duramente criticato la decisione di non effettuare le gare per il rinnovo delle concessioni, esortando a rendere le proroghe molto brevi.
Dal canto suo, l’ARERA ha proposto che le proroghe avvengano in cambio di investimenti sulle reti superiori a quelli effettuati negli ultimi anni.
La proroga delle concessioni per la distribuzione di energia elettrica è uno scandalo finora rimasto lontano dai riflettori. Un’inchiesta del settimanale L’Espresso, sul numero in edicola la scorsa settimana, ha merito di averlo portato alla ribalta.




