IL PRESIDENTE AMERICANO DONALD TRUMP HA PROMESSO DI RITIRARE GLI USA DAL NASCENTE TRATTATO COMMERCIALE TTP, IL "FRATELLO" DEL TTIP1)2). TUTTAVIA NON HA MAI DICHIARATO LE SUE INTENZIONI SUL TTIP. L'UE RITIENE CHE I NEGOZIATI POSSANO RIPRENDERE DOPO LA STABILIZZAZIONE DELLE RELAZIONI CON IL NUOVO INQUILINO DELLA CASA BIANCA3) 

Al massimo uno 0,03% di PIL in più, o anzi un disastro. Studi relativi all'impatto economico del TTIP

Nessuno ha una sfera di cristallo. Nessuno è in grado di dire con sicurezza quali saranno gli effetti che il TTIP, se approvato, avrà sull'economia. E' possibile soltanto avere un'idea del suo impatto attraverso l'uso di modelli.

Un modello é una rappresentazione della realtà in termini astratti e matematici che consente di fare speculazioni sul futuro. In pratica, si prende un computer, lo si "istruisce" mediante un programma che riproduce i fenomeni, i processi e i parametri dell'economia, gli si dà in pasto un database di dati economici e gli si domanda cosa accadrà in futuro se si cambiano alcuni parametri: in questo caso, se diminuiscono le barriere tariffarie e non tariffarie fra USA ed UE.

E' ovvio che si possono realizzare diversi modelli (o programmi per il computer) costruiti su diversi presupposti ed é ovvio che i risultati dipendono dal modello (dal programma e dai suoi presupposti). Sul TTIP esistono diversi studi di impatto. Fra questi:

  1. lo studio del CEPR che la Commissione Europea usa per giustificare la necessità di stipulare il TTIP, secondo il quale il trattato farà aumentare il PIL dell'UE dello 0,03% all'anno
  2. quello dell'economista Jeronim Capaldo, che tratteggia per l'UE diminuzione delle esportazioni, aumento dei prezzi, diminuzione dei salari
  3. lo studio dell'US Department of Agriculture (il ministero statunitense per l'Agricoltura), che si occupa esclusivamente dell'impatto del TTIP sull'agricoltura. Descrive un macello per l'UE e grandi vantaggi per gli USA

1) Lo studio del CEPR che la Commissione Europea usa per giustificare la necessità di stipulare il TTIP: "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment"

La Commissione Europea ripone molta fiducia in uno studio di impatto del TTIP e lo cita a riprova dell'opportunità e della necessità di stipulare il trattato, dal momento che esso tratteggia un aumento del PIL sia nell'UE sia negli USA. Questo studio si intitola "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment"4) ed é stato effettuato nel 2013 dal CEPR (Center for economic policy research5)6)) di Londra, una rete di economisti e ricercatori che si occupano di problemi economici e sociali e delle relative politiche.

Sul sito della Commissione Europea, il link che introduce "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" lo presenta come uno studio indipendente7); sul colophon dello studio stesso, tuttavia, si legge che esso è stato effettuato per conto della Commissione Europea8). L'illustrazione rappresenta un collage dei due screenshot

La Commissione Europea dice9) che in base a "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" è lecito aspettarsi dal TTIP crescita economica ed aumento dei posti di lavoro in tutta l'UE, diminuzione dei prezzi ed aumento delle possibilità di scelta per i consumatori (prima parte del collage); in realtà questo stesso studio

Inoltre "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" discende da un modello che molti economisti giudicano debole ed insoddisfacente.

Attenzione. Questo studio non prospetta mai una totale abolizione delle barriere non tariffarie e dei relativi effetti10): dice che le barriere non tariffarie possono essere rimosse al massimo per il 50% (giudica realistico che venga eliminata la metà delle barriere non tariffarie eliminabili, cioè il 25% di quelle attualmente in vigore), mentre la rimozione dell'altro 50% non appare neppure negoziabile. Tuttavia non spiega il motivo di questa affermazione e non specifica quali sono le barriere non tariffarie di cui è lecito aspettarsi (o non aspettarsi) la sparizione.

1a) L'aumento del PIL legato al TTIP è in realtà irrisorio

Non si tratta di interpretazioni o deduzioni: “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment” dice chiaro e tondo che gli effetti diretti ed indiretti del TTIP faranno aumentare il PIL europeo non più dello 0,03% all'anno. Appena. E questo - è bene ricordarlo - avverrà in cambio della perdita di sovranità da parte degli Stati e di radicali mutamenti alle caratteristiche delle merci che siamo abituati a produrre e consumare.

