Etichetta energetica degli elettrodomestici, le occasioni perdute

La Commissione europea ha pubblicato la prima “traduzione” pratica del regolamento del quale sono stato relatore. Non ha sfruttato le occasioni offerte dal regolamento stesso: per ora niente simbolo “smart”, niente richiesta di una maggiore efficienza per gli apparecchi più grandi…

Quante occasioni perdute in un colpo solo. Lunedì la Commissione europea ha pubblicato le prime cinque etichette per l’efficienza energetica che discendono dal regolamento approvato nel 2017 e del quale sono stato il relatore. Riguardano frigoriferi domestici, frigoriferi per la vendita, televisori e schermi elettronici, lavatrici e lavastoviglie.

Queste cinque etichette costituiscono la prima “traduzione” pratica del regolamento. La Commissione europea non ha sfruttato varie possibilità offerte dal regolamento: prima di tutte, quella di fare spazio sull’etichetta al simbolo che indica la capacità di un elettrodomestico di essere “smart”.

Le apparecchiature “smart” sono quelle in grado di accendersi quando l’energia elettrica è più abbondante e meno cara, così da favorire non solo il risparmio di denaro, ma anche l’integrazione nella rete elettrica delle energie rinnovabili, per loro natura discontinue. E’ una funzione essenziale per dare sostanza all’interazione fra il cittadino, mercato elettrico e rete (active user) sancita dalla direttiva per il mercato elettrico. Le apparecchiature smart permettono una declinazione aggiuntiva dell’efficienza energetica, ovvero oltre alla efficienza quantitativa, tengono conto di quando e come si consuma energia

Ancora una volta la “politica” dimostra di non svolgere il suo ruolo, quello di dare degli indirizzi, di governare il mercato, ma fa fare ad esso. Il peccato originario di questa UE degenerata e inadeguata per le sfide economiche e climatiche che ci attendono.

Vero che sono poche le apparecchiature “smart” già in vendita e che il nuovo pittogramma potrà essere inserito nella successiva integrazione. Altrettanto vero però è che con ogni probabilità tali apparecchiature aumenteranno rapidamente (in forma sregolata), mentre le etichette senza la possibilità di inserirvi il simbolo “smart” saranno in giro ad occhio e croce per i prossimi sei-dieci anni.

Altra occasione buttata al vento è la possibilità, anch’essa prevista dal regolamento, di pretendere una maggiore efficienza energetica dagli apparecchi più grandi: invece si continua ad alimentare il paradosso per cui l’efficienza energetica può essere abbinata ad un crescente uso di energia.

Certo, le nuove etichette fanno dei passi in avanti: la scala univoca di efficienza A-G al posto delle attuali e spesso fuorvianti scale diverse; il QR code per il quale mi sono fortemente battuto. Un mezzo attraverso il quale l’etichetta darà la possibilità di sviluppare applicazioni per smartphone in grado di aiutare a scegliere l’apparecchiatura più adatta a far risparmiare energia in base alle abitudini personali d’uso; il database dedicato a tutti i prodotti coperti da etichettatura finalmente in gestazione con una sezione dedicata alla sorveglianza del mercato e una aperta ai cittadini ed ad applicazioni interattive. Ma il resto…

La Commissione Europea ha previsto che sulle etichette sia indicato proprio solo quello che non può fare a meno di indicare. Non abbiamo notizie del piano di lavoro – inserimmo anche questo, nel regolamento – per inserire sull’etichetta caratteristiche quali la riparabilità o la durabilità di un prodotto.

La “traduzione” del regolamento prevede che le etichette, salvo ulteriori ritardi, arrivino nei negozi non prima di marzo 2021, cioè con oltre sei mesi – un anno di ritardo rispetto a quanto scritto nel regolamento stesso.

Quanto tempo e lavoro per riformare un pezzo di carta… e per far partorire alla Commissione Europea queste nuove etichette senza un vero sguardo al futuro. Si parla di UE leader nella competitività, nell’economia circolare, nell’energia rinnovabile, nell’efficienza energetica, ma questa Commissione Europa non è riuscita neppure ad inserire sull’etichetta il simbolo degli elettrodomestici “smart”. Gli inglesi direbbero che è unfit: semplicemente inadeguata.

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