Forestazione PNRR a Roma, i deliri e le contraddizioni dell’appalto che produce cimiteri di alberi

Non stupisce che la forestazione con fondi PNRR nella città metropolitana di Roma abbia prodotto cimiteri di alberi. Abbiamo analizzato i documenti online relativi al primo appalto, quello del 2022. Sono tutti qui e (salvo alcuni di carattere generale) non sono linkabili singolarmente: per leggerli è necessario scaricare le quattro cartelle che li contengono.

Questo primo appalto ha un valore di circa 13 milioni, finanziati con prestito UE. È diviso in quattro lotti e prevede la messa a dimora di 305 mila alberi.

In ogni lotto dell’appalto, i documenti di gara (capitolato, computo metrico estimativo eccetera) contengono un delirio di prescrizioni contraddittorie. Non è nemmeno chiara, ebbene sì, la necessità di scavare una buca per mettere a dimora ogni piantina. Viene contemporaneamente richiesto un numero diverso di innaffiature e di diserbi: da zero a quattro, con alcune variazioni sul tema.

Ma anche quattro innaffiature a nostro avviso sono troppo poche in un clima come quello di Roma, soprattutto se – come è accaduto – gli alberi vengono messi a dimora in periodi non ottimali dell’anno.

Sempre in ogni lotto, manca il cronoprogramma. Tuttavia, esso è elencato dai capitolati d’appalto fra i documenti che compongono il contratto.

Rientrano in questo primo appalto, fra l’altro, la messa a dimora di migliaia e migliaia di alberi alle Acque Rosse di Ostia, dove secondo il WWF l’80% delle piantine è morto, e nei parchi Bonafede e Alessandrino di Roma, dove abbiamo riscontrato una situazione analoga.

Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia di Roma. Il sindaco metropolitano è Gualtieri: come a Roma capitale, dove la sua amministrazione ha prodotto un disastroso appalto per la manutenzione del verde pubblico.

I documenti di gara sembrano tali da consentire liti infinite fra città metropolitana e ditte appaltatrici a proposito delle prestazioni che le ditte stesse sono tenute ad effettuare.

Un esempio del delirio contenuto nei documenti d’appalto è quello relativo al quarto lotto: comprende anche ripide e rocciose zone di montagna e di collina a Capranica Prenestina e a Segni.

Ci limitiamo al solo computo metrico estimativo, che è uno dei documenti fondamentali di ogni gara d’appalto. Tralasciamo le contraddizioni che emergono dal confronto con gli altri documenti di gara.

Il computo prevede che il decespugliamento preliminare avvenga solo su circa un terzo degli 88 ettari oggetto di forestazione attraverso il quarto lotto. Significa che sui due terzi del terreno non c’erano neanche i cespugli e ci hanno voluto far crescere un bosco? O indica piantine messe a dimora in mezzo ai rovi?

Sempre il computo stabilisce che, prima della messa a dimora delle piante, la lavorazione meccanica del terreno (scassi, arature, erpicature) avvenga su appena quattro ettari degli 88 che compongono il lotto. Bisogna dedurre che, per via di rocce e pendenze, i trattori possono lavorare solo su un’area così limitata?

Però il computo prevede che l’irrigazione “con autobotte o similari” abbia luogo su un’estensione ben maggiore di quella arata e lavorata: 62 ettari. Ovvero – ma è mai possibile? – bisogna pensare che l’autobotte arrivi dove il trattore non arriva.

In ogni caso, il computo non contempla l’irrigazione manuale, ad esempio con taniche, sui 26 ettari nei quali non è prevista l’autobotte. Lì, le piantine si arrangino pure.

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