Il cuore dello studio consiste nel raffronto fra gli scenari che si avrebbero nel 2027 con e senza il TTIP. Lo scenario col TTIP è calcolato partendo dal presupposto (sarebbe meglio dire: dal postulato) che la definizione di standard comuni per le merci UE ed USA contenuta nel trattato abbia ricadute positive sull'economia planetaria perché, se ciò che sarà adatto ad essere esportato negli USA sarà anche adatto ad essere esportato nell'UE (e viceversa), numerosi Paesi terzi tenderanno spontaneamente ad adeguarsi agli standard delle merci fissati dal TTIP: dunque l'intero commercio internazionale diventerà più facile. Di conseguenza le economie di USA ed UE, oltre a ricevere benefici diretti dal TTIP, godranno anche dei benefici indiretti legati all'aumento del commercio internazionale.

In dettaglio, secondo “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”, grazie alla definizione di standard comuni per le merci

  • il TTIP produrrà una diminuzione dei costi del commercio di Paesi terzi verso USA ed UE (“direct spill-overs”)
  • USA ed UE avranno un più facile accesso ai mercati di numerosi Paesi terzi che spontaneamente tenderanno ad accettare gli standard dei prodotti stabiliti dal TTIP (“indirect spill-overs”).

“Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment” suggerisce che i "direct spill-overs" e gli "indirect spill-overs" saranno pari, rispettivamente, al 10% e al 20% della riduzione dei costi del commercio transatlantico legata al TTIP. Non spiega con quali criteri sono state scelte queste due percentuali.

La gran parte degli scenari, compreso quello che calcola nello 0,03% annuo l'aumento massimo del PIL europeo legato al TTIP, è tratteggiato tenendo conto dell'aumento dell'intero commercio internazionale (e non solo transatlantico) legato al TTIP.

L'aumento degli scambi fra USA ed UE, nonchè fra l'UE e i Paesi terzi, dice “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”, comporterà un aumento del PIL. Lo studio offre due scenari principali

  1. eliminazione del 98% delle barriere tariffarie. In questo caso, il TTIP produrrebbe solo un modesto incremento del PIL al 2027 (+23,7 miliardi di euro per l'UE e +9,4 per gli USA nel 2027)
  2. eliminazione praticamente totale delle barriere tariffarie e netta riduzione delle barriere non tariffarie. Questo scenario è a sua volta articolato entro un ventaglio di possibilità. La più estrema prevede: eliminazione del 100% delle barriere tariffarie, eliminazione del 25% delle barriere non tariffarie sulle merci e sui servizi; eliminazione del 50% delle barriere non tariffarie sugli appalti. Se si concretizzasse questa possibilità più estrema, il PIL dell'UE, al 2027, aumenterebbe di 119 miliardi di euro e il PIL degli USA aumenterebbe di 94 miliardi di euro.

La tabella tratta da “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment” riassume varie possibilità relative all'aumento del PIL UE nell'ambito dello scenario numero 2. Nell'ultima riga a sinistra in basso appare la possibilità più estrema ("ambitious experiment")

Cosa vogliono dire in concreto tutti quei miliardi di aumento proiettati al 2027? Basta "tradurre" i miliardi di aumento del PIL nella corrispondente percentuale di aumento del PIL al 2027. Lo stesso “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment” effettua questa “traduzione”. La prima colonna a sinistra rappresenta in alto lo scenario 1 e in basso la versione estrema dello scenario 2 ("ambitious experiment"). Rispettivamente, un aumento del PIL europeo pari allo 0,27 e allo 0,48%.

Dunque il massimo aumento atteso per il PIL europeo, l'aumento che si verificherebbe nel caso della più ampia liberalizzazione degli scambi realisticamente possibile fra USA ed UE prospettata da “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”, è pari allo 0,48% nell'arco di tempo che va fino al 2027. E' la versione estrema dello scenario 2 ("ambitious experiment").

Basta prendere la calcolatrice e si deduce11) che grazie al TTIP la crescita economica europea aumenterebbe dello 0,03% all'anno. Ovvero: se fosse in vigore la versione estrema del TTIP nell'ambito dello scenario 2, la crescita attesa per l'UE nel 2016, anziché essere dell'1,8%12), diventerebbe pari all'1,83%.

L'aumento del PIL, dice ancora “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”, provocherà un aumento del reddito a disposizione delle famiglie. Proiettati sempre al 2027, i numeri per una famiglia media composta da quattro persone sono questi:

  1. quasi completa eliminazione delle barriere tariffarie (scenario 1): + 99 euro nell'UE e +57 euro negli USA
  2. eliminazione praticamente totale delle barriere tariffarie e netta riduzione delle barriere non tariffarie (scenario 2): l'aumento del reddito della famiglia-tipo si situerà entro un ventaglio di +306-545 euro nell'UE e di +336-665 euro negli USA. La seconda delle due cifre si riferisce ovviamente alla possibilità più estrema ("ambitious experiment").

