Nucleare in Ucraina. Altra vittoria M5S contro le Chernobyl mantenute in vita con fondi europei

Altra vittoria del M5S in Europa. D’ora in poi l’Ucraina, se vorrà far funzionare oltre l’età pensionabile le sue vecchie e pericolose centrali nucleari, dovrà innanzitutto accertarsi che i Paesi confinanti non abbiano da eccepire: altrimenti perderà i fondi europei coi quali finanzia il mantenimento in vita dei reattori. La Commissione Europea e la EBRD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), che eroga il denaro, hanno preso questo impegno – nero su bianco – con noi e con altri eurodeputati.

La vittoria si somma a quella ottenuta poche settimane fa: l’avvio della procedura per maggiori controlli europei sulla sicurezza delle centrali nucleari in Ucraina, che sono pezzi di antiquariato atomico. Costituiscono spade di Damocle appese sulle teste dei cittadini europei, che in caso di incidente sarebbero esposti a fall out radioattivo. E’ impossibile costringere l’Ucraina a spegnere le sue centrali nucleari, ma almeno abbiamo preteso  – ed ottenuto – che l’Ucraina venga obbligata ad applicare accordi e standard internazionali. Questo dovrebbe portare o alla chiusura dei reattori o, se non altro, ad un marcato aumento della sicurezza.

In Ucraina sono in funzione 15 reattori nucleari, fratelli e coetanei di quello esploso a Chernobyl 29 anni fa. Hanno problemi di sicurezza da tempo stranoti. Furono progettati per durare trent’anni, che sono già finiti o stanno finendo. Ma l’Ucraina ne prolunga l’operatività per i decenni a venire dopo averli sottoposti ad un “ammodernamento” al quale contribuiscono i fondi erogati da EBRD ed Euratom, la comunità europea dell’energia atomica che coordina i programmi degli Stati UE relativi al nucleare.

Per questo siamo stati fra i promotori di una lettera inviata da 26 europarlamentari ad Euratom e EBRD. La lettera segnalava che l’Ucraina prolunga la vita delle sue centrali nucleari senza la valutazione di impatto ambientale in contesto transfrontaliero prescritta  dalla convenzione di Espoo (in pratica: chiedere ai Paesi confinanti di considerare i rischi dell’operazione e le possibili alternative) ed esortava perciò le due istituzioni europee a sospendere i finanziamenti per l’ “ammodernamento” dei reattori. Tutti del M5S i firmatari italiani di questa lettera: oltre a noi,  Piernicola Pedicini, Eleonora Evi, Ignazio Corrao, David Borrelli e Tiziana Beghin. Un’altra lettera in tutto e per tutto analoga é stata spedita ad Euratom ed EBRD dai parlamentari italiani M5S Paola Nugnes, Gianni Girotto (Senato), Marco Da Villa e Salvatore Micillo (Camera).

Finalmente sono arrivate le risposte di EBRD e di Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Europea, coinvolto in veste di governatore dell’EBRD (qui i due documenti in traduzione italiana). Riconoscono che il rispetto della convenzione di Espoo fa parte degli impegni presi dall’Ucraina in cambio dei finanziamenti europei per “ammodernare” i vecchi reattori e annunciano che ulteriori erogazioni di denaro avverranno solo se l’Ucraina adempirà a tutti i suoi obblighi.

Significa che l’Ucraina potrà usare i fondi europei per prolungare l’operatività dei reattori solo a patto di attuare un procedimento che coinvolge Polonia,  Romania, Russia, Bielorussia eccetera: i Paesi più vicini e dunque i più interessati a considerare i rischi di un’operazione le cui conseguenze – Chernobyl insegna –  non si arrestano certo con il passaggio di una frontiera.

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