APPENA INSEDIATOSI ALLA CASA BIANCA, DONALD TRUMP HA RITIRATO GLI USA DAL TRATTATO COMMERCIALE TTP, IL "FRATELLO" DEL TTIP1). TUTTAVIA NON HA MAI DICHIARATO LE SUE INTENZIONI SUL TTIP. I NEGOZIATI SONO FERMI DAL GENNAIO 2017, QUANDO E' STATO DIFFUSO UN COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CHE SOTTOLINEA LE CONVERGENZE FINORA RAGGIUNTE2) L'UE RITIENE CHE LE TRATTATIVE POSSANO RIPRENDERE DOPO LA STABILIZZAZIONE DELLE RELAZIONI CON IL NUOVO PRESIDENTE3)

Rancio amerikano. Come cambierà la vita di tutti i giorni

L'obiettivo principale del TTIP è creare un unico mercato transatlantico per le merci e i servizi. Il trattato vuole far sì che il medesimo rossetto, il medesimo apparecchio elettromedicale, il medesimo pollo, la medesima auto eccetera possano essere venduti sia nell'Unione Europea sia negli USA. Attualmente, sulle due sponde dell'Atlantico le normative e gli standard relativi ai prodotti sono molto diverse: sono le cosiddette barriere non tariffarie, la cui eliminazione porta con sè vari problemi. In genere nell'UE standard e norme sono più favorevoli ai consumatori.

Il TTIP non potrà non ripercuotersi sugli standard e sulle normative ora in vigore: sia gli USA sia l'UE dovranno accettare l'importazione e la commercializzazione di merci prodotte in base agli standard e alle normative della controparte, oppure prodotte in base a standard e normative concordati con la controparte attraverso il TTIP. In ogni caso, cambieranno le caratteristiche di almeno una parte delle merci disponibili per l'acquisto.

L'UE sembra disposta ad accettare l'importazione dagli USA, attraverso il TTIP, di alimenti con standard qualitativi inferiori rispetto a quelli in vigore nella stessa UE: o almeno, questo é quanto si deduce dalla proposta negoziale UE sui residui dei pesticidi, che trova conferma in uno dei "testi consolidati" segreti relativi all'agricoltura diffusi da Greenpeace.

Data la segretezza dei negoziati, nessuno è in grado di dire quale sarà l'impatto effettivo e complessivo del TTIP sulle caratteristiche dei prodotti ammessi alla commercializzazione nell'UE. E' possibile tuttavia esaminare le principali differenze normative fra USA ed UE alla luce dei documenti relativi alle trattative che sono stati pubblicati in via ufficiale o attraverso i leak.

Dalla documentazione ufficiale emerge già chiatramente un fatto: il TTIP contiene una bomba ad orologeria che porterà anche in futuro ad una crescente omologazione delle caratteristiche delle merci in circolazione sulle due sponde dell'Atlantico.

Sia la proposta negoziale UE diffusa dall'UE stessa 4) sia il "documento consolidato" segreto diffuso da Greenpeace 5) che contiene anche le proposte negoziali USA prevedono che le due parti continuino lavorare per la convergenza normativa sulle merci anche dopo aver firmato il TTIP. La convergenza non riguarderà solo le norme di nuova emanazione. E' previsto anche un meccanismo che consente la revisione di quelle già in vigore. Dunque saranno incamminati verso una crescente omologazione anche i settori produttivi che all'inizio sfuggiranno all'omologazione stessa perchè sono governati da regolamentazioni che ora appaiono assolutamente inconciliabili, come ad esempio quelle che presiedono ai prodotti chimici.

La regolamentazione sulle sostanze chimiche é profondamente diversa negli USA e nell'UE6). Negli USA, la base della normativa é il Toxic Substances Control Act (TSCA)7) del 1976: prima di immettere una sostanza chimica sul mercato, non c'è bisogno di presentare alle autorità test di tossicità o informazioni di sicurezza; provvedimenti restrittivi rispetto all'uso di una sostanza chimica possono essere presi solo se l'EPA (Environmental Protection Agency) dimostra che il suo uso comporta rischi irragionevoli per la salute umana o per l'ambiente. Dunque le dita sono più che sufficienti per contare le sostanze chimiche alle quali l'EPA ha imposto limitazioni d'uso. Settori particolari come pesticidi e additivi alimentari hanno una regolamentazione a parte.

Nell'UE, le sostanze chimiche (pesticidi compresi) sono regolamentate dal REACH8): chi vuole immettere sul mercato una sostanza chimica deve preventivamente dimostrare che il suo uso é sicuro.

Quello statunitense e quello europeo sono due approcci radicalmente diversi. Infatti la stessa UE, nel suo “position paper” sulla chimica nel TTIP9), scrive che l'armonizzazione o il riconoscimento reciproco delle normative appare attualmente impossibile, ma - ed é un ma grosso come una casa – propone agli USA di trovare un accordo relativo alle modalità con cui raggiungere una futura convergenza normativa entro il quadro delle rispettive regolamentazioni. Per raggiungere la futura "convergenza parallela" sulla chimica, l'UE suggerisce di creare di un gruppo di lavoro transatlantico ad hoc (andrebbe ad aggiungersi all'organismo incaricato di portare avanti la generale convergenza normativa) e di istituire consultazioni reciproche nei primi stadi di gestazione di nuove normative relative alla chimica.

