Panoramica - Dallo Stato di diritto allo Stato di mercato. La riforma istituzionale nascosta

IL PRESIDENTE AMERICANO DONALD TRUMP HA PROMESSO DI RITIRARE GLI USA DAL NASCENTE TRATTATO COMMERCIALE TTP, IL "FRATELLO" DEL TTIP1)2). TUTTAVIA NON HA MAI DICHIARATO LE SUE INTENZIONI SUL TTIP. L'UE RITIENE CHE I NEGOZIATI POSSANO RIPRENDERE DOPO LA STABILIZZAZIONE DELLE RELAZIONI CON IL NUOVO INQUILINO DELLA CASA BIANCA3). NELL'ULTIMO SCORCIO DELLA PRESIDENZA OBAMA ALCUNI LEADER EUROPEI HANNO CONSTATATO I MANCATI PROGRESSI DEI NEGOZIATI 4) SENZA PER QUESTO DECIDERE DI INTERROMPERLI

Il TTIP è solo formalmente un trattato commerciale di libero scambio in corso di negoziazione segreta fra USA ed UE. In realtà è una radicale riforma istituzionale nascosta: se approvato, modificherà il processo decisionale dell'UE. Lo scopo del TTIP è far sì che le ogni merce prodotta negli USA o nell'UE possa essere venduta indifferentemente negli USA e nell'UE. Di conseguenza l'UE dovrà concordare con gli USA tutte le decisioni che si ripercuotono sulle merci oggetto del commercio transatlantico: ne fanno parte ad esempio le decisioni relative alle caratteristiche ammesse (o vietate) nel cibo che arriva sulle nostre tavole ogni giorno. Il TTIP, insieme ai trattati TPP e TISA con i quali si interseca, stabilirà un nuovo assetto per l'economia e la società occidentale. Segnerà il passaggio dallo Stato di diritto ("tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge") allo Stato di mercato: gli interessi economici legati al libero scambio sono più uguali degli altri.

L'aggressività delle richieste statunitensi in questo senso appare nettamente nelle quasi 250 pagine di testi segreti sul TTIP diffuse nel maggio 2016 da Greenpeace. E' evidente in questi documenti soprattutto il desiderio statunitense di spazzare via attraverso il TTIP tutto ciò che finora ha impedito il massiccio ingresso nell'UE dei prodotti agroalimentari USA, a cominciare dagli OGM e dalla carne agli ormoni, pudicamente citati nei documenti leakati attraverso Greenpeace come i "prodotti dell'agricoltura moderna". Da queste stesse pagine si deduce che l'UE non ha accettato, almeno finora, le più estreme di queste richieste: tuttavia, di fronte ad esse, si è mantenuta su posizioni difensive, senza tentare un contrattacco negoziale a difesa della propria agricoltura e dei propri cittadini.

La propaganda dell'UE, del Governo italiano e dei grandi media appartenenti all'area governativa insiste sul fatto che il TTIP aiuterà l'economia perchè permetterà di vendere con maggiore facilità negli Stati Uniti le merci italiane ed europee, in particolare i prodotti alimentari.

La propaganda evita accuratamente di spiegare che secondo uno studio d'impatto effettuato dal Governo statunitense l'agricoltura europea, col TTIP, sarà semplicemente asfaltata da quella USA e che nonostante il TTIP il buon cibo tipico made in Italy (o in UE) dovrà continuare a vedersela negli USA con le imitazioni commerciali a stelle e strisce: anzi, gli USA - attraverso il TTIP - vogliono spazzar via gli accordi ora in vigore con l'UE che impediscono ai viticoltori statunitensi di battezzare i loro prodotti coi nomi"Marsala", "Chianti" eccetera.

