Il ritorno dalla Crimea Russa. Cosa ho visto a Yalta 2015

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Settant’anni fa la Seconda guerra mondiale stava finendo. L’unico legame fra USA, URSS e Gran Bretagna era la comune alleanza contro Hitler: era chiaro che gli interessi andavano sempre più divergendo man mano che la vittoria si avvicinava. Dunque i leader dei tre Paesi – Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalinsi incontrarono a Yalta e stipularono gli accordi fondamentali sull’assetto del mondo dopo il conflitto.

Ora che i venti della guerra d’Ucraina fomentati dagli Stati Uniti soffiano prepotentemente sull’Europa, sono tornato da poco dal meeting che si è svolto a Yalta per ricordare quella storica conferenza del febbraio 1945. La sede dell’incontro era il palazzo di Livadija, esattamente come allora. Yalta si trova in Crimea, la penisola che, mediante referendum, si è staccata dall’impresentabile Ucraina spalleggiata da Unione Europea e Stati Uniti per aderire alla Russia. La Crimea è uno dei nodi del conflitto in Ucraina.

yalta 2015Il meeting di Yalta è stato fondamentalmente un convegno storico dedicato all’analisi di ciò che accadde alla Conferenza del 1945. Ho accettato l’invito a partecipare da parte della Civil Society Development Fundation per due motivi: si dicono tante cose su Russia e Crimea, ma volevo constatare con i miei occhi e mi sembra attualissimo il “modello Yalta”, cioè l’idea di sedersi attorno a un tavolo per discutere e trattare pur partendo da posizioni lontanissime come lo erano quelle del presidente statunitense Roosevelt e del leader dell’Unione Sovietica Stalin. Il “modello Yalta” non sembra essere gradito ai “grandi” di oggi: al meeting non hanno partecipato rappresentanti ufficiali del governo degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, protagonisti della Conferenza di settant’anni fa.

Un’assenza non casuale, a dimostrare che Stati Uniti e Gran Bretagna hanno assai poca voglia di discutere con la Federazione Russa. Anche se ritengo che la soluzione politica sarebbe l’unica soluzione sensata. 

Tra i politici della Crimea ho incontrato il sindaco e l’assessore al Turismo di Yalta, e tra i politici russi diversi deputati della Duma. Il secondo giorno è venuto a farci visita a sorpresa il Presidente della Duma, Sergey Naryshkin , che in Russia è la terza carica dello Stato.

Mi hanno intervistato testate locali e il quotidiano Pravda di Mosca, molto interessate alla presenza di un deputato europeo del M5S. Parlando con me, sono stati lieti di constatare che nell’UE esistono le eccezioni alla russofobia dilagante. A tutti ho spiegato che in Europa la gente vuole evitare la guerra con la Russia, che il conflitto (sanzioni comprese) non è negli interessi dei cittadini europei, che per quella parte d’Europa che vive ancora di economia reale, è fondamentale il rapporto commerciale e di vicinanza con la Russia.

Dal Parlamento Europeo oltre a me sono andati a Yalta: Kostadinka Kuneva di Syriza, Béla Kovacs (leader di un partito ungherese di estrema destra), Tatjana Zdanoka dei Verdi indipendenti ALE (il Partito Verde Europeo, nel Parlamento Europeo, fa invece parte del blocco antirusso).

Tra i presenti esponenti politici, universitari e di associazioni di ONG provenienti da Kazakistan, Russia, Francia, Svizzera, Germania, Spagna, Austria, Moldavia, Ucraina, Belgio, Ungheria, Bulgaria, Montenegro, Romania, Grecia, Lettonia, Slovacchia, Inghilterra, Stati Uniti, Polonia. Presenza particolare Daniel Estulin scrittore del famoso libro sul Club Bildemberg.

Ho constatato con piacere che il Movimento Cinque Stelle non è affatto uno sconosciuto fuori dai confini italiani, che esiste una viva curiosità nei nostri confronti e che siamo tra i pochi in grado di dialogare con tutti: dalla destra estrema all’estrema sinistra.

Tra i paesi UE, la nazione più rappresentata (nonostante la internazionale latitanza della Mogherini), è stata proprio l’Italia con la presenza di invitati di varie organizzazioni politiche e non: Alessandro Bertoldi, Giulio de Robertis, Jean Sebastien Lucidi, Pio Belmonte, Andrea Mascetti, Fabrizio Bertot, Alessandro Musolino, Alessandro Cassieri, Ivan Marino, Attilio Fontana.

La mitologia dei principali mass media racconta che la Russia ha annesso la Crimea con la forza e con le minacce e che il livello di vita della popolazione è precipitato dal dignitoso seppur sobrio benessere, alla nera povertà. Per avere un’idea della situazione reale, ho disertato parte del meeting (anche perchè la traduzione simultanea in inglese e in italiano dal russo era purtroppo poco utile) e sono andato in giro da solo fra la gente di Yalta (l’inglese, che qualcuno parla anche lì, era il ponte per le conversazioni), senza che nessuno mi presentasse come eurodeputato.

