IL PRESIDENTE AMERICANO DONALD TRUMP HA PROMESSO DI RITIRARE GLI USA DAL NASCENTE TRATTATO COMMERCIALE TTP, IL "FRATELLO" DEL TTIP1)2). TUTTAVIA NON HA MAI DICHIARATO LE SUE INTENZIONI SUL TTIP. L'UE RITIENE CHE I NEGOZIATI POSSANO RIPRENDERE DOPO LA STABILIZZAZIONE DELLE RELAZIONI CON IL NUOVO INQUILINO DELLA CASA BIANCA3).

La NATO del commercio. Cos'è il TTIP

Il TTIP é un accordo commerciale di libero scambio - viene definito il più grande trattato commerciale della storia - in corso di negoziazione segreta fra Stati Uniti ed Unione Europea. Se verrà approvato, cambierà in modo considerevole la vita di tutti e di ciascuno. L'acronimo sta per "Transatlantic Trade and Investment Partnership", accordo transatlantico sul commercio e sugli investimenti.

1) L'eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie

Il TTIP mira ad abolire quanto più possibile le barriere tariffarie e le barriere non tariffarie fra USA ed UE, così creare un grande mercato in cui le merci, i servizi, gli investimenti possano circolare liberamente. Questo, dicono USA ed UE, moltiplicherà gli scambi fra le due sponde dell'Atlantico, e quindi farà crescere il PIL: dunque il TTIP è un albero della cuccagna.

Tuttavia gli stessi fautori del TTIP stimano che esso comporterà un aumento del PIL europeo da prefisso telefonico (0,03% all'anno) e uno studio di impatto indipendente attribuisce al trattato effetti gravemente negativi sull'economia europea.

1a) Le barriere tariffarie

Le barriere tariffarie sono i dazi che si pagano alle frontiere. Quelle fra USA ed UE sono già molto ridotte e di solito inferiori al 3%4).

Il grafico che illustra l'entità delle barriere tariffarie fra USA ed UE si riferisce al 2007 ed è tratto da “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”, lo studio che l'UE è solita usare come prova dell'opportunità e necessità di stipulare il TTIP.

Le uniche eccezioni all'esiguità delle barriere tariffarie sono rappresentate dagli alimenti trasformati (dazio di ingresso nell'UE pari al 14,6%) e dai veicoli a motore (dazio di ingresso nell'UE pari all'8%)

1b) Le barriere non tariffarie

Le barriere non tariffarie invece sono numerose e molto significative, e la loro abolizione o riduzione é il vero obiettivo del TTIP. Le barriere non tariffarie fondamentalmente sono5)

  • gli standard tecnici dei prodotti e i regolamenti che presiedono alla loro produzione, spesso diversissimi fra USA ed UE: per questo motivo varie merci made in USA non sono accettate nell'UE e viceversa
  • qualsiasi legge o normativa che possa influenzare il libero commercio di un prodotto o di un servizio

La tabella illustra l'entità (scala 1-100) delle barriere non tariffarie fra USA ed UE nei vari settori commerciali così come essa viene percepita dalle aziende. E' sempre tratta da “Reducing trans-atlantic barriers to trade and investiment”.

1c) I problemi legati all'eliminazione delle barriere non tariffarie

Adesso le merci prodotte negli USA rispondono a standard diversi rispetto alle merci omologhe prodotte nell'UE: vale per le auto (sono diverse le luci, i limiti di emissioni di anidride carbonica, le cinture di sicurezza6)), il cibo, i cosmetici, i prodotti chimici… Vale praticamente per tutto. Gli standard europei, in linea generale, sono più attenti alla protezione della salute e dell'ambiente.

Uniformando gli standard, la medesima auto, il medesimo prodotto chimico, il medesimo cosmetico potranno essere venduti indifferentemente sia negli Stati Uniti sia nell'Unione Europea.

Gli Stati Uniti accetteranno mai di adeguarsi in tutto e per tutto agli standard europei? Sembra proprio che non ne abbiano la benché minima intenzione7). Dunque, verosimilmente, il TTIP modificherà gli standard di cibo, cosmetici, prodotti chimici, auto eccetera che produciamo e che troviamo in commercio: é già ufficiale infatti la disponibilità dell'UE a consentire l'importazione dagli USA di cibi contenenti residui di pesticidi più alti di quelli ammessi per i prodotti europei. E' uno dei motivi per cui il TTIP cambierà in modo considerevole la vita di tutti e di ciascuno.

2) Una NATO economica contro la Cina. Perché il TTIP é considerato "strategico"

Il TTIP viene definito "il più grande trattato commerciale della storia" perché USA ed UE, complessivamente, rappresentano circa la metà del PIL mondiale e un terzo del commercio mondiale8). Viene anche definito "strategico" sia dagli USA9) sia dall'UE10). Significa che per USA ed UE firmare il TTIP è in sé un obiettivo.

