APPENA INSEDIATOSI ALLA CASA BIANCA, DONALD TRUMP HA RITIRATO GLI USA DAL TRATTATO COMMERCIALE TTP, IL "FRATELLO" DEL TTIP1). TUTTAVIA NON HA MAI DICHIARATO LE SUE INTENZIONI SUL TTIP. I NEGOZIATI SONO FERMI DAL GENNAIO 2017, QUANDO E' STATO DIFFUSO UN COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CHE SOTTOLINEA LE CONVERGENZE FINORA RAGGIUNTE2) L'UE RITIENE CHE LE TRATTATIVE POSSANO RIPRENDERE DOPO LA STABILIZZAZIONE DELLE RELAZIONI CON IL NUOVO PRESIDENTE3)

Il più importante segreto europeo. I leak e i documenti ufficiali sul contenuto

L'apertura dei negoziati per il TTIP é il frutto di pluriennali contatti in questo senso fra USA ed UE: si potrebbero cercare dichiarazioni di intenti e auspici a ritroso nel tempo. L'inizio delle trattative é stato annunciata nel giugno 2013 da Obama e Barroso, che allora erano, rispettivamente, presidente degli Stati Uniti e presidente della Commissione Europea4). Secondo gli auspici iniziali delle due parti, le trattative dovevano concludersi entro il 20145). Poi USA ed UE hanno espresso l'intenzione di arrivare ad un accordo entro la fine della presidenza Obama6). Sebbene non siano state formalmente chiuse, le trattative sono finite in freezer con l'elezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump7) nel novembre 2016.

I negoziati si sono svolti attraverso sessioni della durata di una settimana, ciascuna delle quali é stata dedicata ad un tema specifico - dalle questioni fitosanitarie all'energia, dai servizi agli investimenti. I risultati concreti dei colloqui sono coperti dal più rigoroso segreto ufficiale e sono parzialmente noti solo grazie ai leak. Né il comunicato stampa congiunto diffuso alla fine della presidenza Obama né i comunicati stampa emanati alla fine dei singoli round negoziali offrono dettagli sugli accordi di volta in volta raggiunti o sui punti in cui le posizioni delle due parti si sono mostrate inconciliabili.

I documenti segreti diffusi da Greenpeace all'inizio di maggio 2016 mostrano divergenze fra USA ed UE talvolta significative e talvolta abissali. Secondo Greenpeace8), le pagine segrete che essa ha pubblicato rappresentano circa metà del contenuto del trattato.

Negoziati a porte chiuse, anzi chiusissime

I colloqui per il TTIP sono segreti. USA e UE concordano sul fatto che la riservatezza giova al buon andamento del negoziato. E' possibile farsi un'idea delle discussioni intercorse fra USA ed UE, degli accordi già raggiunti e delle divergenze rimaste da appianare solo grazie ai documenti segreti (248 pagine) ottenuti e diffusi da Greenpeace all'inizio del maggio 2016. Non sono infatti disponibili i verbali ufficiali delle riunioni fra le delegazioni di UE ed USA, e nemmeno gli ordini del giorno o l'elenco dei partecipanti agli incontri. Il testo del TTIP verrà reso noto ufficialmente soltanto quando sarà stato scritto per intero e verrà sottoposto all'approvazione senza la possibilità di apportarvi modifiche.

Nell'estate 2015, Wikileaks ha posto una taglia di 100.000 euro sul testo completo del TTIP9), definendolo "Europe's most wanted secret", "il segreto più ricercato dell'Europa": con l'aggettivo "wanted" si indicano i criminali cui la polizia sta dando la caccia. Ma sarebbe meglio dire che il testo del TTIP è il segreto più importante d'Europa, perchè il trattato (se sarà approvato) cambierà le caratteristiche di merci e servizi a disposizione degli europei. Nel gennaio 2015, la mediatrice europea (ombudsman) ha chiesto10) di rendere pubblica una maggior quantità di informazioni sui negoziati TTIP: la Commissione Europea e la commissaria alla Concorrenza e al Commercio, Cecilia Malmström, hanno risposto11) lanciando quella che i media hanno definito 12) “un'iniziativa di trasparenza”. Consiste in una sezione sul TTIP13) all'interno del sito internet della Commissione Europea dedicato al commercio internazionale.

