Comunità energetiche rinnovabili, un posto al sole vale oro. Roma possiede una zecca costituita da tetti e spazi pubblici. Un municipio – l’unità amministrativa più piccola e più povera di risorse della capitale – può far sì che questa zecca entri in funzione e cominci a coniare moneta sonante.
Lo dimostra la risoluzione sulle comunità energetiche rinnovabili approvata all’unanimità prima di Pasqua dal IX municipio, quello dell’Eur. L’iniziativa è partita dal consigliere municipale M5S Marco Cerisola.
Il penultimo punto della risoluzione è il più importante. Impegna ad utilizzare il regolamento di Roma Capitale per realizzare nel IX municipio le comunità energetiche installando impianti solari fotovoltaici sui tetti di scuole ed edifici del Comune. Oltre che per le CER (comunità energetiche rinnovabili), vale anche per le CERS (comunità energetiche rinnovabili e solidali) e per gli ACC, gli autoconsumi collettivi.
Per il resto, la risoluzione essenzialmente ripercorre gli ostacoli che l’attuale Governo italiano ha seminato davanti alla creazione di una CER. Impegna il IX municipio a sollecitarne la rimozione.
Durante il mandato 2014-2019 al Parlamento europeo avviai il percorso legislativo che ha sancito il diritto dei cittadini ad associarsi per autoprodurre, scambiare, immagazzinare, vendere energia rinnovabile. In questa veste sono stato invitato alla seduta della commissione speciale Progetti del IX municipio, nella quale è iniziata la discussione della risoluzione.
Qui, fra l’altro, ho ripercorso le tappe. Ho ricordato che le comunità energetiche rinnovabili sono frutto di un processo iniziato nel 2015 e diventato legge europea nel 2018, con gli articoli 21 e 22 della direttiva REDII che l’Italia ha recepito molto bene durante il secondo governo Conte.
Di lì in poi sono cominciati i problemi: decreto attutivo arrivato con oltre due anni di ritardo, meccanismi astrusi, adempimenti burocratici oscuri, taglio dei fondi previsti attraverso il PNRR…
Intervenendo nella commissione Progetti del IX municipio, ho anche ricordato come e comunità energetiche rinnovabili siano in grado di portare molti benefici. Produrre più energia rinnovabile è utile non solo per il clima e per la decarbonizzazione ma anche per limitare la dipendenza geopolitica ed economica e per diminuire la povertà energetica. Questioni che oggi ancor più che mai sono diventati una questione di attualità e quasi di sopravvivenza.
A seguire, la registrazione della seduta. Il video parte dal mio primo intervento. Ho preso di nuovo la parola a a 1:06:19.
La seduta è stata anche l’occasione per mettere in tavola i dati sulle CER. In Italia ce ne sono solo circa 600 (effetto di meccanismi astrusi ed adempimenti oscuri), in buona parte indirizzate da enti locali. La quasi totalità non va oltre le 10 utenze. Ciascuna ha una potenza di 60-80 Wh.
Le CERS, le comunità energetiche solidali che investono gli incassi per la vendita e la condivisione di energia in investimenti sociali senza scopo di profitto, sono un sottoinsieme delle CER.
Come ha ricordato Riccardo Troisi, coordinatore delle CERS di Roma e del Lazio, 11 delle 14 CER romane sono CERS. Altre 11 sono sparse nel Lazio. La quasi totalità delle CERS italiane possiede piccoli impianti, ma i ricavi complessivi attesi sono pari a 200 mila euro all’anno. Per contro, la loro creazione ha richiesto investimenti pari a due milioni.




