Etichette energetiche Ue Perduta l’occasione per gli elettrodomestici “intelligenti”

L’europarlamentare Dario Tamburrano, M5S, relatore del regolamento dal quale esse discendono: “Non sono state sfruttate varie opportunità, compresa quella di pretendere più efficienza dagli apparecchi più grandi”

Bruxelles, 12 marzo 2019

“Quante occasioni perdute”. Le nuove etichette per l’efficienza energetica degli elettrodomestici, pubblicate ieri dalla Commissione europea, non soddisfano l’europarlamentare Dario Tamburrano, M5S, relatore del regolamento UE dal quale esse discendono.

“La Commissione europea non ha utilizzato varie possibilità offerte dal regolamento – si rammarica Tamburrano – Prima fra tutte, quella di indicare sull’etichetta la capacità di un elettrodomestico di essere ‘intelligente’, cioè di accendersi quando l’energia è più abbondante e meno cara, così da aiutare sia il portafoglio sia l’integrazione delle discontinue energie rinnovabili nella rete elettrica. Eppure si tratta di una funzione essenziale per dare sostanza all’interazione fra il cittadino e la rete elettrica che è prevista dalla nuova direttiva sul mercato elettrico”.

“Non è stata sfruttata la possibilità di pretendere una maggiore efficienza energetica dagli apparecchi più grandi: si continua ad alimentare il paradosso per cui l’efficienza energetica può andare di pari passo con un crescente uso di energia. Non abbiamo notizie del piano di lavoro per inserire sull’etichetta caratteristiche quali la riparabilità o la durabilità di un prodotto”.

Considera Tamburrano: “Certo, ci sono dei passi in avanti: la scala univoca di efficienza A-G al posto delle attuali e spesso fuorvianti scale diverse; il QR code attraverso il quale l’etichetta darà la possibilità di sviluppare applicazioni per smartphone in grado di aiutare a scegliere l’apparecchiatura più adatta a far risparmiare energia in base alle abitudini personali d’uso. Ma il resto…”

Le etichette, salvo ulteriori ritardi, arriveranno nei negozi non prima di marzo 2021, “cioè con oltre sei mesi di ritardo rispetto a quanto scritto nel regolamento”.

“Si parla di UE leader nella competitività, nell’economia circolare, nell’energia rinnovabile, nell’efficienza energetica, ma per riformare un pezzo di carta come un’etichetta o inserirvi un nuovo pittogramma ci vogliono anni ed anni. Questo dà il senso dell’incapacità della UE e della Commissione di essere adeguati al ruolo che ricoprono e alle sfide economiche e climatiche che ci attendono”, conclude Tamburrano.