Abbiamo anche il leak10) di un documento redatto dall'UE e relativo alle sue proposte per le modalità di consultazione reciproca. Esso insiste sull'obbligo di coinvolgimento reciproco nei primi stadi di gestazione di nuove normative, sia che vengano emanate a livello di UE-USA sia che esse vengano emanate a livello di stati nazionali dell'UE-stati federali degli USA; insiste anche sull'impegno a tener conto delle osservazioni dell'altra parte. Tratteggia inoltre i compiti del gruppo di lavoro UE-USA per la convergenza normativa sulla chimica. Dovrebbe occuparsi di:

  • organizzare la cooperazione normativa
  • tenere rapporti con i portatori di interesse affinché essi possano rendere noto il loro punto di vista sulle nuove normative (in teoria sono “portatori di interessi” anche le organizzazioni per l'ambiente e per la salute; in pratica lo sono soprattutto i colossi della chimica)
  • riferire all'organismo di cooperazione normativa che presiederà all'armonizzazione di tutta la futura regolamentazione (relativa alla chimica e non) di USA ed UE.

La differenza della regolamentazione USA ed UE dei prodotti alimentari discende da un punto fondamentale. Nell'UE, la sicurezza alimentare é impostata sul principio di precauzione11): un prodotto non viene ammesso alla commercializzazione se i dati scientifici relativi alla sua sicurezza sono ritenuti insufficienti o se una preliminare valutazione scientifica indica potenziali effetti negativi sulla salute, sull'ambiente, sul benessere degli animali. Dal principio di precauzione discendono, ad esempio, il divieto a somministrare ormoni agli animali d'allevamento e la parsimonia con cui gli OGM vengono ammessi alla coltivazione e all'importazione. Negli USA, la valutazione della sicurezza è effettuata alla luce della "solida scienza", "sound science". Dalla solida scienza statunitense discende, ad esempio, che le colture OGM sono equivalenti a quelle convenzionali e che non é dannosa alla salute umana la somministrazione routinaria di ormoni agli animali d'allevamento per aumentare le rese.

Nei documenti segreti del TTIP diffusi da Greenpeace non si cita mai l'europeo principio di precauzione, mentre trovano ampio spazio le richieste americane di normare cibo ed agricoltura in base a "relevant scientific evidence" 12), cioé in base a prove scientifiche pertinenti.

In cosa consistono per gli americani la "solida scienza" e le "prove scientifiche pertinenti" relative alla sicurezza alimentare? Le "prove scientifiche pertinenti" sembrano un modo pudìco di indicare la "solida scienza", esattamente come le richieste americane che parlano pudicamente di "prodotti della moderna tecnologia agricola" 13) hanno tutta l'aria di alludere ad OGM, a carne agli ormoni e a tutte le pratiche agroalimentari vietate nell'UE ma ammesse negli USA.

A prescindere da qualsiasi speculazione e interpretazione, la "solida scienza" é quella che, come si legge in un appello inviato dai produttori statunitensi di carne suina al capodelegazione USA per le trattative TTIP 14), risulterebbe indebolita applicando l'europeo principio di precauzione. Dagli USA sono venute varie dichiarazioni secondo le quali il capitolo agroalimentare del TTIP deve essere scritto alla luce della "solida scienza" 15) 16) 17).

Sul versante UE, é stato ripetuto fino alla nausea che gli standard europei relativi al cibo, all'ambiente e alla salute (che sono basati appunto sul principio di precauzione) non sono oggetto di trattativa e non saranno scalfiti dal TTIP. Lo ha ribadito di nuovo la commissaria UE al Commercio, Cecilia Malmström 18), dopo la diffusione dei documenti segreti sul TTIP in cui il principio di precauzione europeo non viene nemmeno citato.

La promessa UE di salvaguardare il principio di precauzione e di non abbassare gli standard relativi a salute, ambiente, protezione alimentare sarà formalmente mantenuta e sostanzialmente aggirata se l'UE non modificherà di una virgola la sua normativa in proposito ma consentirà l'importazione di alimenti rispondenti ad una normativa diversa e meno severa. La linea dell'UE sembra essere proprio questa, almeno stando alla proposta negoziale in materia di pesticidi che l'UE ha portato al tavolo delle trattative, che essa stessa ha reso pubblica 19) e che trova riscontro anche nei leak diffusi da Greenpeace.

Soprattutto, il mantenimento degli standard UE sul cibo costituisce una promessa contemporaneamente vera e falsa poiché il TTIP prevede20) la creazione di un organismo transatlantico per proseguire il processo di convergenza normativa anche dopo la stipulazione del trattato: se gli americani non si convertono al principio di precauzione (e sembra che non ne abbiano la minima intenzione), l'erosione del principio di precauzione europeo ad opera della “solida scienza” statunitense è nella migliore delle ipotesi una questione di tempo.

L'aggressività degli USA nelle richieste negoziali relative al settore agroalimentare é nota grazie ai documenti segreti resi noti da Greenpeace 21). Ora le normative sulle due sponde dell'Atlantico divergono nettamente su più e più punti22):

