Geotermia, il “buco nell’acqua” dentro il Monte Amiata

L’ultima interrogazione di questo mandato parlamentare è stata dedicata all’interazione fra lo sfruttamento geotermico e una delle maggiori riserve sotterranee di acqua potabile dell’Italia centrale

L’acqua potabile e la geotermia inquinante sul Monte Amiata, in Toscana, sono il tema della mia ultima interrogazione di questo mandato parlamentare. L’ho depositata il 18 aprile scorso, poche ore prima che scadesse il termine oltre il quale le interrogazioni non sono più consentite.

L’UE impone agli Stati membri di custodire e preservare le riserve di acqua potabile. Ho sottoposto alla Commissione europea il video di un incontro pubblico sulla geotermia svoltosi nel febbraio scorso a Santa Fiora, durante il quale il geologo Andrea Borgia mostra come la falda geotermica sfruttata dalle centrali e la falda sotterranea di acqua potabile del Monte Amiata sono interconnesse e come l’estrazione dei fluidi geotermici provoca il deterioramento qualitativo (aumento dell’arsenico) e quantitativo della falda acquifera.

Il Monte Amiata costituisce nelle sue profondità una delle maggiori riserve di acqua potabile dell’Italia centrale. Essa contribuisce, attraverso l’acquedotto del Fiora, a dissetare l’intera provincia di Grosseto, 27 Comuni in provincia di Siena e alcuni comuni della provincia di Viterbo.

 

Il professor Borgia, dati alla mano, fa affermazioni importanti. Innanzitutto dice che prima dello sfruttamento geotermico la falda acquifera era ben più alta. Che significa: la riserva di acqua potabile presente nel sottosuolo del Monte Amiata era molto più consistente.

Seconda affermazione del professor Borgia: quando le centrali geotermiche del Monte Amiata sono state spente o hanno operato a regime ridotto, la falda acquifera è risalita (tradotto: nel sottosuolo è tornata ad accumularsi acqua) ed è aumentata la portata della maggiore sorgente, la Galleria Nuova.

Infine – ed è la terza affermazione del professor Borgia, la più importante – nella zona sudovest della falda sotterranea di acqua si è prodotto un “buco”, un punto in cui l’acqua è aspirata verso il basso: come quando si toglie il tappo del lavandino.

Il “buco nell’acqua”, ha detto Borgia, è mostrato anche dai dati dei piezometri (gli strumenti per il monitoraggio della falda) che la Regione ha recentemente fatto installare gestore delle centrali geotermiche.

Con l’interrogazione, ho domandato alla Commissione europea se  – in riferimento a questa situazione – l’Italia rispetta la legislazione UE che impone di custodire e preservare le riserve sotterranee di acqua potabile.

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