In questa sezione, periodicamente arricchita fino all'interruzione dei negoziati, è pubblicato vario materiale dell'UE sul TTIP14), compresi alcuni documenti ufficiali che rappresentano il punto di vista portato dal'UE al tavolo negoziale. Però essa non contiene neanche l'ombra di un testo “consolidato”, cioè di uno dei testi prodotti durante le trattative (ne conosciamo però alcuni grazie a Greenpeace), e neanche gli USA hanno mai pubblicato qualcosa del genere.

La mediatrice europea ritiene insufficiente15) questo tipo di “trasparenza”.

Chi sta trattando il TTIP e chi sarà chiamato ad approvarlo

Le trattative per il TTIP sono condotte da burocrati, sotto la responsabilità dei politici dai quali essi prendono istruzioni.

Sul versante statunitense, fino alla fine della presidenza Obama il responsabile politico delle trattative é stato il Rappresentante per il Commercio Michael Froman. Il successore di Obama, Donald Trump, ha sostituito Foreman con Robert Lighthizer16); il suo insediamento é avvenuto contemporaneamente con il congelamento delle trattative. Il braccio operativo di Foreman nei colloqui era costituito da una delegazione di funzionari dell'Office of the United States Trade Representative17)18), l'agenzia che ha il compito di sviluppare le politiche commerciali e di consigliare in proposito il presidente. Il capo delegazione era Dan Mullaney19).

Per l'UE, le trattative sono condotte dalla Commissione Europea (più in particolare, il diretto responsabile politico è il commissario europeo commercio, Cecilia Malmström) attraverso funzionari del Dg Trade20)21), il direttorato per il commercio della Commissione Europea. La delegazione è guidata da Ignacio Garcia Bercero22).

La Commissione Europea, a sua volta, nelle trattative si attiene alle linee guida (il cosiddetto "mandato")23) fissate dal Consiglio UE, l'organo dell'Unione Europea che riunisce i ministri degli Stati membri, e si consulta regolarmente con il Consiglio stesso.

Il Parlamento Europeo non ha un ruolo nelle trattative. I parlamentari europei possono recarsi in una sala di lettura appositamente istituita per prendere visione dei documenti che non vengono resi pubblici, ma hanno il divieto di riprodurli e di divulgarne il contenuto24). Le stesse regole sono in vigore nelle sale di lettura allestite per i deputati eletti nei parlamenti nazionali in varie capitali europee25), Roma compresa26)27).

A richiesta, i parlamentari europei e nazionali possono entrare per due ore in una stanza in cui sono custodite 300 pagine di documenti segreti sul TTIP. Sono sorvegliati a vista da un funzionario, senza connessione ad internet e senza la possibilità di farsi accompagnare da un esperto. E' loro consentito l'uso di carta e penna, ma devono lasciare all'ingresso cellulari, computer e tutti gli strumenti potenzialmente utili a riprodurre i documenti segreti. Devono inoltre firmare l'impegno a mantenere il segreto28)29)30)31).

Il grafico (clic sull'immagine per vederla ingrandita) riassume le limitazioni e gli ostacoli che i parlamentari europei devono fronteggiare per accedere ai documenti sul TTIP

Una volta che il testo del trattato sarà ultimato, il Congresso degli Stati Uniti, i Governi degli Stati UE ed il Parlamento Europeo decideranno se adottare il trattato o respingerlo. Non potranno però apportare modifiche al testo concordato durante i negoziati.

