Geotermia flash all’Amiata. Interrogazione sulle possibili ripercussioni sull’acqua potabile

Seconda interrogazione, stavolta dedicata all’interazione fra la falda dalla quale attinge l’acquedotto del Fiora ed i fluidi bollenti che si trovano più in basso nel sottosuolo.

Dopo l’aria, sulla questione della geotermia all’Amiata, é la volta dell’acqua: abbiamo presentato una nuova interrogazione alla Commissione Europea portando ulteriori e recenti dati scientifici a sostegno della tesi secondo la quale le attività geotermiche di tipo flash nella zona hanno ripercussioni sulla falda sotterranea d’acqua dalla quale attinge l’acquedotto. Il testo dell’interrogazione – cofirmata dalla collega Laura Agea – é in fondo a questo post.

Riassunto della situazione. All’Amiata – zona in cui esiste un “eccesso di decessi”, per usare i termini del burocratese – cinque centrali di Enel Green Power (120 MW di potenza complessiva installata) producono energia elettrica sfruttando i fluidi caldissimi estratti a migliaia di metri di profondità. Questi fluidi contengono molte sostanze inquinanti e pericolose, che in gran parte finiscono nell’atmosfera: è questo l’oggetto della nostra prima interrogazione alla quale siamo in attesa di una risposta. Ma ci sono anche altri problemi.

Il sottosuolo dell’Amiata custodisce un’importante falda di acqua dolce, che si trova a poche centinaia di metri di profondità e dalla quale sgorga il fiume Fiora. Le sorgenti del Fiora approvvigionano anche l’acquedotto del Fiora (foto), che ha 700.000 utenti. La Regione Toscana si attiene ai risultati di una ricerca del 2008 che essa stessa ha commissionato all’Università di Siena: per riassumere un ponderoso tomo in due parole, la falda di acqua non é collegata con i fluidi caldissimi, per cui l’attività geotermica non influisce sulla qualità dell’acqua potabile. La ricerca tuttavia ammette (allegato C1) l’aumento progressivo dell’arsenico in almeno una delle sorgenti del Fiora.

Un’altra ricerca, che la stessa Regione Toscana ha richiesto all’agenzia EDRA (European Developrnent & Research Agency) e che é datata 2006, sostiene invece che nel sottosuolo esistono vie naturali di collegamento fra la falda di acqua potabile ed i fluidi caldissimi: l’attività geotermica tende a far scendere verso il basso l’acqua dolce della falda ed a fare risalire verso la falda stessa le sostanze inquinanti presenti nei sottostanti fluidi.

La diatriba fra le due scuole di pensiero si é sviluppata negli anni attraverso vari testi. In questa nostra ultima interrogazione, abbiamo portato all’attenzione della Commissione Europea lo sviluppo più recente, pubblicato dal prestigioso editore scientifico Elsevier sul “Journal of Volcanology and Geothermal Research”. L’accesso allo studio completo é a pagamento.

Questo studio, guidato dal professor Andrea Borgia dell’Università di Milano e dell’agenzia EDRA, dà fra l’altro conto in termini scientifici di un fenomeno accaduto in concomitanza con l’accensione della centrale geotermica Bagnore 4, l’ultima in ordine di tempo fra quelle entrate in funzione sull’Amiata.

All’Amiata, il livello della falda sotterranea e le caratteristiche dell’acqua sono costantemente tenuti sotto controllo in vari punti. In uno di essi, nel febbraio 2014 il livello della falda si é alzato in modo repentino ed anomalo. Questo fatto – dice lo studio –  può essere spiegato solo se si mette in conto una fluttuazione nella pressione del sottostante sistema di fluidi geotermici.

Nello stesso punto – prosegue lo studio – ma nell’intero arco di tempo compreso fra il febbraio 2014 ed il dicembre successivo, la salinità della falda sotterranea ha avuto oscillazioni molto ampie, non correlate con il livello della falda stessa e tali da implicare improvvise immissioni di una componente salina. Secondo gli autori, questa immissione di salinità é attribuibile ai fluidi geotermici sollecitati dallo sfruttamento: rilevano infatti che fra giugno e novembre fu avviata la centrale geotermica di Bagnore 4 (fu poi inaugurata ufficialmente, aggiungiamo noi, nell’estate 2016). Ecco il grafico della salinità (linea blu) e del livello della falda nel sottosuolo (linea marrone) fra il gennaio 2014 e il marzo 2015.

Il fenomeno fu misurato presso il piezometro “David Lazzaretti”, della rete di monitoraggio della Regione Toscana, che si trova in località Poggio Trazzuolo. Il piezometro é lo strumento per misurare la falda d’acqua nel sottosuolo. Da questi dati lo studio conclude che la falda sotterranea dell’Amiata riceve acqua sia dall’alto (la pioggia e la neve fusa che filtrano nel suolo) sia dal basso, attraverso la risalita dei sottostanti fluidi caldi.

Fin qui lo studio. La sua traduzione nella pratica: le attività geotermiche, che prelevano fluidi caldi e che riducono la pressione all’interno del “serbatoio” in cui essi sono contenuti, possono ripercuotersi negativamente sull’altro “serbatoio” situato più in alto, quello dell’acqua potabile.

E’ questo il punto che abbiamo sollevato con l’interrogazione, chiedendo alla Commissione Europea come intende agire per far sì che l’Italia rispetti gli obblighi della direttiva acqua potabile ed intervenga per disinnescare il potenziale inquinamento della falda potabile dovuto alla risalita delle sostanze contenute nei fluidi utilizzati per far funzionare le centrali geotermiche. Ecco il testo.

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