Le impronte digitali della Monsanto sull’autorizzazione UE al Glifosato

Il colosso dell’agrochimica ha scritto o influenzato alcuni degli studi utilizzati dall’Unione Europea per stabilire che questo diserbante non é cancerogeno

Il colosso dell’agrochimica Monsanto ha scritto o influenzato alcuni degli studi in base ai quali l’UE ha stabilito che il diserbante Glifosato non é cancerogeno. Lo dice un’inchiesta della testata giornalistica EUobserver. In fondo a questo post la traduzione completa in italiano.

La Monsanto ha brevettato il Glifosato negli Anni 70. Continua ad essere uno dei suoi prodotti di punta, anche se il brevetto é scaduto nel 2001. E’ il diserbante più diffuso nel mondo e anche in Italia, che ne ha usato 1795,1 tonnellate nel 2012. Nel 2011 (difficile trovare dati più recenti) in tutto il mondo ne sono state vendute  650.000 tonnellate. L’Europa  rappresenta il 16,6% del mercato.

Lo IARC, l’Agenzia mondiale per la ricerca sul cancro legata all’Organizzazione mondiale della sanità, ha definito nel marzo 2015 il Glifosato “probabilmente cancerogeno”. L’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) é giunta nel novembre dello stesso anno alla conclusione opposta: il Glifosato non causa il cancro negli esseri umani. Di conseguenza é stata prorogata l’autorizzazione (allora in scadenza) a vendere il Glifosato nell’UE.

EUobserver ha ricostruito il ruolo della Monsanto in due degli studi in base ai quali l’EFSA asserisce che il Glifosato non é cancerogeno. Per farlo, ha incrociato i documenti utilizzati dall’EFSA nella valutazione del Glifosato con le email scambiate fra dipendenti della Monsanto che sono state rese pubbliche da un tribunale degli Stati Uniti nell’ambito del procedimento intentato da oltre 200 agricoltori convinti di essersi ammalati di cancro in seguito all’uso di questa sostanza. Le email rivelano appunto le strategie usate dalla Monsanto per difendere il Glifosato dall’accusa di essere cancerogeno.

In sostanza, EUobserver dice che nel primo caso la Monsanto ha scritto uno studio poi attribuito ad altri; nel secondo caso, ha modificato l’architettura di un lavoro scientifico affinché gli effetti avversi del Glifosato risultassero minimizzati.

Alla ricostruzione effettuata da EUobserver si può aggiungere una cosa. Alla base del parere favorevole dell’EFSA al Glifosato, e della conseguente ri-autorizzazione UE, non ci sono solo studi con le impronte digitali della Monsanto: l’EFSA stessa afferma che hanno avuto un ruolo chiave studi e dati mai resi pubblici e mai soggetti a revisione da parte della comunità scientifica internazionale perchè l’UE li considera legati a segreti commerciali.

Dal momento che l’EFSA ha giudicato sicuro il Glifosato, nell’estete 2016 l’UE ha rinnovato l’autorizzazione all’uso fino al 31 dicembre di quest’anno, in attesa di una valutazione aggiuntiva da parte dell’ECHA, l’agenzia europea per le sostanze chimiche. L’ECHA si é già pronunciata: non ritiene cancerogeno il Glifosato. Per impedire che a dicembre l’autorizzazione venga nuovamente prolungata, é stata lanciata un’ECI, che é uno strumento istituzionale a disposizione dei cittadini UE. La campagna é ancora in corso, questo sito internet raccoglie le adesioni: é necessario almeno un milione di firme.

Ecco, in traduzione italiana, l’inchiesta di EUobserver sulla valutazione del Glifosato da parte dell’UE. Download qui.

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