L' opinione prevalente, ma non ancora assodata32) è che il TTIP riguardi anche materie di competenza degli Stati membri dell'UE, e che quindi debba essere ratificato dai parlamenti degli Stati UE. Anche il Servizio Studi del Senato italiano ritiene33) che il TTIP debba ottenere la ratifica di ogni parlamento nazionale. In alcuni Stati UE il Parlamento é formato da due camere o addirittura esistono più parlamenti, come nel caso del Belgio. Ottenere tutte queste approvazioni per il TTIP si prospetta un'impresa alquanto ardua da portare a compimento, come dimostra la decisione del parlamento della Vallonia belga di dire no34) all'approvazione del CETA35), il trattato di libero scambio fra UE e Canada per molti versi analogo al TTIP. In Olanda é addirittura stato richiesto un referendum popolare36) sulla ratifica del TTIP.

Se per il TTIP fosse necessaria la ratifica da parte di tutti i parlamenti degli Stati UE, la strada per la sua adozione si prospetterebbe lunga ed in salita. In questo quadro vanno collocate le dichiarazioni37) rilasciate dal ministro italiano dello Svilippo Economico, Carlo Calenda, secondo il quale TTIP e CETA "sono fondamentali" e dunque, per evitare imprevisti, bisognerebbe rendere sufficiente per l'approvazione l'ok di Consiglio UE e Parlamento Europeo, eliminando qualsiasi ruolo dei parlamenti degli Stati UE.

L'iter per la ratifica del TTIP da parte dell'UE è comunque ancora da definire. Si può immaginare che sarà simile a quello prescelto dalle istituzioni europee per il CETA38), il trattato con il Canada "fratello" del TTIP: entrata in vigore provvisoria di gran parte del trattato (escluse solo le parti che toccano direttamente la competenza degli Stati membri, come la clausola ISDS) dopo l'approvazione di Consiglio UE e Parlamento Europeo; entrata in vigore completa e definitiva dopo l'intero processo di ratifica da parte dei parlamenti degli Stati UE.

L'iter per il TTIP sarà inoltre influenzato dalla sentenza che la Corte di Giustizia UE è chiamata ormai da anni ad emettere39) a proposito delle modalità con cui dovrà essere ratificato il trattato di libero scambio che UE e Singapore hanno finito di negoziare nel 201540) e che non é ancora entrato in vigore. Si riteneva che la sentenza sarebbe stata pronunciata entro il settembre 2015. Non è noto quando verrà emessa.

Donald Trump alla Casa Bianca. Dietrofront USA sui trattati di libero scambio?

Dopo l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, avvenuta nel novembre 2016, la strada del TTIP sembra in salita: ma non sbarrata. Durante la campagna elettorale, Trump ha promesso di proteggere gli interessi degli Stati Uniti dalle ricadute negative del commercio internazionale, di rinegoziare il NAFTA con Messico e Canada41) e di stringere solo trattati commerciali in grado di ridurre il deficit commerciale, aumentare la produzione interna, garantire eque condizioni per i lavoratori42).

Una volta eletto, Trump ha preso una decisione solo sul TPP, l'altro grande nascente trattato di libero scambio imperniato sugli USA: con uno dei suoi primi ordini esecutivi, ha ritirato gli USA dal trattato43).

Alla vigilia dell'insediamento di Trump, USA ed UE hanno diffuso un comunicato stampa congiunto con l'elenco dei temi sui quali le trattative per il TTIP hanno raggiunto un accordo44), come per sancire la consapevolezza che di lì a pochissimi giorni una pagina sarebbe stata girata. Trump comunque, come ha sottolineato anche la commissaria UE al Commercio, Cecilia Malmström 45), non ha mai esplicitato cosa intende fare a proposito del TTIP: dal punto di vista UE, il negoziato non é interrotto ma solo congelato fino alla stabilizzazione dei rapporti con il nuovo inquilino della Casa Bianca46). La stessa Malmström, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ed il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker hanno invitato Trump a riprendere i negoziati per il TTIP47); nella medesima direzione si é spesa la cancelliera tedesca Angela Merkel48).

L'influenza delle lobby sulle trattative

Una parola in più o in meno inserita nel TTIP muove ovviamente interessi economici enormi: basta pensare che si tratta fra l'altro di definire standard comuni per le merci e di aprire i servizi agli investimenti privati. Dunque le trattative per il TTIP sono oggetto di un'intensa azione di lobbying: i grandi portatori di interessi economici fanno giungere alle orecchie del negoziatori desideri e richieste e premono perché il trattato ne tenga conto. Non é un'azione carbonara o proibita, anche se non avviene esattamente sotto i riflettori.