  • carne agli ormoni. Negli USA i bovini ricevono regolarmente ormoni come estrogeni, progesterone, testosterone o la loro versione sintetica. In Europa é vietato perché ritenuto rischioso per la salute umana23)
  • carne alla ractopamina. La ractopamina24) é un promotore della crescita somministrato negli USA a bovini, suini e tacchini. In Europa é vietata perché può essere pericolosa per i consumatori25)
  • latte agli ormoni. Le vacche da latte statunitensi sono trattate con l'ormone ricombinante della crescita bovina, detto anche ormone artificiale della crescita o rBHG. E' una copia geneticamente modificata della somatotropina (l'ormone della crescita prodotto dall'organismo animale), l'ha creata Monsanto e incrementa del 10% la produzione di latte26). Nell'Unione Europea é vietato perché si ritiene che faccia aumentare il rischio di contrarre cancro27)
  • antibiotici al bestiame28). Negli USA é ammessa la somministrazione abituale anche agli animali perfettamente sani per favorire un accrescimento più rapido; nell'UE no, perché questa pratica favorisce la comparsa negli allevamenti di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, ed essi possono essere pericolosi per la salute umana29)
  • igiene delle carni macellate30). Negli USA, al termine delle varie fasi di lavorazione, la carne macellata viene igienizzata con un risciacquo a base di acqua e sostanze chimiche (candeggina per il pollo, acido lattico per il maiale eccetera), mentre nell'UE l'igiene delle carni macellate é affidata a prescrizioni relative a tutte le fasi della lavorazione
  • gli OGM. Negli USA la "solida scienza" ha stabilito l'equivalenza sostanziale fra gli OGM e i loro omologhi convenzionali31). E' OGM il 90% del mais coltivato negli USA, il 93% della soia, il 90% del cotone, il 95% delle barbabietole da zucchero o della canna da zucchero, il 93% della colza. Nell'UE32) gli OGM non sono vietati, ma l'ammissibilità viene valutata caso per caso. E' permessa la coltivazione o l'importazione di alcuni OGM ma la loro presenza deve essere indicata in etichetta (è ammessa una “contaminazione accidentale” non segnalata in etichetta pari allo 0,9%). Negli USA, in base al principio dell'equivalenza sostanziale, la presenza di OGM non va indicata sull'etichetta. Vari Stati USA si sono mossi per imporre a livello locale l'etichettatura obbligatoria degli OGM, per ora senza effetti concreti33) e a livello federale é in corso l'iter di approvazione di una legge per impedire in tutti gli USA di indicare la presenza di OGM sulle etichette del cibo

Residui dei pestricidi. L'UE sta già cedendo

Negli USA i residui di pesticidi ammessi nei cibi34) possono superare anche di 500 volte35) i limiti massimi ammessi nell'UE36). Ma l'UE é dispostissima a cedere. E' dispostissima a consentire l'importazione dagli USA di cibi contenenti residui di pesticidi più alti di quelli ammessi per i prodotti europei.

La proposta negoziale UE relativa a misure sanitarie e fitosanitarie37) - un testo reso pubblico dalla UE stessa - prevede38) che i residui massimi dei pesticidi ammessi sui prodotti USA importati nell'UE (o nei prosotti UE esportati negli USA) siano quelli fissati dal Codex Alimentarius39) elaborato da FAO40) e OMS41) per la sicurezza alimentare mondiale. La stessa concessione compare nei testi segreti sulle trattative per il TTIP pubblicati da Greenpeace.

Come evidenzia lo studio su agricoltura e TTIP elaborato da UnternehmensGrün (un'associazione tedesca per l'economia sostenibile), i residui di pesticidi ammessi dal Codex Alimentarius sono spesso superiori - e di molto - a quelli prescritti dall'UE. La traduzione italiana di una tabella di UnternehmensGrün42) fornisce alcuni esempi

Più in generale, secondo Greenpeace43), nel 44% dei casi i residui di pesticidi ammessi dal Codex sono più alti di quelli ammessi dall'UE; nel 40% dei casi le soglie sono equivalenti; solo nel 16% dei casi i residui ammessi dal Codex sono inferiori di quelli ammessi dall'UE.

Prodotti alimentari a denominazione d'origine

Le denominazioni geografiche d'origine dei prodotti negli USA sono completamente sconosciute. Sono anzi diffusissimi i prodotti made in USA che riportano sull'etichetta nomi tipicamente italiani od europei, tipo "Parmigiano" o "Feta". L'UE riconosce oltre 3.000 prodotti agroalimentari con indicazione geografica d'origine o come specialità tradizionali44). L'Italia da sola ne conta circa 25045).

Tuttavia l'UE é disposta a difendere nel TTIP46) solo 200 prodotti alimentari a denominazione geografica d'origine. Quelli italiani sono: aceto balsamico di Modena, aceto balsamico tradizionale di Modena, arancia rossa di Sicilia, asiago, bresaola della Valtellina, cappero di Pantelleria, cotechino di Modena, culatello di Zibello, fontina, olio extravergine di oliva del Garda, gorgonzola, grana padano, kiwi di Latina, lardo di Colonnata, lenticchia di Castelluccio di Norcia, mela dell'Alto Adige, montasio, mortadella di Bologna, mozzarella di bufala della Campania, parmigiano reggiano, pecorino romano, pecorino sardo, pecorino toscano, pesca nettarina di Romagna, pomodoro di Pachino, prosciutto di Modena, prosciutto di Parma, prosciutto San Daniele, prosciutto toscano, provolone Valpadana, quartirolo lombardo, radicchio rosso di Treviso, ricciarelli di Siena, riso nano vialone veronese, speck dell'Alto Adige, taleggio, olio extravergine di oliva Terra di Bari, olio extravergine di oliva toscano, casera della Valtellina, olio extravergine d'oliva veneto, zampone di Modena.

Sarà possibile ottenere dagli USA almeno questi pochi riconoscimenti? Alla luce delle richieste statunitensi sul vino trapelate grazie a Greenpeace, si direbbe che la strada é come minimo in salita. I documenti leakati mostrano che USA desiderano utilizzare il TTIP per cancellare gli accordi ora in vigore con l'UE in base ai quali è vietato ai viticoltori statunitensi47) scrivere sulle etichette dei loro vini 17 nomi di vini europei: Chianti, Marsala, Burgundy, Chablis, Champagne, Claret, Haut Sauterne, Hock, Madeira, Malaga Moselle, Port, Retsina, Rhine, Sauterne, Sherry e Tokay.