Inoltre la propaganda evita accuratamente di spiegare che i dazi sulle merci europee importate negli USA (e viceversa) sono già molto bassi e non evidenzia mai il dato di fatto simmetrico all'atteso aumento delle esportazioni europee negli USA: anche per gli Stati Uniti diventerà più facile vendere le loro merci in Italia e nell'Unione Europea. La propaganda non menziona neppure un fatto importantissimo: le merci europee – i prodotti chimici e alimentari in modo particolare – hanno standard e caratteristiche di sicurezza diverse da quelle statunitensi, e in genere superiori. Qui da noi, ad esempio, è vietato somministrare alle mucche gli ormoni OGM che aumentano la produzione di latte, anzi: è semplicemente vietato somministrare ormoni al bestiame. Negli USA è perfettamente lecito.

Col TTIP arriveranno qui da noi il latte e la carne agli ormoni made in USA? L'UE dice che gli standard europei relativi a cibo, ambiente, salute non verranno toccati dal TTIP. Un documento ufficiale dimostra che non é vero. La proposta negoziale UE sui residui di pesticidi, resa nota dalla stessa UE, dice che l'Europa é pronta ad importare dagli USA derrate alimentari con standard inferiori a quelle previste dalle norme UE.

Inoltre il TTIP innescherà un meccanismo di convergenza normativa fra USA ed UE che continuerà a funzionare anche dopo la firma del trattato. A questo meccanismo - in sostanza, ad un gruppo di alti burocrati - l'UE dovrà preventivamente sottoporre la nuova normativa che essa intende adottare e che può influenzare il commercio transatlantico. Non solo: sia la proposta negoziale UE sia quella USA - rivelate da Greenpeace - accordano alle lobby industriali il diritto di definire l'agenda politica transatlantica e di chiedere ad UE ed USA di mettere in cantiere una nuova normativa, oppure di cancellare o modificare quella vigente. Traduzione: verrà avviata ad un'armonizzazione transatlantica favorevole agli interessi dei grandi gruppi d'affari anche la normativa europea e statunitense già in vigore al momento dell'adozione del TTIP ma non ancora armonizzata attraverso lo stesso TTIP. Tutto questo risulta a chiare lettere anche da un documento ufficiale dell'UE5): non si tratta né di un timore né di un'eventualità e nemmeno di un'interpretazione, ma di un dato di fatto.

Una volta che il trattato sarà approvato, le norme che esso contiene – comprese quelle sulla convergenza normativa – si situeranno ad un livello più alto rispetto alle leggi e alle norme dell'Italia o dell'UE. I governi (e l'UE) non potranno più farci nulla.

Fra le norme contenute nel TTIP che risulteranno superiori e prevalenti rispetto alle leggi italiane ci sarà, per quanto se ne sa, anche la cosiddetta clausola ISDS, o il sistema ICS, per usare la definizione preferita dalla Commissione Europea: protegge dall'esproprio diretto e indiretto gli investimenti europei negli USA e gli investimenti statunitensi nell'UE e in Italia. Può essere "esproprio indiretto" qualsiasi provvedimento delle autorità pubbliche che provoca danni agli investitori.

Cosa significa? Gli stati (e l'UE) conserveranno il diritto teorico di nazionalizzare, conserveranno il diritto di regolamentare e legiferare, conserveranno il diritto di vietare tutto ciò che ritengono contrario all'interesse pubblico: ma se eserciteranno questi diritti danneggiando un investitore straniero dovranno essere pronti a pagargli i danni in tribunale. E non in un tribunale qualsiasi: in un tribunale privato, situato al di fuori - e al di sopra - dell'ordinamento giudiziario italiano, europeo, statunitense.

Gli investimenti statunitensi in Europa (e gli investimenti europei negli USA) potranno indirizzarsi in tutti i settori, compresi i servizi come la salute, la scuola, le pensioni.

I servizi statali finora forniti in questi ambiti si salveranno dalla privatizzazione? No, per quanto se ne sa non sono affatto al riparo.