Anche i gruppi che portano avanti interessi pubblici (dall'ambiente alla salute, ad esempio) cercano di farsi sentire dall'UE sul TTIP: ma la loro voce risulta assai meno potente.

L'organizzazione non governativa CEO (Corporate Europe Observatory)49), che tiene sotto osservazione l'interazione fra le istituzioni europee e i grandi interessi economici, ha ricostruito50) nel luglio 2014 i contatti intercorsi fra i lobbysti e il DG TRADE (il direttorato per il commercio estero della Commissione Europea) a proposito del TTIP durante la fase preparatoria al lancio ufficiale delle trattative, cioé nel 2012 e nei primi mesi del 2013.

I funzionari del direttorato hanno incontrato 289 "portatori di interessi" e hanno avuto con loro, complessivamente, 560 fra consultazioni, riunioni a porte chiuse e dibattiti.

Il 92% di questi incontri - 520 su 560 - riguardava “business lobbyst”: lobbysti attivi nel settore dell'economia e degli affari. Solo il 4% degli incontri (26 su 560) é stato con gruppi di interesse pubblico. Un altro 4% degli incontri é stato con privati e con soggetti tipo amministrazioni pubbliche e istituzioni accademiche.

Ovvero, per ogni incontro con i cittadini o con i sindacati ci sono stati 20 incontri con società private o con organizzazioni di tipo imprenditoriale. L'infografica di CEO51) riassume la situazione.

Le più incontrate sono state le industrie europee del settore agroalimentare. A seguire, le lobby rappresentative di interessi trasversali (come le unioni industriali) e poi quelle legate a telecomunicazioni e informatica, automobili, ingegneria, prodotti chimici, finanza, tecnologie per la salute, audiovisivi e farmaci.

La maggior parte di queste lobby appartiene al panorama europeo (pressoché nullo il coinvolgimento dell'Europa orientale) ma una discreta percentuale è di provenienza statunitense.

Per il periodo successivo non abbiamo statistiche ma solo segnalazioni frammentarie e sparse. Non sono sistematizzate né esaurienti, ma danno l'idea di come l'azione di lobby attorno al TTIP prosegue e gode anzi di ottima salute. Ci sono notizie di azioni di lobby da parte dei fabbricanti tedeschi di automobili52), di Google53), di studi legali specializzati in commercio internazionale54)

Ancora CEO segnala55) il tourbillon di conferenze svoltesi in concomitanza con il round di negoziati sul TTIP svoltosi a Bruxelles nel luglio 201556). Queste conferenze sono state un'occasione di incontro fra politici, portatori di interessi economici e burocrati-negoziatori; le hanno organizzate studi legali internazionali, grandi compagnie farmaceutiche, associazioni di industriali.

Le fonti di informazione sul contenuto del TTIP

USA ed UE concordano sul fatto che la segretezza giova al buon andamento del negoziato sul TTIP: dunque non vengono diffusi ufficialmente i testi su cui sinora si sono accordate le delegazioni che discutono il trattato.

Però possiamo farci un'idea dei temi sul tappeto, delle posizioni iniziali che le due parti portano al tavolo del negoziato e a volte perfino delle convergenze già raggiunte e delle divergenze ancora da appianare. A questo proposito disponiamo di tre fonti di informazioni:

a) La Commissione Europea ha pubblicato su internet57)58) vari documenti:

  • il mandato ricevuto dal Consiglio UE59) con le linee guida di fondo per i negoziati
  • alcuni “position paper” che indicano l'obiettivo dei negoziati su temi specifici (ad esempio problemi fitosanitari, energia e materie prime, apparecchiature mediche, cosmetici…)
  • diverse “textual proposal”, cioè testi proposti alla controparte come punto di partenza per i negoziati
  • molto materiale pensato per il pubblico che riassume impegni ed obiettivi perseguiti dall'UE nel corso delle trattative