Nella tabella, la prima colonna a sinistra riassume lo scenario 1 (indicato come "limited agreement: tarifs only"); l'ultima colonna a destra riassume la versione estrema dello scenario 2 ("ambitious experiment"). Le altre colonne rappresentano vari scenari intermedi

Ma cosa significano, concretamente, queste cifre13)? Significano che nel 2027 la famiglia europea media formata da quattro persone avrà a disposizione al massimo (scenario 2 in versione estrema, "comprehensive agreement; hight ambition") circa 45 euro in più al mese, cioé 11,25 euro in più al mese per ogni persona.

1b) Gli effetti collaterali: diminuzione degli scambi commerciali all'interno dell'UE e distruzione di un milione di posti di lavoro

Oltre ad un incremento del PIL tutt'altro che mirabolante, lo studio che la Commissione Europea usa per giustificare la necessità di stipulare il TTIP indica due indesiderabili effetti collaterali del trattato. Riguardano

  • la diminuzione degli scambi commerciali fra gli Stati membri dell'UE
  • la distruzione, fra USA ed UE, di un milione di posti di lavoro

"Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" dice (proiezioni sempre al 2027) che gli scambi commerciali fra USA ed UE cresceranno tantissimo in tutte e due le direzioni. La prima colonna a sinistra della tabella indica in percentuale (prima parte) e in valori assoluti (seconda parte) l'aumento atteso in base allo scenario 2. Nel caso più estremo ("ambitious experiment") le esportazioni UE verso gli USA aumenteranno del 28,03% (186,965 milioni di euro) e le esportazioni USA verso l'UE aumenteranno del 36,57% (159,098 milioni di euro. A queste cifre andranno ancora aggiunte quelle legate all'aumento degli appalti (ultima colonna a destra)

Però "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" dice anche che, parallelamente all'intensificazione degli scambi EU-USA, si ridurranno gli scambi all'interno dell'UE. Ovvero: il commercio con gli USA crescerà anche a spese del commercio intra europeo. Vale la pena di ricordare che la Comunità Europea14) e poi l'Unione Europea sono nate proprio per agevolare ed aumentare gli scambi commerciali fra gli Stati membri.

La tabella mostra, settore per settore, la diminuzione attesa al 2027 degli scambi intra-europei, che sarà particolarmente sensibile nei settori relativi a veicoli a motore, prodotti chimici, macchinari elettrici, metalli. Nel caso più estremo, a fronte di un aumento delle esportazioni UE verso gli USA per 186,9 milioni di euro, il commercio intra-europeo si contrarrà per 72 milioni di euro (scenario 2, "ambitious experiment", prima colonna a sinistra), cui vanno aggiunti 1,6 milioni di euro relativi alla riduzione degli appalti intra europei

E poi c'é la questione del lavoro. "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investimen”, pur tratteggiando una (ridottissima) crescita economica complessiva per l'UE, dice che questa crescita non sarà omogenea in tutti i settori economici ed anzi alcuni di essi si contrarranno.

La tabella (proiezioni sempre al 2027) mostra i cambiamenti attesi nei vari settori produttivi dell'UE. La colonna a destra mostra il caso estremo dello scenario 2 ("ambitious")

Dunque il TTIP lascerà dietro di sé morti e feriti: alcuni settori economici europei si contrarranno anche in modo significativo, come quello dei macchinari elettrici.

E cosa capiterà a coloro che lavorano nel settore dei macchinari elettrici? Quanti di loro perderanno il lavoro? Il modello utilizzato per "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" NON si occupa (e non si preoccupa) dei posti di lavoro.

Lo studio dice testualmente che il tasso di occupazione complessivo é governato da fattori che sono situati "al di fuori del modello"15). E' uno - non l'unico - dei suoi limiti.

Lo studio postula un equilibrio fra posti di lavoro distrutti dal TTIP e posti di lavoro creati dal TTIP e dunque calcola semplicemente quanti lavoratori UE, al 2027, avranno cambiato settore di lavoro a causa del TTIP: lo 0,6% circa nello scenario 2, relativo alla più ampia liberalizzazione degli scambi realisticamente possibile e al massimo aumento del PIL - il già citato 0,03% annuo.