Ho constatato che in Crimea sono russi, si sentono russi, vedono nella Russia (e in Vladimir Putin) l’unico baluardo che può proteggerli dalla tragica guerra civile in corso da un anno in Ucraina. Più del risultato di mille referendum, mi è parso piuttosto indicativo dell’atmosfera politica, il fatto che per strada si vendano le magliette con il ritratto di Putin. Riuscite ad immaginare da noi in Italia, in vendita ogni dove le magliette con le immagini di Napolitano o di Renzi? Lo so: state ridendo. Le magliette di Putin invece ci sono. Ce sarà un motivo… e le magliette non sono destinate ai turisti stranieri che cercano un souvenir esotico a buon mercato: anche se la Crimea, affacciata sul Mar Nero, è una quotata meta turistica, ora nessuno vi ci reca in Crimea sia perché siamo in inverno, sia perché il Paese si trova come in un limbo. Formalmente fa ancora parte dell’Ucraina, anche se l’Ucraina non controlla assolutamente la Crimea, mentre la Repubblica di Crimea aderente alla Russia è riconosciuta solo dalla Russia. In Crimea non arriva la posta proveniente dall’estero; non funzionano i telefonini e le carte di credito occidentali (neanche possibile cambiare): finché sono rimasto là, non ho potuto prelevare denaro e sono rimasto in contatto col resto del mondo solo tramite internet, che invece funziona benissimo grazie ai numerosi hotspot wifi gratuiti di alberghi e bar.

La situazione in Crimea mi è parsa quindi assolutamente tranquilla, e così pure la popolazione, anche se sullo sfondo si percepisce, insieme alla percezione di un pericolo mortale scampato, anche la grande preoccupazione di finire risucchiati dalla guerra civile in Ucraina e in un conflitto su più vasta scala. I negozi e i supermercati sono riforniti normalmente. La vita scorre tranquilla. Non ho notato alcuna traccia di miseria o di fame. Per strada qualche auto di lusso e molte auto scalcagnate vecchie di 10 o 12 anni. Strade e palazzi non proprio manutenzionati. Per certi versi ho vissuto la sensazione di fare un viaggio indietro nel tempo nell’Italia degli anni ’70 (e non stavamo mica poi male, in quegli anni) che non è di certo il risultato della recentissima adesione alla Federazione Russa, ma il fatto di essere appartenuti fino a pochi mesi fa alla vecchia Ucraina. Nessuna sensazione di crisi o decandenza ho avvertito in Mosca che è invece una citta vivissima e scintillante. La popolazione (sia Russa che Crimea) è molto gentile e dignitosa e mostra un moto spontaneo di simpatia nei confronti degli italiani (nei locali e nei taxi la musica melodica italiana va per la maggiore); le comuni radici secolari della civiltà europea si sentono e sono ben vive. Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi cento anni, sono molto più simili a noi di quanto si creda comunemente in Italia da parte di chi non ha mai visitato quello che, dopo questa visita, definisco senza timore, l’estremo oriente europeo.

La Crimea per decenni è stata una meta turistica ambitissima dai russi: il paesaggio, la vegetazione, i prodotti alimentari e il clima ricordano molto alcune zone dell’Italia e della Grecia costiera. Ma non me ne vogliano gli abitanti della Crimea: noi in Italia abbiamo molto da offrire in termini di turismo e prodotti agroalimentari, e mentre camminavo in strada ragionavo sul fatto che le nostre bellezze mediterranee e architettoniche straordinarie, la vendita di prodotti agricoli sono un’ottima base per lo scambio commerciale di gas e materie prime con la Federazione Russa. Un’area commerciale ottimale e complementare, molto di più di altre nelle quali la UE ci vorrebbe inserire nel prossimo futuro.

Altro che sanzioni così dannose per l’economia italiana e per tanti altri cittadini degli Stati Membri dell’Unione Europea!!!

Il variegato mondo italiano ed europeo che si è incontrato a Yalta settanta anni dopo, ha in comune una convinzione forte: che la situazione in Ucraina è una follia pericolosa per il futuro della pace globale e che è nell’interesse dei cittadini e delle aziende europee, fermare ogni potenziale escalation e portare attorno a un tavolo tutte le parti coinvolte – per quanto le loro posizioni possano essere lontanissime – al fine di trovare una soluzione politica. Come hanno fatto Roosevelt, Churchill e Stalin settant’anni fa.



L’avventuroso decollo dall’aeroporto di Mosca con vento e pista innevata



Un segno di buon auspicio e serendipità

Al risveglio in Crimea dopo una notte piena di pensieri per le notizie internazionali giunge dal cielo a dare conforto l’abbraccio di due meravigliosi gabbiani senza paura.

5 febbraio 2015: al risveglio in Crimea

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