Si tratta in tutti i casi di testi che consentono di definire l'oggetto delle trattative ma che non consentono di intuire i termini esatti degli accordi finora raggiunti

b) Anche l'Office of the United States Trades Representative ha pubblicato su internet60) gli obiettivi USA relativi a vari temi specifici delle trattative. Valgono le stesse considerazioni: conosciamo le posizioni di partenza ma non gli accordi raggiunti durante il negoziato

c) I leak, importantissimi. Sono documenti ufficiali la cui circolazione dovrebbe avvenire solo all'interno di ristrettissime cerchie istituzionali. Spesso consentono di cogliere gli accordi concreti già raggiunti da USA ed UE. A volte politici, giornalisti o organizzazioni non governative riescono ad accedere a uno di questi documenti e lo pubblicano su internet. Merita particolare risalto il massiccio leak diffuso da Greenpeace nel maggio 2016.

I leak sono sparsi per il web: non esiste un sito internet che li raccoglie tutti. Questa Wiki TTIP comprende la traduzione italiana dei leak diffusi da Greenpeace nel maggio 2016 e cerca di linkare altri gli leak noti e rilevanti. Per l'elenco dei leak diffusi a partire dall'inizio del negoziato, si può far riferimento alla pagina dell'English Wikipedia relativa al TTIP61), che nella bibliografia, insieme a varia altra documentazione sul trattato, ha i link ai leak.

I leak finora si sono dimostrati affidabili. Il capo negoziatore UE ha riconosciuto che sono autentici i leak diffusi da Greenpeace62). Inoltre, ad esempio, il leak della proposta UE per il capitolo sull'energia diffuso da Greenpeace l'11 luglio 201663) ha trovato conferma nel testo pubblicato dalla stessa UE quattro giorni dopo64); così pure il "mandato" con cui il Consiglio UE ha incaricato la Commissione Europea di negoziare il TTIP é stato prima leakato65) e poi pubblicato in forma ufficiale dalla UE66): è risultato identico.

Altri documenti leakati hanno mostrato di coincidere sostanzialmente con quelli omologhi successivamente pubblicati in forma ufficiale ma relativi a fasi diverse della trattativa.

Non tutti i leak hanno avuto conferme ufficiali. Però finora nessun leak è stato smentito.

Il massiccio leak diffuso da Greenpeace

Il 2 maggio 2016 Greenpeace Olanda ha diffuso 16 documenti segreti del TTIP: in totale, 248 pagine67))). Fra i 16 documenti, il più recente è della primavera 2016.

Il leak comprende due tipi di informazioni:

  • i cosiddetti "testi consolidati" usciti dal tavolo negoziale, che evidenziano convergenze e divergenze fra UE ed USA su vari capitoli del TTIP
  • un memorandum interno della Commissione Europea in cui si fa il punto sullo stato delle trattative al marzo 2016.

Nel comunicato stampa che accompagna la diffusione del leak68), Greenpeace specifica che é stato necessario ribattere i documenti (senza alterare di una virgola il contenuto) per eliminare gli errori di ortografia ed i marcatori che avrebbero consentito di identificare la fonte della fuga di notizie. Il capo della delegazione UE per le trattative del TTIP ha ammesso che i leak sono autentici69).

L'importanza di questi testi é data soprattutto dal fatto che essi contengono varie posizioni e richieste degli USA ed evidenziano le convergenze e le divergenze fra USA ed UE: un ambito che fino a quel momento era completamente inesplorato, dato che i precedenti leak e i documenti ufficiali si limitano alle posizioni e-o alle richieste europee. Dalla loro lettura spicca l'assenza di alcuni temi all'interno del negoziato (non ha trovato spazio, ad esempio, il principio europeo di precauzione) ed emergono quattro punti salienti: le aggressive richieste USA per l'agricoltura, l'asimmetria del negoziato, la debolezza della posizione negoziale UE e la distanza fra le posizioni negoziali di UE ed USA.