Secondo Eurostat, ha un lavoro il 64,9%16) degli europei di età compresa fra i 15 e i 64 anni. Questo gruppo di età rappresenta il 65,9%17) dei circa 510 milioni di residenti nell'UE18): dunque gli occupati nell'UE sono circa 218 milioni. Lo 0,6% di questa cifra (il numero di coloro che nell'UE dovrebbero cambiare settore di lavoro per effetto del TTIP) corrisponde a 1.308.000 persone. Un effetto analogo ma più contenuto è atteso negli USA.

E' realistico affermare che i settori economici avvantaggiati dal TTIP assorbiranno la forza lavoro liberata dai settori svantaggiati? Se questo fosse vero19), visto che ora in Italia la siderurgia non é più competitiva ma l'agroalimentare lo è ancora, tutti i dipendenti in eccesso delle acciaierie di Terni sarebbero già impegnati a fabbricare prosciutti.

Gli effetti sul lavoro di un altro trattato di libero scambio: il NAFTA

Dunque il TTIP distruggerà un milione di posti di lavoro. Ma il TTIP davvero creerà almeno altrettanti nuovi posti di lavoro? Per rispondere, si può analizzare l'impatto sul mercato del lavoro di un altro trattato di libero scambio, il NAFTA20), stipulato nel 1992 da Stati Uniti, Canada e Messico ed entrato in vigore nel 1994.

Anche il NAFTA, secondo le promesse dei politici, sarebbe stato un albero della cuccagna. L'allora presidente statunitense Clinton diceva21) che il NAFTA avrebbe creato 200.000 posti di lavoro all'anno. Invece, negli USA, ha distrutto 700.000 posti di lavoro netti (sono i calcoli dell'Economic policy institute22), un think tank che si propone si portare le esigenze dei lavoratori a medio e basso reddito all'interno delle discussioni politiche) o anche un milione (secondo il direttore del Public citizen's global trade watch23)), di cui 845.000 nelle manifatture. In Canada, secondo Common frontiers (un gruppo di lavoro sugli effetti dell'integrazione economica nelle due Americhe), il NAFTA ha distrutto24) altri 350.000 posti di lavoro.

Il NAFTA ha distrutto tutti questi posti di lavoro negli USA e in Canada perchè è diventato possibile e anzi conveniente spostare gli stabilimenti in Messico, dove il costo del lavoro è inferiore.

Come effetto collaterale – è un punto su cui i tre osservatori concordano – il NAFTA ha costretto i lavoratori statunitensi e canadesi ad accettare paghe più basse con la minaccia che altrimenti altre manifatture sarebbero state spostate in Messico.

Il NAFTA ha fatto diminuire i prezzi dei beni di consumo ma, al netto di questo, ha fatto perdere il 12,2% del salario al lavoratore statunitense non laureato.

Se ha prodotto un disastro del genere in USA e in Canada, il NAFTA ha almeno portato dei benefici al Messico? No, tutt'altro. La concorrenza dell'agricoltura nordamericana ha asfaltato l'agricoltura messicana basata sulla piccola proprietà. In otto anni hanno perso il lavoro 1,1 milioni di campesinos messicani. Nei primi due anni di NAFTA, in Messico la percentuale di poveri è passata dal 36 al 50%. In 10 anni di NAFTA, in Messico il prezzo dei beni-base di consumo é aumentato di sette volte e il salario minimo solo di quattro.

1c) E' come chiedere all'oste se il suo vino è buono. Le debolezze del modello su cui è costruito "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment"

Abbiamo visto che "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment" postula l'equilibrio fra posti di lavoro distrutti dal TTIP e posti di lavoro creati dal TTIP. Infatti lo studio dichiara25) di essere costruito in base al "computable general equilibrium model", un modello a sua volta basato sulla "general equilibrium theory", teoria [economica] dell'equilibrio generale26).

Questa teoria sostiene che in una situazione di concorrenza perfetta i prezzi, la domanda e l'offerta trovano il loro equilibrio sul mercato per effetto delle scelte individuali dei consumatori e delle imprese. Sostiene che il comportamento degli agenti economici porta in modo naturale l'economia verso un equilibrio perfetto, verso una condizione di compatibilità dei differenti fini (i fini delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori), e che anche il mercato del lavoro27) tende sempre all'equilibrio.

Tutti però constatiamo l'esistenza di squilibri nel mercato e l'esistenza della disoccupazione. Secondo la "general equilibrium theory", questi fenomeni sono dovuti al fatto che il mercato non si trova in una condizione di concorrenza perfetta: basta ripristinare le condizioni di concorrenza perfetta, basta eliminare i lacci e i lacciuoli che la frenano (ne fanno parte anche le barriere tariffarie e non tariffarie che ostacolano il commercio internazionale e che il TTIP mira ad abolire) affinché mano invisibile del mercato ci conduca verso il migliore dei mondi possibili.