A titolo di esempio il CETA48), il trattato di libero scambio fra UE e Canada per molti versi simile al TTIP già concluso ed in attesa di approvazione, riconosce 173 prodotti europei a denominazione d'origine49): circa un ottavo di quelli riconosciuti dall'UE nel 2014, quando finì la negoziazione del trattato. Il CETA inoltre consente ai canadesi di continuare a produrre formaggi "stile fontina" "stile feta" eccetera (vale per cinque formaggi europei: feta, fontina, gorgonzola, asiago, munster)50). Un accordo di questo tipo é già considerato un successo europeo51) dal momento che anche il Canada, come gli USA, non ha una tradizione ed una "cultura" relativa all'origine geografica dei prodotti.

Dunque, salvo un eventuale e ridotto numero di eccezioni, il TTIP non consentirà di valorizzare negli USA i prodotti tipici che costituiscono il vanto del comparto agroalimentare europeo in generale ed italiano in particolare: alla generalità dei prodotti DOP e IGP italiani ed europei non verrà riconosciuta una qualità differente e superiore rispetto a quella dei loro omologhi di disparata provenienza52).

Il testo delle proposte negoziali su energia e materie prime che la Commissione Europea ha offerto agli Stati Uniti é stato reso noto grazie ad un leak53) diffuso da Greenpeace Germania l’11 luglio 2016, in occasione dell’avvio di un nuovo round di trattative che coincide54) con uno sforzo teso a spazzare via tutti i numerosi ostacoli e a raggiungere un accordo prima della fine della presidenza Obama. Pochi giorni più tardi la Commissione Europea ha ufficialmente reso pubblico il medesimo testo55)

Il contenuto delle proposte europee, datate 11 giugno 2016, mina alle fondamenta le politiche UE su energia pulita, riduzione delle emissioni di gas serra, efficienza energetica. Prevede fra l’altro di

  • garantire l’accesso al gas ed all’elettricità USA nell’UE (e viceversa) a condizioni di mercato: significa minare gli incentivi europei alla produzione di energia da fonti rinnovabili e rendere pressoché impossibile la protezione dei prosumer, i produttori-consumatori di energia proprietari di piccoli impianti a fonti rinnovabili
  • cercare la convergenza USA-UE su standard comuni relativi ad energie rinnovabili ed efficienza energetica, compresi quelli sul design e sull’etichettatura dei prodotti: come nel caso dei prodotti alimentari, standard ed etichette USA ed UE sono molto diverse e, a meno che gli USA non adottino completamente la normativa europea, più severa della loro, la normativa europea risulterà come minimo annacquata dalla convergenza con quella statunitense
  • incoraggiare l’autoregolamentazione delle industrie a proposito di efficienza energetica: significa affossare la stessa possibilità di dettare regole relative ad etichette energetiche, efficienza energetica degli edifici, emissioni delle auto…

La proposta europea chiede inoltre la completa eliminazione di ogni restrizione al commercio di gas fra USA ed UE. Alla luce dell’entità delle riserve di gas presenti sulle due sponde dell’Atlantico, si tratta della richiesta UE agli USA di abolire le attuali limitazioni alle esportazioni di gas verso l’UE. Una richiesta assolutamente insensata alla luce di due dati di fatto che vengono qui di seguito analizzati:

  • gli USA non hanno gas da esportare, in quanto - nonostante il recente e forte aumento della produzione - essi stessi rimandono importatori netti di gas. E' vero che le importazioni di idrocarburi negli USA sono nettamente diminuite grazie allo sfruttamento di shale oil e shale gas. Tuttavia secondo i dati ufficiali dell'EIA (US Energy Information Administration, l'agenzia governativa che si occupa delle statistiche sull'energia) gli USA dipendono dalle importazioni per il 7% circa del fabbisogno di gas 56) 57) 58) e per il 27% del fabbisogno di petrolio59) 60) 61). La recente eliminazione del divieto all'esportazione di petrolio (vedi oltre) é dovuto a fattori commerciali, e non ad una raggiunta autosufficienza nazionale.
  • il gas americano sarebbe più caro di quello attualmente importato nell’UE dalla Russia perché - anziché attraverso gasdotti già esistenti - esso dovrebbe essere innanzitutto liquefatto, caricato su una nave e trasportato attraverso l’Atlantico; approdato in Europa, dovrebbe poi essere nuovamente gassificato ed immesso nelle reti di distribuzione. Si tratta di operazioni assai costose. Esse, oltretutto, possono essere effettuate solo attraverso un cospicuo impiego di energia. E' opinione diffusa nell'UE che l'importazione via nave del gas liquefatto americano farebbe diminuire i prezzi del gas e quindi dell'energia nell'UE, che ora sono più alti rispetto agli USA. Però basta fare i conti. Attualmente il prezzo del gas importato nell'UE62) è pari a circa 4,1 dollari al MMBTU (il BTU, British Termal Unit63), è l'unità di misura dell'energia usata nel mondo anglosassone; il prefisso "MM" sta per "milione"64) ) mentre il prezzo del gas negli USA é pari a circa 2,8 dollari al MMBTU 65). Il centro studi del Parlamento Europeo stima che liquefare, trasportare in Europa e rigassificare il gas statunitense costerebbe 6 dollari al MMBTU66). Inoltre, secondo le stime dell'amministrazione USA, l'abolizione dei limiti di legge attualmente in vigore all'esportazione del gas verso Europa farebbe rincarare il gas statunitense di 0,22-1,1 dollari al piede cubo 67) 68). Risultato: il gas statunitense costa (o costerebbe) all'UE oltre 8 dollari al MMBTU. Circa il doppio69) del gas che l'UE compra da altri fornitori.

