Non ci indurre in tentazione. Nocciole e fondi UE per il biologico

Nocciole e tentazione fondi UE

La coltivazione intensiva delle nocciole si sta affermando fra Lazio e Umbria. E’ possibile ottenere contributi UE per il passaggio a al biologico durante i primi cinque anni, quando le piante sono ancora improduttive. Intascati i soldi, a partire dal primo raccolto è improbabile si faccia a meno dei pesticidi di sintesi. Ecco perché.

Sono le nocciole il frutto proibito del giardino dell’Eden? I fondi UE per il passaggio all’agricoltura biologica recitano la parte del serpente tentatore? Ho rivolto queste domande alla Commissione europea, attraverso un’interrogazione prioritaria depositata ieri mattina, segnalando quello che sta avvenendo sull’altopiano dell’Alfina, a cavallo fra Umbria e Lazio.

In zona (come già attorno al lago di Vico) si sta affermando la coltivazione intensiva delle nocciole nell’ambito del progetto “Nocciola Italia” di una multinazionale dolciaria. I noccioleti diventano produttivi cinque anni dopo l’impianto, durante i quali i pesticidi di sintesi sono sostanzialmente inutili.

In questi cinque anni improduttivi, grazie al Piano di Sviluppo Rurale che la Commissione europea ha approvato per Lazio e Umbria i coltivatori possono beneficiare dei fondi UE a sostegno del passaggio dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica attraverso la “sottomisura 11.1” (i link per Umbria, vedere pag. 784, e Lazio).

E dal sesto anno? Al momento del primo raccolto bisogna fare i conti con il contratto di coltivazione che la multinazionale dolciaria offre ai produttori di nocciole. Esso comporta penalizzazioni economiche nel caso in cui più del 3% dei frutti presenti punture di cimice.

Le cimici del nocciolo sono molto diffuse. Non voglio fare il processo alle intenzioni, ma è ovvia e forte la tentazione di usare pesticidi di sintesi e di tornare all’agricoltura convenzionale dopo aver intascato i contributi UE per il biologico nei cinque anni durante i quali le giovani piante erano ancora improduttive.

Così ho domandato alla Commissione europea se è consapevole del fatto che in Umbria e in Lazio i coltivatori di nocciole sono indotti in tentazione e cosa intende fare per aiutarli a non cedere alla tentazione. Soprattutto, ho domandato se è ammissibile ricevere i finanziamenti per il passaggio al biologico solamente nel periodo in cui una coltura è improduttiva, tornando poi all’agricoltura convenzionale.  Qui sotto il testo completo. #ilnocciolodelproblema

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