La "general equilibrium theory" è una teoria economica ampiamente criticata e porta i suoi punti deboli all'interno del modello scelto per il "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment".

La situazione può essere riassunta anche in questo modo: il TTIP vuole eliminare le barriere tariffarie e non tariffarie al libero scambio – alla concorrenza – fra USA ed UE; la Commissione Europea giustifica la necessità del TTIP attraverso uno studio basato sul presupposto che la soluzione migliore per far prosperare l'economia consiste nel libero dispiegamento della concorrenza e nell'eliminazione degli ostacoli che la frenano. E' come chiedere all'oste se il suo vino è buono: eppure l'oste (aumento annuo del PIL dello 0,03% appena) deve ammettere che il suo vino sa d'aceto.

1d) Gli effetti sull'Italia

La metodologia dello studio del CERP è stata impiegata nel 2016 per lo studio di impatto del TTIP "TTIP and the EU Member States: An assessment of the economic impact of an ambitious Transatlantic Trade and Investment Partnership at the EU Member State level"28), sponsorizzato dall'American Chamber of Commerce to the EU29): essa cura gli interessi delle imprese statunitensi che, a loro volta, hanno interessi all'interno dell'Unione Europea. "TTIP and the EU Member States" assume anche gli stessi presupposti dello "scenario ambizioso" dello studio del CERP (eliminazione del 100% delle barriere tariffarie, eliminazione del 25% delle barriere non tariffarie sulle merci e sui servizi; eliminazione del 50% delle barriere non tariffarie sugli appalti) ed ovviamente giunge alle stesse identiche conclusioni, che fondamentalmente consistono in un aumento del PIL UE pari allo 0,03% all'anno nell'arco dei 14 anni durante il quale il TTIP dispiegherà i suoi effetti sulla crescita economica.

"TTIP and the EU Member States", però, dettaglia come questi effetti complessivi si produrranno - ovviamente in modo diseguale - in ciascuno Stato membro, rilevando che tutti godrano di un aumento del PIL ad eccezione solo di una modestissima diminuzione nella piccola Malta. Repubblica Ceca, Ungheria ed Estonia avranno dal TTIP vantaggi particolarmente modesti; i benefici più alti saranno in Lituania, Austria, Belgio ed Irlanda.

In Italia, l'aumento del PIL nell'arco di 14 anni sarà identico alla media UE: lo 0,5% (il già citato 0,03% all'anno); durante questi stessi 14 anni, i salari aumenteranno complessivamente dello 0,43%, le esportazioni verso gli USA aumenteranno del 21%; i prezzi al consumo rimarrano invariati; la crescita si produrrà soprattutto nei settori relativi a manifattura, macchinari, trasporti e cibo trasformato; si potrà verificare invece una contrazione nei settori dei macchinari elettrici e dei veicoli a motore.

2) TTIP, ovvero disintegrazione europea. Lo studio di Jeronim Capaldo

Jeronim Capaldo30), ricercatore al Global Development and Environment Institute31) dell’Università Tufts di Boston32), ha proiettato gli effetti del TTIP attraverso un modello chiamato GPM ("global policy model", in italiano "modello globale di politica economica")33) che é stato sviluppato dalle Nazioni Unite. Lo studio di Capaldo si intitola "The Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership: European Disintegration, Unemployment and Instability"34) ed è stato tradotto in itliano come “TTIP: disintegrazione europea, disoccupazione, instabilità”35)36).

Se il "computable general equilibrium model" usato per lo studio della Commissione Europea é di ispirazione liberista e parte dal presupposto che il libero mercato e la perfetta concorrenza conducano al pieno incontro della domanda e dell'offerta, all'equilibrio del mercato e alla piena occupazione, il "global policy model" usato da Capaldo

  • descrive le variazioni dell'occupazione legate alle variazioni del PIL tenendo conto che esse sono diverse a seconda degli scenari storici
  • dà conto delle interazioni economiche tra tutte le regioni del mondo
  • parte dal presupposto che il livello dell'attività economica è guidato dalla domanda aggregata37) e non dall’efficienza produttiva
  • parte dal presupposto che i cambiamenti nella distribuzione del reddito contribuiscono a determinare il livello di attività economica
  • è ispirato da teorie economiche keynesiane38): esse considerano il fatto che talvolta la domanda di beni e servizi non é sufficiente per garantire la piena occupazione e prevedono quindi la necessità di un intervento dello Stato nell'economia a sostegno della domanda