In barba a queste evidenze, l’UE ha iniziato a negoziare il TTIP nella prospettiva che il trattato avrebbe permesso di superare le restrizioni imposte dalle leggi statunitensi all'esportazione sia del gas sia del petrolio: l'obiettivo UE era la creazione di una corsia preferenziale per l'arrivo di idrocarburi provenienti dagli USA, così da beneficiare dello shale oil e dello shale gas americano. Queste aspettative emergono già dal leak di un documento ufficiale datato 201370). Tuttavia gli USA nel dicembre 2015 hanno cancellato il divieto ad esportare petrolio, che era stato istituito negli Anni Settanta71), senza creare alcuna corsia preferenziale per l'UE. Non risultano, da parte dell'UE, reazioni o proteste.

Rimangono in vigore negli USA vari limiti alle esportazioni di gas: quelli che l'UE chiede di abolire, gli stessi di quando sono iniziate le trattative per il TTIP. Essi comunque non impediscono già ora, in linea di principio, l'esportazione verso l'UE. La Lituania, ad esempio, ha pensato ad importare gas statunitense72) ed una nave carica di gas liquefatto USA é arrivata nella primavera 2016 in Portogallo73)74). L'importazione di gas americano non prende piede solo perché non é economicamente conveniente.

Anche nei documenti segreti sul TTIP diffusi da Greenpeace nel maggio 2016 fa ripetutamente capolino75) la richiesta europea agli USA di cancellare i limiti alle esportazioni di gas statunitense verso l'Unione Europea. Gli USA, si legge, sono disposti a farlo solo in cambio di una più ampia apertura UE all'ingresso di capitali statunitensi nei servizi e negli investimenti. Questa sarebbe una concessione utilissima agli USA: mentre, come si é visto, per l'UE sarebbero totalmente inutili le concessioni relative alla possibilità di importare maggiori quantità di gas statunitense, dal momento che il gas americano costerebbe di più.

I limiti di legge in vigore negli USA per le esportazioni di gas - quelli che l'UE chiede di eliminare - sono analizzati da uno studio dedicato all'impatto del TTIP sull'industria e sull'energia dell'UE effettuato dall'agenzia Triple E Consulting su incarico della commissione ITRE (industria, energia, telecomunicazioni) del Parlamento Europeo. Lo studio si intitola "TTIP impacts on Europeans energy markets and manufacturing industries". E' stato redatto prima che fosse eliminato negli USA il divieto all'esportazione di petrolio76), e dunque quella parte non é più attuale. Le cose invece non sono cambiate a proposito delle esportazioni di gas dagli USA.

Per il gas esistono due vincoli. Primo vincolo: le esportazioni dirette verso i Paesi che non hanno accordi di libero scambio con gli USA non possono complessivamente superare il miliardo di metri cubi al giorno. Già ora l'UE può acquistare gas statunitense entro questo "tetto". Secondo vincolo: le esportazioni di gas dirette verso Paesi che hanno stretto accordi di libero scambio con gli USA hanno un “tetto” separato, e pari complessivamente ad altri 1,2 miliardi di metri cubi al giorno. Il TTIP consentirebbe all’UE di competere con molti altri Paesi per aggiudicarsi delle importazioni di gas all'interno del secondo "tetto" anziché del primo.

In questo quadro, quanto gas americano riuscirebbe ad acquistare l'UE entro il secondo "tetto"? In Asia il gas viene pagato più che in Europa: vale soprattutto per il Giappone, con il quale gli USA hanno finito di negoziare il trattato di libero scambio TPP. Il Giappone, circondato dall'oceano Pacifico, non può importare gas attraverso un gasdotto. Lo acquista sotto forma di gas liquefatto trasportato via nave e lo paga 7-8 dollari al MMBUT77). Ovvio che gli statunitensi preferirebbero vendere gas ai giapponesi piuttosto che agli europei. A meno che anche questi ultimi non fossero disposto a pagarlo come e più dei giapponesi.

Rispetto all'industria europea, vantaggi e svantaggi del TTIP non saranno distribuiti uniformemente: dallo studio di impatto che la Commissione Europea usa per giustificare l'opportunità e la necessità di stipulare il trattato78) si ricava79) che il settore più avvantaggiato sarà quello dei veicoli a motore (leggi: automobili), mentre si prospetta un autentico macello per i macchinari elettrici.

Lo studio richiesto dalla Commissione Itre "TTIP Impacts on European Energy Markets and Manufacturing Industries", relativo all'impatto del TTIP su industria ed energia nell'UE, cerca di andare oltre80). Dice che, poiché il prezzo dell'energia nell'UE continuerà prevedibilmente ad essere più alto che negli USA, le industrie europee più sono energivore più saranno svantaggiate dalla concorrenza diretta con quelle statunitensi. Dunque gli svantaggi ricadranno, nell'ordine, sui comparti dei metalli, del cemento, della chimica e della cellulosa.

Lo studio ravvisa anche la possibilità che, in seguito al TTIP, le industrie europee trasferiscano i settori ricerca e sviluppo negli USA, dove l'ambiente é generalmente più favorevole: sarebbe una perdita piccola in termini di posti di lavoro, ma significativa dal punto di vista del valore aggiunto.

Anche se il TTIP prevede un capitolo dedicato alla liberalizzazione degli investimenti nel campo dei servizi, l'UE giura che questo non metterà a repentaglio il ruolo dei servizi pubblici come sanità e istruzione81), servizi idrici e servizi sociali82).