I servizi sanitari, scolastici, pensionistici eccetera ora erogati dallo Stato non hanno scopo di lucro. Se diventeranno oggetto di investimento, diventeranno anche uno strumento di guadagno per qualcuno che non è certo l'utente: il quale pagherà sia per il servizio sia per l'altrui guadagno.

E cosa avremo in cambio di tutte queste rinunce alla sovranità nazionale? Cosa avremo come ricompensa per i cambiamenti che dovremo introdurre nelle caratteristiche delle merci che produciamo e che consumiamo? Avremo, calcolano i fautori del TTIP, un aumento del PIL pari allo 0,03% all'anno. Zero virgola zero tre per cento all'anno.

E' anche questo un dato ufficiale: lo si trova nello studio sull'impatto del TTIP che l'UE utilizza per giustificare la necessità di stipulare il trattato. Per la precisione, questo studio è datato 2013 e dice che il TTIP (la cui firma era allora attesa entro il 2014 6) ) farà aumentare il PIL europeo dello 0,48% entro il 2027. Basta prendere la calcolatrice e si ricava la percentuale media di aumento annuo del PIL – lo 0,03% - che i fautori del TTIP si attendono dal TTIP stesso.

Il TTIP, almeno, creerà nuovi posti di lavoro? Quanti, in quali settori? Lo studio di impatto che l'UE usa per giustificare la necessità di stipulare il trattato non lo sa. Non è in grado di calcolarlo: è solo in grado di dire che, in seguito al TTIP, entro il 2027 verrà cancellato lo 0,6% degli attuali posti di lavoro nell'UE e negli USA, perchè alcuni settori produttivi saranno danneggiati dal trattato. Ovvero, sparirà un milione di posti di lavoro.

Questo studio sostiene anche che chi perderà il lavoro nei settori penalizzati dal TTIP - lo 0,6% della forza lavoro, appunto - troverà una nuova occupazione nei settori che verranno premiati dal TTIP e che perciò si svilupperanno. Ma in questo studio il calcolo dei nuovi posti di lavoro creati dal TTIP semplicemente non esiste.

Ritenere che quello 0,03% di aumento annuo del PIL dovuto al TTIP creerà posti di lavoro così numerosi da assorbire almeno lo 0,6% della forza lavoro è un puro atto di fede.

Anzi: supporre che il TTIP creerà nuovi posti di lavoro è un atto contrario ad ogni logica. Basta guardare cosa è successo circa vent'anni fa quando Stati Uniti, Canada e Messico hanno stipulato un trattato analogo al TTIP, il NAFTA. Il NAFTA è stato un contributo notevole alla realizzazione della globalizzazione, della quale oggi viviamo e subiamo la crisi.

L'allora presidente statunitense Clinton diceva che il NAFTA avrebbe creato 200.000 posti di lavoro all'anno. Invece il NAFTA negli USA ha cancellato 700 mila posti di lavoro (o anche un milione, dipende da come vengono effettuati i calcoli) e ne ha cancellati altri 350.000 in Canada, fondamentalmente perchè è diventato conveniente spostare in Messico le manifatture. I lavoratori non qualificati hanno dovuto ingoiare un abbassamento del salario – oltre il 12% negli USA – per evitare ulteriori delocalizzazioni in Messico.

Ci hanno guadagnato i messicani, almeno? La risposta è no. La piccola proprietà che costituiva il nerbo dell'agricoltura messicana è uscita con le ossa rotte dall'incontro diretto con l'agricoltura ultramoderna e ultrameccanizzata degli USA. Un milione e 100 mila contadini messicani hanno perso il lavoro in seguito al NAFTA. Nei primi dieci anni di NAFTA, in Messico i salari sono aumentati di quattro volte, ma il prezzo dei principali beni-base di consumo è aumentato di sette volte.

Il contraente più debole – il Messico – è uscito dal NAFTA con le ossa rotte. Fra USA ed UE, chi è il contraente più debole del TTIP?