Partendo da queste premesse, le basi usate da Capaldo per lo studio “TTIP: disintegrazione europea, disoccupazione, instabilità” sono:

  • gli scambi commerciali fra USA e UE aumenteranno nella misura in cui lo prevede “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment” (il "global policy model" non è infatti in grado di dar conto degli effetti della riduzione delle tariffe doganali e delle barriere non tariffarie)
  • l'aumento degli scambi commerciali fra USA ed UE provocherà interazioni economiche fra le varie regioni del mondo e tutto ciò inciderà sulla distribuzione del reddito
  • l'economia europea si adatterà ai cambiamenti indotti dal TTIP sulle esportazioni nette attraverso sforzi tesi a ridurre il costo del lavoro o forse anche attraverso una svalutazione nominale
  • perdurerà l'austerità fiscale
  • perdurerà il tentativo di stimolare la domanda interna aumentando il credito

L'impatto del TTIP modellato in base a questi presupposti conduce a risultati ben diversi da quelli ottenuti usando il "computable general equilibrium model" su cui è costruito “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”.

La proiezione al 2025 mostra che, nonostante l'aumento degli scambi commerciali fra USA ed UE, nell'UE si verificherebbe una diminuzione delle esportazioni nette (soprattutto nel Nord Europa, in Francia e in Germania) e una diminuzione del PIL; esportazioni e PIL aumenterebbero invece, anche se di poco, negli USA. Le cifre indicate dalla tabella illustrano la situazione attesa fino al 2025 e discendono dal raffronto della situazione con e senza TTIP in vigore al 2015

La tabella riassume anche altri dati importanti: sempre al 2025, negli USA i posti di lavoro aumenteranno di 784.000 unità, mentre nell’UE diminuiranno di 583.000 unità; la perdita pro capite di redditi da lavoro nelle famiglie operaie dell’UE varierà a seconda dei Paesi fra 165 euro e ben 5.500 euro (Francia), con conseguenti diminuzione del gettito fiscale, aumento dell’ "indice di dipendenza" (rapporto percentuale fra popolazione che ha un lavoro e popolazione che non ha un lavoro), indebitamento dello Stato, maggiore stress dei sistemi di sicurezza sociale.

Un altro effetto del TTIP messo in luce dallo studio di impatto di Capaldo è l'aumento dei prezzi in vari Stati UE: soprattutto Gran Bretagna, Francia, Germania e in generale negli altri Paesi dell'Europa nord occidentale. I grafici rappresentano l'andamento dei prezzi atteso con il TTIP (linea più marcata) e senza il TTIP fino al 2025

Contemporaneamente la quota del reddito nazionale rappresentata dal reddito da occupazione (salari e stipendi) rimarrà sostanzialmente stabile negli USA ma continuerà a scendere nell'UE: significa riduzione dei consumi e (di nuovo) aumento delle tensioni sociali.

Simmetricamente nell'UE aumenterà la quota del reddito nazionale rappresentata dai profitti e dalle rendite. Per dirlo in altri termini, il TTIP provocherà un trasferimento di reddito dal lavoro al capitale. Le diminuzioni più consistenti del reddito da lavoro avranno luogo in Gran Bretagna (con il 7% del PIL trasferito dal reddito da lavoro al profitto), in Francia (8%),Germania e Nord Europa (4%).

La tabella mostra il reddito da occupazione in percentuale del PIL in vari Paesi UE fino al 2025 con il TTIP (linea più marcata) e senza il TTIP

3) L'agricoltura UE mandata al macello. Lo studio dello United States Department of Agriculture

Nel novembre 2015, lo United States Department of Agriculture (ovvero il ministero USA per l'agricoltura) ha pubblicato il suo studio di impatto sul TTIP "Agriculture in the Transatlentic Trade and Investment Partnership. Tariffs, tariff-rate quotas and non-tariff measures"39) basato sul General Equilibrium Model come lo studio del CEPR.

I due scenari principali tratteggiati dallo studio danno esiti del TTIP disastrosi per l'agricoltura europea e favorevoli a quella statunitense: addirittura viene contemplato il rovesciamento della bilancia commerciale fra le due sponde dell'Atlantico, che ora é favorevole all'UE. Con un'ampia eliminazione delle barriere non tariffarie ottenuta attraverso il TTIP - dice lo studio statunitense - l'UE potrà arrivare ad importare dagli USA più cibo di quanto ne riuscirà ad esportare verso gli USA. Questo può spiegare l'aggressività delle richieste statunitensi in materia di agricoltura evidenziate nei documenti segreti diffusi da Greenpeace all'inizio del maggio 2016. Ancora secondo lo studio statunitense, col TTIP nell'UE sono attese diminuzioni di prezzi, di produzione e di esportazione globale dei prodotti agricoli (é invece atteso nell'UE un aumento delle importazioni globali dei prodotti agricoli) mentre gli USA dovrebbero beneficiare dell'aumento sia dei prezzi sia delle esportazioni globali dei prodotti agricoli. Dalla produzione agricola e dal prezzo dei prodotti agricoli - ovviamente - dipende il reddito degli agricoltori.

