La fine del roaming? Pura propaganda UE mentre si uccide la Net Neutrality

Vendere la primogenitura – la neutralità di internet in cambio di un piatto di lenticchie: la limitata e condizionata abolizione del roaming. Si può riassumere così la volontà espressa oggi a Strasburgo dalla maggioranza del Parlamento Europeo, che si é pronunciata per un’internet a due velocità.

L’appello dell’inventore del World Wide Web non é servito. Addio dunque nell’UE al principio in base al quale tutto il traffico su internet deve essere trattato nello stesso modo, senza rallentarlo né accelerarlo, a prescindere dalla sua origine e dalla sua destinazione. Addio alla neutralità della rete, appunto, l’unica in grado di impedire che sia difficile raggiungere un piccolo blog come il nostro e che siti e piattaforme affermate usino la loro potenza economica per facilitare l’accesso degli utenti tramite una corsia preferenziale di traffico rapido. Senza neutralità della rete, ben difficilmente giganti come Google, Facebook, Youtube avrebbero potuto muovere i primi, fondamentali passi verso la popolarità.

La neutralità di internet é importantissima. Ma stamattina la sessione plenaria di Strasburgo ha respinto gli emendamenti volti a proteggerla. Noi li abbiamo appoggiati tutti. Mentre scriviamo, su Vote Watch non é ancora inserito l’elenco degli europarlamentari favorevoli e dei contrari all’internet a due velocità: se ripassate più tardi, cercheremo di inserire il link.

Il testo approvato qui a Strasburgo é davvero ignobile: afferma il principio secondo il quale tutto il traffico sul web deve essere trattato in modo uguale, ma consente di fare l’esatto contrario, dal momento che permette numerose, amplissime e vaghe eccezioni alla regola, fra cui appunto anche la creazione di servizi specializzati che consistono in una corsia preferenziale di traffico veloce. Ora tutto questo, come sempre, dovrà essere trasposto entro le normative nazionali.

L’assetto del web é stato trattato insieme alla fine del roaming: sono gli unici temi sopravvissuti all’interno del pacchetto “Connected Continent” proposto dalla Commissione Europea nel 2013. Nel 2014, prima dell’inizio del nostro mandato, il Parlamento Europeo si era espresso a grande maggioranza a favore di una forte neutralità della rete. Il Consiglio dei ministri UE, l’altro co-legislatore europeo, ha in sostanza ottenuto dal Parlamento Europeo un baratto: sì alla fine del roaming – una fine però condizionata e limitata –  in cambio dell’addio alla neutralità della rete.

Non é vero – eppure lo scrive L’Unità (poverini dovranno pur vendere qualche copia), ad esempio che da oggi si possa dire “Roaming addio”.

La fine dei costi aggiuntivi per chiamare, mandare sms e collegarsi ad internet all’interno dell’UE é fissata solo in teoria al 15 giugno 2017: in pratica avverrà a condizione che nel frattempo “siano stati affrontati i problemi attualmente registrati nei mercati del roaming all’ingrosso”. Lo recita il testo del compromesso con il Consiglio UE al quale il Parlamento Europeo ha detto ufficialmente sì stamattina.

Inoltre – lo prevede sempre quel testo –  il roaming verrà abolito solo sulla quantità di traffico che l’europeo medio consuma all’estero (superata quella soglia, si continuerà a pagare) e ogni società di telecomunicazioni potrà chiedere di far pagare il roaming ai consumatori qualora questo sia necessario “al fine di assicurare la sostenibilità del suo modello di tariffazione nazionale”. Alla faccia del “Roaming addio”: una simile abolizione del roaming vale meno di un piatto di lenticchie, eppure l’Europarlamento non solo l’ha pagata sacrificando la neutralità della rete, ma i pennivendoli nazionali ci fanno sopra anche la propaganda. Ci avevano avvisato durante i negoziati: “se vi opporrete all’accordo diremo che siete contrari alla fine del roaming” – e io in quell’occasione risposi “noi del M5S siamo abituati a questi metodi, non ci spaventate”.

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