Perché? Le spiegazioni ufficiali in proposito scarseggiano. Però è possibile avanzare una solida ipotesi: il TTIP è "strategico" per USA ed UE per almeno due motivi

  • a) sottolineerebbe la supremazia mondiale dell'Occidente
  • b) agendo in sinergia con altri trattati di libero scambio ora in fase più o meno avanzata di gestazione, consentirebbe di punire dal punto di vista economico la Cina

a) Dato che USA ed UE rappresentano quasi la metà del PIL mondiale, tutto il mondo verrebbe indotto ad uniformare gli standard dei prodotti a quelli che USA11) ed UE12) intendono stabilire attraverso il TTIP per facilitare i loro scambi commerciali. Verrebbe così mandato un segnale di unità e di supremazia a Paesi come la Russia e la Cina. Del resto, il sottosegretario generale della Nato Rasmussen nel 2013 ha definito il TTIP "una Nato economica"13).

b) La Cina sarebbe il grande sconfitto sia del TTIP sia di altri trattati di libero scambio come il CETA fra UE e Canada e il TPP fra USA e vari Paesi affacciati sul Pacifico (CETA e TPP sono già stati firmati ma devono ancora essere ratificati per entrare in vigore). Questa, almeno, è la conclusione a cui giunge uno dei vari studi di impatto del TTIP. Si intitola "How to make TTIP inclusive for all?"14) ed è stato effettuato nel 2015 dall'IFO di Monaco di Baviera15)16), a firma di Gabriel Felbermayr17) e Rahel Aichele18), per il Bertelsmann Stiftung19)20). A seguire, le due cartine che sintetizzano i risultati dello studio d'impatto ed i presupposti su cui è basato il modello economico utilizzato per lo studio.

In questa mappa, Felbermayr e Aichele riassumono gli effetti planetari di un TTIP in grado di liberalizzare profondamente gli scambi commerciali fra USA ed UE: secondo il modello economico che essi utilizzano, per effetto del trattato il reddito reale pro capite (cioè il potere d'acquisto, ovvero il reddito al netto dell'inflazione) aumenterebbe in tutto il mondo in media dell'1,3% in circa 10 anni (ovvero aumenterebbe di circa lo 0,13 all'anno), ma le variazioni del reddito non sarebbero uniformemente distribuite: negli USA ed in alcuni Paesi UE, fra cui Francia, Germania, Gran Bretagna, il reddito netto pro capite aumenterebbe di oltre il 2%; in altri Paesi europei (fuori e dentro l'UE), fra cui l'Italia, il reddito netto pro capite aumenterebbe dell'1-0,1%, e così pure in Russia, Canada, Nord Africa. I primi 10 ani di TTIP non produrrebbero cambiamenti significativi del reddito netto pro capite in Australia, in buona parte dell'America Latina e dell'Africa centrale e meridionale (variazioni comprese fra il -0,1% e il +0,1%), mentre causerebbero una diminuzione del reddito netto pro capite compresa fra -0,1% e -2% in alcuni Paesi fra cui Cina, Mongolia, Arabia Saudita.

Questa seconda mappa riflette un altro, e più complesso, scenario: quello che Felbermayr e Aichele chiamano "il nuovo ordine mondiale del commercio" e che è costituito, oltre che dal TTIP, da CETA (trattato di libero scambio già negoziato UE-Canada), TPP (trattato di libero scambio già negoziato fra USA e i Paesi che si affacciano sul Pacifico), trattato di libero scambio in corso di negoziazione fra UE e Giappone21) e RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership)22). Il RCEP è un trattato di libero scambio in corso di negoziazione fra l'ASEAN23) (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico) e i Paesi con cui l'ASEAN ha già accordi di libero scambio, cioè Australia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda.

Secondo Felbermayr e Aichele e secondo il modello economico che essi utilizzano, quando tutti questi trattati saranno in vigore il loro effetto complessivo sarà un aumento in tutto del reddito medio reale pro capite pari al 2,6%. Non viene esplicitamente chiarito l'arco temporale entro il quale il fenomeno dovrebbe prodursi; supponendo che - come nel caso del TTIP - si tratti di una decina di anni, l'aumento sarebbe pari allo 0,26% circa all'anno: il doppio dell'effetto che il TTIP avrebbe da solo. Però, di nuovo, le variazioni del reddito non saranno omogeneamente distribuite: i maggiori vantaggi ricadrebbero quasi esclusivamente sui Paesi occidentali; alcune aree in Africa e in America Latina si ritroveranno in una situazione sostanzialmente invariata; il reddito reale pro capite diminuirà in pochissimi Paesi, fra cui la Cina.

"How to make TTIP inclusive for all?" non spiega perchè il TTIP farà aumentare il reddito reale medio mondiale dell'1,3%: si limita ad illustrare il modo in cui sarà distribuito questo aumento (o questa diminuzione) del reddito. Per avere qualche lume in più si può far ricorso ad un altro studio di impatto del TTIP firmato dallo stesso autore, Gabriel Felbermayr (stavolta insieme a Benedikt Heid e Sybille Lehwald), e sempre pubblicato dal Bertelsmann Stiftung. Questo studio si intitola "Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) Who benefits from a free trade deal? Part 1: Macroeconomic Effects"24) ed è stato pubblicato nel 2013.

"Transatlantic Trade and Investment Partnership" stima l'impatto del TTIP con un metodo diverso dal "computable general equilibrium model" utilizzato dallo studio del CERP per la Commissione Europea. Considera la diminuzione dei costi del commercio e l'aumento del commercio prodotti - in media - dai precedenti trattati di libero scambio, applica questi parametri al TTIP e deduce i conseguenti effetti, senza peraltro specificare in quale arco temporale questi stessi effetti si produrranno. Di conseguenza, non viene calcolato di quanto aumenteranno gli scambi commerciali negli USA e nell'UE per effetto del TTIP: viene invece presunto che questo aumento sarà pari all'80% circa, e vengono individuati e descritti gli effetti conseguenti.