Lo studio del Dipartimento per l'Agricoltura USA conferma, per il settore agricolo, la riduzione degli scambi commerciali all'interno dell'UE prevista nello studio del CERP e sviluppata dallo studio di Capaldo: gli scambi commerciali di prodotti agricoli fra le due sponde dell'Atlantico aumenteranno di 6,3-11,6 miliardi di dollari a spese degli scambi commerciali di prodotti agricoli all'interno dell'UE, che invece si ridurranno.

Il primo dei sue scenari principali tratteggiato da "Agriculture in the Transatlantic Trade and Investment Partnership" riguarda la semplice abolizione delle barriere tariffarie, già ora modeste. Il secondo scenario principale é relativo all'abolizione delle barriere tariffarie unita all'abolizione di alcune barriere non tariffarie, comprese molte fra le più note: quelle relative alle colture erbacee (traduzione: via libera all'ingresso nell'UE degli OGM statunitensi) e alla carne (traduzione: via libera all'ingresso nell'UE di carne proveniente da bestiame statunitense trattato con ormoni, antibiotici e ractopamina, nonché di polli risciacquati con la candeggina).

Nel primo scenario (semplice abolizione delle barriere tariffarie) sono attesi:

  • un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli USA verso l'UE pari a 5,5 miliardi di dollari all'anno rispetto al 2011 (saliranno da 14 a 19,5 miliardi di dollari), soprattutto per carne e latte
  • un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli UE verso gli USA pari a soli 0,8 miliardi di dollari rispetto al 2011 (saliranno da 21 a 21,8 miliardi di dollari)
  • un aumento del 2% delle esportazioni agricole globali USA (cioè verso il mondo intero) ed un aumento dell'1% delle importazioni agricole globali USA
  • una diminuzione dello 0,25% delle esportazioni agricole globali UE ed un aumento dello 0,5% delle importazioni agricole globali UE
  • un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli negli USA (in linea di massima +0,1-0,5%; unica eccezione il biodiesel, -0,1%)
  • una diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli nell'UE (in linea di massima - 0,1-0,5%, con una punta del -2,33% per il formaggio)

In questo primo scenario, sia negli USA sia nell'UE é atteso l'aumento della produzione in alcuni settori dell'agricoltura e la diminuzione della produzione in altri settori: il panorama solo in questo caso é simile sulle due sponde dell'Atlantico.

Le difficoltà per l'agricoltura UE sono ancor più evidenti nel secondo scenario tratteggiato dallo studio del Dipartimento per l'Agricoltura USA, quello basato sull'eliminazione delle barriere tariffarie e di varie barriere non tariffarie. In questo caso sono attesi

  • un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli USA verso l'UE pari a 9,6 miliardi di dollari all'anno rispetto al 2011 (saliranno da 14 a 23,6 miliardi di dollari), soprattutto per carni di maiale e di pollo
  • un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli UE verso gli USA pari a soli 2 miliardi all'anno rispetto al 2011 (saliranno da 21 a 23 miliardi di dollari), soprattutto frutta e verdura

In questo caso, appunto, la bilancia commerciale fra le due sponde dell'Atlantico si rovescerebbe: l'UE importerebbe dagli USA più cibo di quanto ne riuscirebbe ad esportare verso gli USA. Ancora le attese in base al secondo scenario:

  • un aumento del 5% delle esportazioni agricole globali USA e un aumento del 2,2% delle importazioni agricole globali USA
  • una diminuzione dell'1,4% delle esportazioni agricole globali UE e un aumento dell'1,33% delle importazioni agricole globali UE
  • un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli negli USA (in linea di massima pari allo 0,3-0,5% con tre sole eccezioni: lievissimi ribassi per grano, biodiesel, frutta e verdura preparate)
  • una diminuzione dei prezzi di tutti i prodotti agricoli nell'UE, con picchi per burro (-2,48%), soia (-1,93%), cereali a grana grossa (-1,78%), risone (-1,20%), pollame (-1,09%).

