Il consumo di gas è diminuito del 23% dal 2010 ma l’UE progetta faraoniche infrastrutture

Il consumo di gas sta scendendo drasticamente in tutta l’Unione Europea: ha raggiunto il massimo nel 2010, da allora è scesa del 23% e l’anno scorso è tornata sotto il livello del 1995. Lo dicono i dati ufficiali, dei quali l’UE non tiene sistematicamente conto nè nelle stime della futura domanda nè (soprattutto!) nella pianificazione di nuove, faraoniche e costose infrastrutture per fare arrivare gas (via gasdotti o via nave/rigassificatori) da Paesi diversi dalla Russia. All’UE serve urgentemente quello che gli psichiatri chiamano “esame di realtà”: impedire la confusione fra ciò che soggettivamente si ritiene (o si desidera) e i fatti oggettivi.

Energy Post ha fatto il raffronto fra il consumo effettivo di gas nell’UE, in calo dal 2010, e quelle che sono invece le cosidette previsioni del fabbisogno di gas, che tendono sempre e incorreggibilmente al rialzo. Il grafico illustra i consumi effettivi di gas, i dati fino al 2013 vengono da Eurostat (più ufficiale di così…); quelli del 2014, che non sono ancora disponibili, discendono dalla stima di Eurogas, l’associazione europea dei rivenditori di gas.

consumi gas ue

Anche se il consumo sta cadendo a picco (anche per merito delle rinnovabili e dell’efficienza energetica), le stime del fabbisogno futuro effettuate sia da Eurogas sia dalla Commisione Europea volgono sempre incorreggibilmente, irrealisticamente al rialzo.

previsione fabbisogno gas ue

Fin qui i calcoli di Energy Post. Bisogna aggiungere che l’incapacità di realizzare la diminuzione passata e – prevedibilmente – futura del consumo di gas ha generato nell’Ue dei mostruosi sogni infrastrutturali. Lo screenshot mostra le infrastrutture relative al gas che l’UE prevede di costruire nell’ambito dei “progetti di comune interesse” per l’energia

progetti di interesse comune per il gas

Al di là di tutto ciò che può essere utile per connettere meglio fra loro le reti nazionali già esistenti, notare il mega gasdotto per portare nell’UE il gas dell’Azerbaijan e del Turkmenistan (si prevede che attraversi l’Italia intera, a partire dalla Puglia verso Nord) e notare tutti i rigassificatori per importare gas liquefatto in arrivo via nave chissà da dove: magari dagli USA. Si impone un esame di realtà. Al di fuori dei dichiarati obiettivi di isolare la Russia come fornitore, l’unica motivazione che potrebbe giustificare una futura domanda di gas è la transizione massiccia degli attuali trasporti basati su combustibili liquidi al metano o al gpl. Al momento non ci risulta che a questo proposito ci siano però studi di impatto e valutazione.

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