Le BBC News hanno diffuso un leak83) con la proposta iniziale dei negoziatori UE a proposito dei servizi. Questa proposta apre all'intervento degli investitori privati statunitensi tutti i servizi, tranne quelli che i Governi escludono esplicitamente dalla liberalizzazione e dei quali viene fornito l'elenco. E' l'approccio detto "ad elenco negativo", mentre il caso opposto (elencare esplicitamente i servizi aperti agli investitori) sarebbe "ad elenco positivo".

Secondo il leak diffuso dalle BBC News, le esclusioni dei servizi sono di due tipi: "national tratment" (in questo caso gli Stati mantengono solo il diritto di favorire gli operatori nazionali) e "limitation on market access" (i casi in cui vengono posti dei limiti all'intervento di investitori privati).

Le clausole di una polizza di assicurazione sono più chiare dell'elenco dei servizi preclusi agli investitori privati dal TTIP. Un bravo avvocato riuscirebbe ad ottenere risultati sorprendenti facendo lo slalom fra le parole dato che una frase del tipo "il servizio sanitario nazionale italiano é escluso dal TTIP" non compare da nessuna parte. E questo é un problema: anzi, é il problema.

Infatti l'analisi su istruzione pubblica e TTIP effettuata dall'European Trade Union Commitee for Education 84) nota che i negoziatori europei del TTIP hanno manifestato l'intenzione di modellare sull'accordo GATS (General Agreement on Trade and Services)85) il capitolo del TTIP dedicato ai servizi: ma il GATS protegge dalla liberalizzazione (o privatizzazione) solo i servizi erogati "in the exercise of governmental authority", ovvero quelli che non sono forniti su basi commerciali e che non sono in competizione con altri presenti sul mercato. In Europa, non sono erogati "in the exercise of governmental authority" né i servizi sanitari né quelli scolastici e sociali.

L'apertura dei servizi agli investitori privati è uno dei pochissimi punti sui quali il Parlamento Europeo ha formulato raccomandazioni che contengono un'ombra di critica all'approccio finora seguito dalla Commissione Europea nel negoziato sul TTIP.

Le raccomandazioni del Parlamento Europeo 86) chiedono infatti ad USA ed UE una "dichiarazione congiunta che riflette il chiaro impegno dei negoziatori a escludere dall'ambito di applicazione del TTIP gli attuali e futuri servizi di interesse generale, nonché i servizi di interesse economico generale (inclusi, a titolo non esaustivo, acqua, sanità, servizi sociali, previdenza sociale e istruzione)" (paragrafo 2. b) vii). Le raccomandazioni tuttavia non chiedono alla Commissione Europea di ritirare la proposta negoziale diffusa dalle BBC News.

La proposta negoziale dell'UE agli USA su sviluppo sostenibile, ambiente e diritti dei lavoratori é stata leakata nell'ottobre 2015 dal quotidiano britannico Guardian87); poco dopo la Commissione Europea l'ha pubblicata ufficialmente 88). E' stato così possibile constatare l'inconsistenza degli squilli di trombe e dei rulli di tamburi con cui la Commissione Europea aveva precedentemente annunciato89) che il TTIP avrebbe supportato il progresso sociale, avrebbe offerto ai lavoratori una protezione basata sui più alti standard internazionali e avrebbe perfino fornito una ulteriore e solida base alle politiche europee di contrasto ai cambiamenti climatici. Le proposte negoziali UE infatti consistono in generiche dichiarazioni di intenti prive di concretezza e - soprattutto - sono formulate in modo tale da non generare obblighi vincolanti.

A proposito del lavoro, la proposta UE richiama più volte l'importanza dei principi sanciti dall'ILO90) (International Labour Organisation, nota in italia anche come OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro), l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti del lavoratori. Tuttavia la proposta UE non fa alcun riferimento all'inserimento nel TTIP dei principi contenuti nelle sei convenzioni fondamentali dell'ILO che non sono mai state ratificate dagli USA91). In particolare, gli USA non hanno ratificato le convenzioni ILO relative alla libertà sindacale (ILO C0087) e alla contrattazione collettiva del salario (ILO C029. Si tratta di diritti ampiamente consolidati negli Stati UE, mentre negli USA la contrattazione collettiva non esiste e all'interno delle aziende é possibile vietare l'attività sindacale92), con conseguente corsa al ribasso per salari, salute e sicurezza innescata dal tentativo di evitare la perdita del lavoro.

Con la "protezione dei lavoratori" stabilita dal TTIP questa disparità non cambierà. Anzi: l'UE sarà posta in diretta concorrenza con un'economia nella quale é praticata la corsa al ribasso dei salari e la legislazione europea sul lavoro é inserita nell'elenco delle "barriere non tariffarie" fra USA ed UE93).

Quanto all'ambiente, la proposta negoziale UE contiene dichiarazioni sulla sua importanza e sulla necessità sia di un alto livello di protezione sia di politiche concrete per raggiungere l'obiettivo. Di nuovo, però, niente obblighi vincolanti (parziale eccezione solo per la sostenibilità della pesca) e niente riferimenti alla necessità di fondare le previsioni contenute nel TTIP sui più importanti trattati internazionali per la protezione dell'ambiente.

Gli Stati Uniti, a differenza dell'UE, non hanno mai ratificato alcuni di essi: come il Protocollo di Kyoto94) per la riduzione dei gas serra95)96) o come la Convenzione di Stoccolma97)98) contro gli inquinanti organici persistenti99).