Le richieste USA per l'agricoltura

In base ai testi diffusi da Greenpeace, le richieste dei negoziatori USA all'UE sono particolarmente aggressive in materia di agricoltura e di "prodotti della tecnologia agricola moderna"70), un modo pudìco per indicare OGM, carne agli ormoni e in generale le amplissime differenze normative che ora esistono fra i prodotti agroalimentari europei e statunitensi. Secondo lo studio d'impatto del TTIP sull'agricoltura effettuato dal Governo statunitense, l'eliminazione di queste differenze normative consentirebbe all'agricoltura statunitense di polverizzare l'agricoltura UE.

Gli Stati Uniti vorrebbero scadenze certe per l'iter europeo di esame dei "prodotti della moderna tecnologia agricola", giustificazioni scritte in caso di ritardo e decisioni esclusivamente prese in base a "rilevanti prove scientifiche": per capire significato ed implicazioni di questa espressione solo apparentemente neutra, bisogna tener presente che dal punto di vista statunitense la scienza definisce la carne agli ormoni non rischiosa per la salute e le colture OGM equivalenti ai loro omologhi convenzionali. Se l'UE accettasse queste richieste USA, diventerebbe impossibile vietare sul territorio UE la coltivazione degli OGM per salvaguardare l'agricoltura biologica e-o la biodiversità, oppure a causa della volontà dei cittadini.

Sempre a proposito di agricoltura, va sottolineata l'insistenza degli USA sull'abolizione dei dazi UE relativi ai prodotti agricoli71): se il TTIP venisse approvato, i dazi potrebbero costituire l'unica salvaguardia dell'agricoltura UE di fronte alla concorrenza dell'agricoltura USA.

Ancora, gli USA chiedono72) di cancellare attraverso il TTIP gli accordi ora in vigore con l'UE che ora vietano agli americani73) di scrivere sulle etichette dei loro vini "Chianti", "Marsala" e altri 15 nomi dei vini europei74).

L'asimmetria del negoziato

Per quel che si vede dal leak di Greenpeace, a varie aggressive richieste USA non fanno da contrappeso richieste UE altrettanto aggressive: vale per i dazi agricoli citati sopra e più in generale per tutto il tema dell'abolizione dei dazi rispetto al quale i negoziatori UE si limitano a notare, in un documento interno75), che le posizioni portate al tavolo delle trattative sarebbero in equilibrio solo se gli USA accettassero di abolire i dazi sull'importazione di auto e veicoli fabbricati nell'UE, mentre - lo sappiamo da un altro brano dello stesso documento - all'UE é ben noto che gli USA sono disposti ad eliminare i dazi sull'importazione delle auto europee solo in cambio del massiccio ingresso di prodotti agricoli USA nell'UE.

Altre asimmetrie conclamate: l'UE é disposta ad offrire alle imprese USA l'accesso a tutti gli appalti pubblici banditi sia dall'UE stessa sia negli Stati membri mentre gli USA sono disposti ad offrire alle imprese UE solo l'accesso alle gare d'appalto bandite a livello federale76), ma non dalle singole amministrazioni degli Stati USA. Inoltre gli USA vogliono l'ingresso di loro rappresentanti negli organismi tecnici UE incaricati di definire gli standard tecnici ed elettrotecnici mentre non risulta una simmetrica richiesta UE77).

La debolezza della posizione negoziale UE

Dai documenti diffusi da Greenpeace non traspaiono posizioni aggressive assunte dall'UE al tavolo negoziale. Essi fra l'altro confermano che l'UE stessa ha proposto ai negoziatori USA di ammettere l'ingresso nell'UE di prodotti alimentari USA contenenti residui di pesticidi più alti di quelli ammessi dalle norme UE: secondo la proposta negoziale UE78), i residui di pesticidi tollerati nei prodotti scambiati fra UE ed USA dovrebbero essere quelli fissati dal Codex Alimentarius79); Greenpeace ha calcolato80) che nel 44% dei casi i residui di pesticidi ammessi dal Codex sono più alti di quelli consentiti dalla normativa UE; nel 40% dei casi le soglie sono equivalenti; solo nel 16% dei casi sono inferiori di quelli ammessi dall'UE.

