Si va alla guerra? Europarlamento vota si a un fondo UE per le operazioni militari

Assemblea plenaria a Strasburgo butta nel gabinetto le lezioni impartite da un secolo di storia e dai due conflitti mondiali

Insieme alla “strategia di difesa” che mira al riarmo europeo e al protagonismo dell’UE nelle zone di conflitto, giovedì l’Europarlamento ha approvato anche le linee guida per finanziarla a spese dei cittadini e dei contribuenti. Anche in questo caso noi del M5S abbiamo votato contro; anche in questo caso la relazione é stata approvata a grande maggioranza bipartizan.

Valgono tutte le considerazioni che ho già espresso nell’altro post. In aggiunta, per molti versi la relazione sul finanziamento della strategia di difesa europea sembra uscita dalla penna di un “falco” statunitense; porta invece le firme di Eduard Kukan, uno slovacco del Partito Popolare, e di Indrek Tarand, un estone del Gruppo Verde: é inciucio bipartizan anche la provenienza politica, apparentemente lontanissima, dei due relatori.

In estrema sintesi, su suggerimento di questi due falchetti de noantri la maggioranza europarlamentare deplora la mancanza di know-how militare dell’UE, chiede l’istituzione di un fondo per le operazioni militari, si schiera a favore dell’impiego dei “gruppi tattici” (chiamiamo le cose col loro nome: un “gruppo tattico” è un battaglione di soldati); invoca il finanziamento della “base industriale e tecnologica” della difesa europea attraverso il bilancio UE e l’estensione del meccanismo Athena, che riguarda il finanziamento delle missioni militari dell’UE.

In aree di crisi o di conflitto sono già in corso numerose missioni UE. Alcune (poche) comportano una dichiarata presenza armata; la maggior parte contiene un ambiguo mix di militare e civile, dal momento che esse consistono in consulenze relative alla riorganizzazione di polizia ed esercito. Ovvero, l’UE già “investe” molte risorse per le forze armate nelle zone in cui si spara e la maggioranza dell’Europarlamento vuole devolvere ancor più risorse a questo scopo.

Al contrario, a nostro parere l’UE dovrebbe urgentemente realizzare che la muscolarità e le armi sono inutili ed anzi dannose nella gestione dei conflitti, la cui soluzione duratura é possibile solo attraverso un approccio rigorosamente pacifico e multilaterale. Dovrebbe tornare alla vocazione pacifica che l’ha contrassegnata dopo gli orrori delle due guerre mondiali e dopo l’impegno a non ripetere gli errori del passato.

Ora con il suo atteggiamento l’Europa sta buttando nel gabinetto le lezioni che avrebbe dovuto imparare in un secolo di storia. Giusto cento anni fa – il 24 maggio 1915 – l’Italia entrava nella Prima Guerra Mondiale, che iniziata nell’estate 1914: questa operazione di macelleria ha partorito i semi del secondo, più grave conflitto scoppiato meno di un quarto di secolo più tardi. Ecco – da fonte ufficiale – come l’UE è presente in luoghi dove ora sono in corso operazioni di macelleria più o meno conclamate. La storia é maestra, si dice: ma, una volta di più, non ha scolari.

Leggi anche: Spese militari. Europarlamento vota per il 2% del PIL al riarmo

presenza UE in aree di crisi e di conflitto

Ecco qualche link relativo a ciascuna di queste missioni

  • EUFOR ALTHEA in Bosnia Erzegovina, dove l’UE ha preso il posto della NATO. Vi partecipa anche Eurogendfor, la forza di gendarmeria europea
  • EUAM nell’impresentabile Ucraina, alla quale viene offerta consulenza nel settore della “sicurezza civile”
  • EUMM in Georgia, dove l’UE svolge azione di “monitoraggio”
  • EUPOL in Afghanistan per istruire i poliziotti, con la partecipazione di Eurogendfor
  • EULEX in Kosovo, dedicata allo “sviluppo” della polizia locale ma di cui fanno parte anche reparti antisommossa
  • EUPOL COPPS ed EUBAM RAFAH nei territori palestinesi: la prima per fornire consulenza alle autorità palestinesi sul ruolo della legge e sulla polizia giudiziaria; la seconda per sorvegliare la frontiera fra la striscia di Gaza e l’Egitto
  • EUBAM in Libia, dove si vorrebbero aiutare le autorità locali (ma chi detiene il potere nella Libia completamente destabilizzata e dilaniata?) a migliorare la sicurezza dei confini
  • EUTM ed EUCAP SAHEL in Mali, fondamentamente analoghe: la prima é di nuovo in appoggio alle locali forze di polizia (partecipa Eurogendfor) e la seconda per la riforma delle forze locali di sicurezza
  • EUCAP SAHEL in Niger, per sviluppare le agenzie locali che lottano contro  la criminalità
  • EUMAM RCA nella Repubblica Centrafricana: consulenze all’esercito; anche qui un ruolo per Eurogendfor
  • EUSEC nella Repubblica Democratica del Congo, che offre consulenze e assistenza nella riforma della sicurezza e nella difesa
  • EUCAP NESTOR in Gibuti, Somalia, Isole Seychelles, Tanzania e Yemen (che é praticamente nella stessa situazione della Libia: chi detiene il potere nello Yemen?) per lo sviluppo della rispettiva sicurezza marittima
  • EUTM ed EUNAVFOR in Somalia, la prima per rinforzare le forze armate nazionali e la seconda per contrastare la pirateria

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