Per contro, il linguaggio usato nel TTIP a proposito della clausola ISDS (o sistema ICS) é ben diverso dalle generiche affermazioni sull'ambiente prive di qualsiasi sbocco pratico: la clausola ISDS (o il sistema ICS) offre davvero alle imprese uno strumento per farsi risarcire i danni dagli Stati che attuano politiche a loro sgradite, fra cui spiccano le politiche che difendono l'ambiente e la salute.

La creazione di molti nuovo posti di lavoro è la carota che le istituzioni europee regolarmente presentano all'opinione pubblica quando si parla di TTIP. Parlano di incremento dell'occupazione il commissario europeo al Commercio Cecilia Malmström 100) e il sito sul TTIP della Commissione Europea101); parlano di incremento dell'occupazione il mandato negoziale102) conferito dal Consiglio UE alla Commissione Europea e le raccomandazioni sul TTIP approvate dal Parlamento Europeo. Tuttavia un documento ufficiale consente di grattare via questa retorica. Si tratta di un rapporto sul TTIP richiesto dalla commissione EMPL103) (Occupazione e Affari Sociali) del Parlamento Europeo. Dice in sostanza che nei primi anni di TTIP sarà licenziato un numero di lavoratori UE presumibilmente compreso fra lo 0,3 e l'1,5% del totale: la stima varia in base ai diversi modelli economici da cui essa discende e agli scenari che essi prendono in considerazione. Significa che nel migliore dei casi perderanno il lavoro 654.000 persone circa, e nel peggiore 3.270.000 persone circa.

Il rapporto in questione si intitola "TTIP and Jobs"104) ed è stato pubblicato nell'aprile 2016. Ne è autore Gabriel Felbermayr105) dell'Ifo Institute – Leibniz Institute for Economic Research106), legato all'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera107).

"TTIP and Jobs" non sposa la tesi di Capaldo secondo cui il trattato sarà un disastro per i lavoratori europei. Non ammette nemmeno il tremendo impatto sull'occupazione causato dal trattato di libero scambio NAFTA fra Stati Uniti, Messico e Canada: dice anzi che nel 1994-1997 (cioè nei primi anni di entrata in vigore del trattato) l'economia statunitense creò 10 milioni di posti di lavoro ma rileva che nello stesso periodo, secondo dati ufficiali statunitensi, a 140.000 lavoratori USA fu riconosciuto il diritto all'assistenza pubblica a causa degli effetti del NAFTA.

Sullo sfondo dello studio infatti si intravvede la linea di pensiero secondo la quale i trattati di libero scambio sul lungo periodo fanno bene all'economia anche se essi inducono una ristrutturazione nell'assetto produttivo che causa morti e feriti, sul breve periodo, all'interno dei settori che si trovano ad essere meno competitivi: secondo questa "filosofia", ad una più ampia liberalizzazione degli scambi corrispondono più elevati vantaggi a lungo termine ma anche più acuti effetti collaterali indesiderabili sul breve periodo. E' la stessa linea di pensiero - peraltro - dello studio di impatto del TTIP effettuato dal CERP e invocato dalla Commissione Europea a riprova dei benefici attesi dal trattato. "TTIP and Jobs" si limita ad esaminare l'ampiezza degli effetti collaterali indesiderabili.

Risultato tratteggiato da "TTIP and Jobs": sul breve termine, un certo numero di lavoratori impiegati nelle aziende e nei settori che si troveranno in difficoltà (produzione di macchinari elettrici, metalmeccanica, servizi finanziari…) dovrà "ricollocarsi" nelle aziende e nei settori avvantaggiati dal TTIP. La "ricollocazione" - leggi: la perdita del posto di lavoro - riguarderà un numero di lavoratori europei presumibilmente compreso fra lo 0,3 e l'1,5% del totale.

Lo studio tratteggia questa "ricollocazione" come un piccolo male necessario per conseguire vantaggi complessivi ben più grandi, ma avverte che essa difficilmente avverrà in modo istantaneo (traduzione: i "ricollocandi" rimarranno prevedibilmente disoccupati per un certo periodo di tempo) e che questo fenomeno, se non sarà gestita attraverso opportuni ammortizzatori sociali, potrà minare i benefici portati dal TTIP all'economia UE. Suggerisce pertanto l'opportunità di creare programmi speciali di assistenza, anche attraverso l'EGF108) (European Globalization Adjustment Fund).

Fin qui lo studio "TTIP and Jobs". Si può aggiungere che i lavoratori europei sono circa 218 milioni: infatti, in base ai dati Eurostat, ha un lavoro109) il 64,9% dei residenti nell'UE di età compresa fra i 15 e i 64 anni, la popolazione complessiva UE110) è pari a 510 milioni circa di persone e la fascia di età 15-64 anni assorbe il 65,9% della popolazione111). Il calcolo delle persone costrette a "ricollocarsi" dal punto di vista lavorativo viene di conseguenza: fra 654.000 e 3.270.000 unità, ragionando sempre per approssimazione.

Si può aggiungere anche che, per il periodo 2014-2020, il fondo europeo EGC il cui impiego è suggerito da "TTIP and Jobs" ha un budget di 150 milioni all'anno. Esso può coprire per non più di due anni il 60% delle spese legate all'assistenza e-o alla riqualificazione professionale dei lavoratori rimasti disoccupati a causa di significativi cambiamenti strutturali dovuti alla globalizzazione. Il restante 40% degli oneri è a carico degli Stati membri.