Non è l'unico caso in cui l'UE mostra una posizione debole nelle trattative. L'UE ad esempio ha offerto agli USA di includere i servizi finanziari nel TTIP, chiedendo in cambio l'istituzione di un quadro normativo comune per il settore: ma agli USA - riconosce la stessa UE81) - non interessa affatto includere i servizi finanziari nel TTIP.

Nel documento UE che fa il punto sullo stato delle trattative al marzo 201682) traspare in due distinti punti che all'UE interessa abolire i limiti attualmente imposti dalle leggi statunitensi alle esportazioni di gas liquefatto verso l'UE: cosa che gli USA, si dice, potrebbero accettare in cambio di una più ampia apertura dell'UE all'ingresso dei capitali statunitensi nei servizi e negli investimenti. E' tuttavia un dato di fatto che gli USA non hanno gas da esportare, in quanto sono importatori netti sia di gas sia di petrolio. Significa che l'UE è disposta ad offrire agli USA un vantaggio utilissimo - la maggiore apertura agli investimenti, compresi quelli nei servizi - in cambio di una concessione assolutamente priva di significato reale.

La distanza fra le posizioni negoziali

Da ogni pagina dei 16 documenti segreti diffusi da Greenpeace appare la distanza fra le posizioni negoziali di USA ed UE. Per certi versi, non ci si può aspettare altro dai "testi consolidati" redatti apposta per mettere in risalto i punti di accordo e i punti di disaccordo. Tuttavia la distanza talvolta sembra così abissale83) che c'é da chiedersi se mai USA ed UE potranno arrivare ad un qualsiasi compromesso. In particolare, in due settori sembra che non esista neanche un dialogo84). Si tratta degli appalti pubblici e dei cosmetici.

In materia di appalti, l'UE é disposta ad offrire alle imprese americane l'accesso alle gare bandite dagli enti pubblici85): cioè anche da Stati, Regioni eccetera. Ha chiesto però che le imprese UE abbiano accesso alle gare bandite negli USA a livello subfederale, e non solo a livello governativo: non è riuscita ad ottenere nè risposte nè promesse, ed è stato inutile perfino ricordare agli USA le significative aperture negli appalti pubblici che essi hanno inserito nel TPP86) per le imprese situate nei Paesi affacciati sull'oceano Pacifico.

Quanto ai cosmetici, essi quasi sempre contengono filtri ultravioletti: la normativa statunitense ammette alla commercializzazione solo filtri ultravioletti testati su animali per dimostrare che non contengono agenti cancerogeni. Si tratta di test vietati dalle norme UE: quindi le aziende UE non possono effettuarli. Le posizioni di USA e UE, dicono i negoziatori europei, appaiono su questo punto inconciliabili87).

Le assenze

Il principio di precauzione88) è inserito nei trattati UE ma non è citato neanche una volta89) nelle 248 pagine leakate da Greenpeace. "Principio di precauzione" significa che un prodotto non viene ammesso alla commercializzazione se i dati scientifici relativi alla sua sicurezza sono ritenuti insufficienti o se una preliminare valutazione scientifica indica potenziali effetti negativi sulla salute, sull'ambiente, sul benessere degli animali.

Negli USA vige una "filosofia" diametralmente opposta e ben visibile, ad esempio, nel campo della chimica: i provvedimenti restrittivi rispetto all'uso di una sostanza possono essere presi solo se l'EPA (Environmental Protection Agency) dimostra che il suo uso comporta rischi irragionevoli per la salute umana o per l'ambiente.

Un altro grande assente è l'articolo XX dell'accordo GATT90)91). Questo articolo consente agli Stati di prendere provvedimenti relativi al commercio - e dunque di limitare il libero scambio - per proteggere la vita e la salute di persone, animali e piante o per salvaguardare risorse naturali soggette ad esaurimento. Come sottolinea Greenpeace92), anch'esso non viene mai menzionato.

74) l'elenco completo: Burgundy, Chablis, Champagne, Chianti, Claret, Haut Sauterne, Hock, Madeira, Malaga, Marsala, Moselle, Port, Retsina, Rhine, Sauterne, Sherry e Tokay