Quanto alla produzione, negli USA sono attesi aumenti in molti settori produttivi (punta massima: carne di maiale +5,45%) ma ribassi, di solito contenuti, in alcuni altri. Situazione opposta nell'UE, dove ci si attende che prevalgano le diminuzioni, anche forti, della produzione (ad esempio soia -6,11%, cereali a grana grossa -4,09%, carni di maiale -2,67%, carni bovine -1,52%, riso trasformato -2,81%) e solo in alcuni settori produttivi sono attesi aumenti contenuti: ad esempio, oli vegetali +1,84, colza +1,51, altri semi oleosi +1,62, frutta +1,13.

Lo studio schizza rapidamente anche un terzo scenario: quello nel quale i consumatori UE rifiutano il cibo statunitense perché presenta standard qualitativi troppo bassi rispetto alle loro abitudini. In questo caso, gli effetti del TTIP sull'agricoltura sarebbero più modesti e più concentrati nei comparti ora privi di significative "barriere non tariffarie". Tuttavia si produrrebbe comunque una situazione vantaggiosa solo per gli USA: le esportazioni globali USA di prodotti agricoli aumenterebbero del 2,66% e le importazioni globali USA dell'1,48; le esportazioni globali UE di prodotti agricoli diminuirebbero dell'1,05% e le importazioni globali UE aumenterebbero dello 0,88%.

TTIP e agricoltura, un'analisi tedesca

L'associazione per l'economia sostenibile UnternehmensGrün ha pubblicato nel gennaio 2016 un'analisi degli effetti del TTIP sull'agricoltura europea. Anch'essa prospetta esiti disastrosi per l'UE e favorevoli solo agli USA. Non si tratta però in questo caso di uno studio di impatto derivante dall'applicazione di un modello. Il titolo originale é "Transatlantisches Freihandelsabkommen (TTIP): Risiken für kleine und mittlere Betriebe in der Agrar- und Ernährungswirtschaft"40); tradotto in italiano suona come "TTIP, rischi per le piccole e medie imprese nel settore agricolo ed alimentare". E' stato pubblicato soltanto in tedesco, con un riassunto in inglese41).

Lo studio si concentra sulle profonde differenze fra l'agricoltura UE e quella USA. Da un lato la normativa su OGM, pesticidi, carne eccetera (che da un punto di vista liberoscambista fa parte delle barriere non tariffarie); dall'altro lato la struttura delle aziende agricole, che nell'UE sono prevalentemente medio-piccole, a conduzione familiare e con produzione diversificata: una situazione opposta a quella che si registra negli USA. Inoltre negli USA le imprese godono di standard di legge (carni, pesticidi, OGM…) che consentono di abbattere i costi: ad esempio, i costi di produzione dei cereali negli USA sono i più bassi del mondo.

Nell'UE ci sono 20,5 milioni di piccole e medie imprese agricole; di esse, solo 150.000 attualmente esportano negli USA. Da questa situazione, dice lo studio, discende come conseguenza principale il fatto che la stragrandissima maggioranza delle aziende agricole UE può aspettarsi dal TTIP una sola cosa: una accresciuta concorrenza da parte dell'agricoltura statunitense e dei suoi bassissimi costi di produzione.

TTIP, ovvero l'inchino "strategico"

Gli Stati Uniti dicono che col TTIP l'agricoltura statunitense asfalterà quella europea. La necessità di stipulare il TTIP viene giustificata dalla Commissione Europea attraverso uno studio d'impatto che è come chiedere all'oste se il suo vino è buono e che perdipiù tratteggia per l'UE diversi svantaggi e vantaggi soltanto irrisori. Uno studio d'impatto effettuato con altri criteri disegna invece netti svantaggi per l'Europa e per i lavoratori europei. Perché allora l'UE vuole stipulare il TTIP e anzi lo ritiene strategico?

Si può cercare una risposta sul blog Goofynomics42), tenuto43) da Alberto Bagnai44)45), professore associato di Politica economica all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara e ricercatore nel campo dell'economia.

Goofynomics scrive46) che i nostri governanti vogliono il TTIP "perché l'Unione Economica e Monetaria, che ci viene venduta come il momento più alto di realizzazione della nostra identità europea, di un nostro comune progetto europeo, in realtà è il momento più infimo del nostro asservimento all'ideologia e agli interessi statunitensi (…) gli Usa hanno bisogno di un mercato di sbocco perché, da potenza declinante, stanno perdendo potere di signoraggio sui mercati internazionali”

10) La stima dell'impatto delle barriere non tariffarie sui prezzi delle merci ora scambiate fra USA ed UE è nella tabella 2, pag. 20
15) "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment", http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/march/tradoc_150737.pdf, pag. 71, pag. 77 e passim
25) "Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment", http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/march/tradoc_150737.pdf, pag.21