Assumendo - del tutto arbitrariamente - che gli effetti collaterali negativi del TTIP siano i più leggeri fra quelli indicati come verosimili da "TTIP and Jobs" (perde il posto lo 0,3% dei circa 218 milioni dei lavoratori europei) e che questi effetti negativi siano diluiti nell'arco di addirittura 10 anni, si ricava che ogni anno rimarrebbero disoccupati a causa del TTIP circa 65.000 lavoratori UE. Con il budget attuale dell'ECG, ciascuno di essi riceverebbe dall'UE circa 2.300 euro all'anno, più altri 1.500 circa dal proprio Stato. Totale, 3.800 euro a testa all'anno per un massimo di due anni. Sono meno di 320 euro al mese, da far bastare sia per la sopravvivenza personale e familiare sia per la riqualificazione professionale.

"Epidemiologia e prevenzione", rivista dell'Associazione Italiana di Epidemiologia, ha pubblicato nel marzo 2016 un articolo che cerca di valutare gli effetti che il TTIP potrà avere sulla salute pubblica. Si intitola "Il potenziale impatto del partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) sulla salute pubblica"112)113) e porta le firme di Roberto De Vogli114) e di Noemi Renzetti115). E' accompagnato da un editoriale116) di Paolo Vineis117) dedicato a globalizzazione, risorse naturali e salute.

I principali risultati de "Il potenziale impatto del parternariato transatlantico" sono:

  • Il TTIP potrà contribuire alla salute collettiva esclusivamente nella misura in cui esso eventualmente indurrà un aumento del benessere, del PIL e del reddito anche negli strati sociali più bassi: viene citato lo studio di Capaldo per indicare che un avvenimento del genere è tutt'altro che certo
  • La protezione dei diritti di proprietà intellettuale (che comprende anche la protezione dei brevetti relativi ai farmaci) può limitare l'accessibilità dei farmaci detti "generici" o "equivalenti"118), rendendo le cure mediche più dispendiose (si può aggiungere che proprio questo è uno degli effetti del TPP, il trattato commerciale "gemello" del TTIP e anch'esso incentrato sugli Stati Uniti)
  • Il TTIP prevede l'apertura dei servizi sanitari agli investitori privati, e " La letteratura esistente dimostra chiaramente che la privatizzazione dei servizi sanitari porta a disuguaglianze nell’accesso alle cure sanitarie e alla riduzione nell’utilizzo di cure necessarie soprattutto tra le popolazioni più vulnerabili"
  • La clausola ISDS (evidentemente l'articolo è stato scritto prima che la Commissione Europea proponesse di sostituirla con l'equivalente sistema ICS, ndr) potrebbe impedire ai Governi efficaci campagne contro alcol, fumo, tabacco, junk food; potrebbe persino l'attuazione degli accordi di Parigi sul clima119) (il global warming è anche un problema sanitario, e non solo ambientale): vengono citati in proposito vari esempi relativi fra l'altro alle cause intentate dalle multinazionali ai Governi per le caratteristiche imposte dalla legge al packaging delle sigarette e per i divieti di fracking
  • Il TTIP può indebolire le normative europee relative ad agricoltura e cibo, con gravi conseguenze relative alla sicurezza alimentare. Fin qui l'articolo su "Epidemologia e prevenzione". Si può aggiungere che le conseguenze del TTIP sulla sicurezza alimentare già si intravvedono concretamente, dato che l'UE sta cedendo sui residui di pesticidi ammessi nei prodotti agroalimentari.

Un'analisi approfondita delle ricadute del TTIP sulla salute pubblica, ma dedicata unicamente agli effetti del trattato sul servizio sanitario nazionale britannico, è stata effettuata da Michael Bowsher120), un legale membro del Queen's Counciel121), su incarico del sindacato Unite the Union122). Il comunicato stampa123) e il testo completo124) dell'analisi sono stati diffusi nel febbraio 2016.

Michael Bowsher ha tenuto conto unicamente dei documenti ufficiali diffusi dalla Commissione Europea: le proposte che la stessa Commissione Europea ha presentato agli USA su servizi, investimenti ed e-commerce125)126) nonchè sul sistema ICS127) che dovrebbe sostituire la clausola ISDS. Va sottolineato che le proposte della Commissione Europea non costituiscono affatto il testo del TTIP concordato al tavolo negoziale, poichè esso è ancora segreto e noto solo attraverso i leak128). Tuttavia le proposte dell'UE contengono gli obiettivi che l'UE stessa vorrebbe raggiungere.

La sua analisi di questi testi conclude che le parole attraverso le quali l'UE e gli Stati membri (nella fattispecie, la Gran Bretagna) si riservano il diritto di prendere qualsiasi decisione relativa al servizio sanitario nazionale in nome dell'interesse pubblico sono svuotate di significato dalla presenza del sistema ICS, che consente agli investitori di citare in giudizio gli Stati davanti a un tribunale speciale qualora essi ritengano di non aver ricevuto un trattamento giusto ed equo o qualora essi ritengano di aver subito un esproprio indiretto. Trattamento giusto ed equo ed esproprio indiretto, dice il legale, sono infatti concetti fumosi che possono includere qualsiasi provvedimento pubblico in grado di danneggiare gli interessi di un investitore.

19) http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2015/january/tradoc_153026.pdf, " Specific sanitary and phytosanitary import requirement", articolo 7, comma 7
38) vedere "Specific sanitary and phytosanitary import requirement", articolo 7, comma 7
65) https://www.eia.gov/dnav/ng/hist/rngwhhdd.htm ; url consultato nel luglio 2016
69) calcolo aggiornato al luglio 2016
93) studio sulle barriere non tariffarie fra USA ed UE richiesto ad Ecorys dalla Commissione Europea, http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2009/december/tradoc_145613.pdf, allegato dedicato alla loro analisi economica, http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2009/december/tradoc_145614.pdf , vedere a pag. 45