Il biogas fatto male. Interrogazione sull’impianto di Ponzano Romano

104

Il progetto scempierebbe un lembo di campagna laziale. La zona è classificata come “area di notevole interesse pubblico” e si trova a due passi da siti protetti della rete Natura 2000

AGGIORNAMENTO – In fondo alla pagina la risposta della Commissione ed il sequestro del terreno ad opera dei carabinieri

Il biogas fatto male. E’ in corso presso la Regione Lazio la valutazione di impatto ambientale per un impianto di trattamento dei rifiuti organici a Ponzano Romano, ad una quarantina di chilometri dalla capitale e a poca distanza dal fiume Tevere, a proposito del quale stiamo preparando un’interrogazione alla Commissione Europea.

Ogni anno, questo impianto tratterebbe 105.000 tonnellate annue di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata urbana e dalla produzione agro industriale: una definizione che comprende anche i sottoprodotti di origine animale. Li miscelerebbe con altre 25.000 tonnellate di sfalci e potature e li sottoporrebbe prima a digestione anaerobica e poi a digestione aerobica per ottenere 4,9 milioni di metri cubi di biometano e 19.270 tonnellate di compost.

Dal punto di vista ambientale, il prezzo sarebbe altissimo. Innanzitutto (ma non solo!) ci sarebbe un viavai continuo di autocarri in un lembo di campagna sottoposto a vincolo archeologico e classificato dal piano paesistico regionale come “paesaggio naturale agrario” ed “area di notevole interesse pubblico” all’interno dei “Beni di insieme – vaste località con valore estetico tradizionale, bellezze panoramiche”.

Il complesso verrebbe edificato in una zona che oggi è vincolata a verde agricolo: ma insieme al progetto è stata presentata una proposta di variante urbanistica che, se il progetto stesso venisse approvato, cambierebbe la classificazione dell’area. Martedì 18 settembre il sindaco di Ponzano Romano Enzo De Santis è stato arrestato perché accusato di corruzione: ma si tratta di una storia completamente diversa, legata a tangenti e al costruttore Scarpellini.

In caso di realizzazione del mega impianto in questione anche se miracolosamente, data la sua mole, non si diffondesse mai (possibile?) la benché minima puzza e non andasse dispersa neanche una goccia di percolato, in un anno – solo per fare un esempio – l’impianto per il biogas consumerebbe 9.224 metri cubi di acqua pulita attinta dalla falda sotterranea e produrrebbe 6.225 metri cubi di acqua contaminata. I dati sono tratti dallo “Studio di impatto ambientale” presentato alla Regione dall’azienda che vorrebbe produrre il biogas. E’ all’interno di questa cartella zip che fa parte dei documenti per la valutazione di impatto ambientale.

Noi non siamo contrari agli impianti per produrre biogas e biometano, ma solo quando questi sono di piccola taglia, costruiti a regola d’arte, situati in aree dove non creano disagio e non danneggiano l’ambiente, prestando particolare attenzione ai materiali con cui vengono alimentati e se tali materiali non devono fare decine (o centinaia) di chilometri (rendendo peraltro potenzialmente negativo il bilancio energetico del processo nel suo insieme) e valutando attentamente tutti sottoprodotti. Non sembrerebbe certo questo il caso di Ponzano Romano.

Da un punto di vista della legislazione europea, c’è poi l’aspetto dolente (anzi: dolentissimo) che ci accingiamo a sollevare attraverso l’interrogazione. L’impianto per il biogas verrebbe realizzato a poca distanza da due aree naturali protette dalla UE attraverso la rete Natura 2000: Monte Soratte (quello citato dal poeta latino Orazio nella famosa ode del “carpe diem”) e Riserva naturale Tevere Farfa. La Direttiva Habitat prescrive (articolo 6, paragrafo 3) che qualsiasi piano o progetto che possa avere ripercussioni significative su un sito della rete Natura 2000 sia sottoposto a valutazione di incidenza. La valutazione di incidenza, in questo caso, non è stata effettuata. L’immagine, ottenuta a partire dal database di Natura 2000, mostra dove si troverebbe l’impianto per il biogas (freccia rossa) rispetto alle due aree protette.

Possibile che non abbiano alcun effetto sulle due aree protette – per limitarci a questo solo aspetto – gli enormi prelievi d’acqua effettuati immediatamente a monte di esse? Il già citato “Studio di impatto ambientale” non esclude che l’impianto per il biogas produca ripercussioni sui due siti Natura 2000: si limita a dire che sorgerebbe al di fuori di essi. E’ il punto che intendiamo sollevare con l’interrogazione. Vi faremo sapere.

La decisione di costruire – o meno – l’impianto per il biometano non dipende dalle istituzioni europee e Bruxelles non ha pertanto alcuna competenza in proposito.  Un parlamentare europeo può intervenire esclusivamente a proposito degli eventuali risvolti direttamente legati alle vigenti norme UE: noi abbiamo appunto trovato questi risvolti e stiamo preparando l’interrogazione. Gli eletti M5S al Parlamento italiano e al Consiglio Regionale del Lazio sono al lavoro per verificare se esistono leggi nazionali o regionali incompatibili con la realizzazione di questo progetto.

AGGIORNAMENTO – Nel novembre 2018, la Commissione europea ha risposto all’interrogazione e quasi contemporaneamente i carabinieri forestali hanno sequestrato l’area ad uso civico rientrante nel progetto per l’impianto: in sostanza, la comunità locale è titolare di diritti su questo terreno; esso può essere usato soltanto per l’agricoltura ed il pascolo e non sono possibili cambiamenti di destinazione d’uso


In foto il paese di Sant’Oreste nella Riserva Naturale del Monte Soratte con sotto la vallata dove sorgerebbe l’impianto

 

 

Il biogas fatto male. Interrogazione sull’impianto di Ponzano Romano ultima modifica: 2018-09-19T20:45:45+00:00 da Dario Tamburrano
104