Per l’UE la TAV non è più prioritaria e l’Italia non avrà il 40% di finanziamento

Ora per l’Unione Europea la TAV Torino-Lione può anche imboccare il binario morto. L’UE infatti non la considera un’opera prioritaria e non finanzierà il 40% dei lavori. Lo ha detto chiaro e tondo il presidente della commissione TRAN (Trasporti e Turismo) del Parlamento Europeo, Michael Cramer, intervendo la settimana scorsa al convegno “The Lyon-Turin tunnel project. Stopping a disastrous scheme”. L’incontro si é svolto qui al Parlamento Europeo, presenti NO TAV italiani e francesi e parlamentari di GUE, Verdi e Movimento 5 Stelle, fra cui i colleghi Tiziana Beghin, Daniela Aiuto, Marco Valli, Elonora Evi.

Il presidente della commissione TRAN ha aperto il convegno con un intervento breve quanto significativo. Ha detto che l’Italia è interessata da tre progetti transfrontalieri nell’ambito della rete dei trasporti europei: non solo la Torino-Lione ma anche il Brennero e l’asse Genova-Rotterdam. Fra i tre, ha aggiunto Cramer, l’ultimo é il più importante.

E ancora: l’Italia  – ha detto ancora Cramer – continua a dare per scontato che l’Unione Europea coprirà il 40% del costo della Torino-Lione. Ma “Si tratta di un mucchio di soldi. Non li abbiamo, e se anche li avessimo non andrebbero mai ad un solo Paese”.

Traduzione: se l’Italia vuol fare la TAV, la paghi di tasca sua. Con i soldi dei suoi  contribuenti. La Francia, dal canto suo, si è già defilata con discrezione: ha rimandato a dopo il 2030 la realizzazione del collegamento fra la rete ferroviaria nazionale e il tratto internazionale della Torino-Lione, che consiste in un tunnel sotto le Alpi lungo circa 60 chilometri. Ha inoltre ottenuto che l’Italia si accolli una parte spropositata delle spese relative al tunnel transfrontaliero. Il trattato firmato durante il Governo Monti stabilisce che l’Italia ne pagherà il 57,9%, anche se ricade entro i confini italiani solo per il 20%.

Il solo tunnel transfrontaliero della TAV Torino-Lione ha un costo stimato di 8,2 miliardi di euro. Il 57,9% (la fetta a carico dell’Italia) è pari a 4,75 miliardi. Tuttavia il buco sotto le Alpi va raccordato con la rete ferroviaria nazionale: e sono altri mucchi di soldi.

Il collegamento ferroviario fra Torino e Lione esiste già. Sarà anche un traforo dei tempi di Cavour, ma è stato recentemente rimodernato in modo radicale: i treni possono trasportare non solo i più grandi container merci ma perfino gli autocarri carichi di merci. Questo gioiellino di traforo è utilizzato solo per una minima parte delle sue potenzialità: come hanno ricordato i No TAV francesi qui a Bruxelles, il tunnel “storico” già ora sarebbe in grado di smaltire l’intero traffico merci Italia-Francia che transita dai valichi alpini. Come se non bastasse, il traffico merci fra Italia e Francia è in calo da prima della crisi economica e la saturazione dell’attuale linea ferroviaria è questione di pura fantascienza.

Noi del Movimento 5 Stelle porteremo questi dati oggettivi ed inoppugnabili all’interno del Parlamento Europeo. Faremo tutto il possibile per dar voce alle ragioni di chi vuol bloccare la TAV Torino-Lione, una grande opera assolutamente inutile: un mero trasferimento di ricchezza dalle tasche dei contribuenti alle grandi imprese che si aggiudicheranno gli appalti. C’è ancora tempo per farci sentire: i lavori per la TAV non sono cominciati. I giornali ripetono che è aperto un cantiere: tuttavia serve solo per scavare un tunnel geognostico (procede a passo di lumaca), ossia per sapere cosa c’è sottoterra e tenerne conto nella progettazione del tunnel sotto le Alpi.

Il video dell’intero incontro: é settato per iniziare con l’intervento di Cramer, che dura circa sei minuti. Qui la trascrizione in italiano del suo discorso

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Il comunicato stampa diffuso dalla collega Daniela Aiuto dopo l’incontro

comunicato stampa tav

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