Le rinnovabili danno lavoro. Non in Europa

rinnovabili fotovoltaico

IRENA l’Agenzia Internazionale per le rinnovabili, traccia lo scenario del lavoro prodotto dalle fonti verdi. Bene nel mondo, ma non nella UE

I posti di lavoro legati alle energie rinnovabili aumentano più o meno in tutto il mondo ma diminuiscono in tutta l’Unione Europea. Il fallimento delle tanto sbandierate politiche UE sui green jobs é stato certificato dal nuovo rapporto pubblicato ieri da IRENA, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (il testo completo ed il comunicato stampa), dedicato appunto ai posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili. Esso fornisce dati specifici, oltre che a livello globale, su Paesi come India, Cina, Stati Uniti e sull’UE nel suo complesso. Precisamente su alcuni Stati UE ma non sull’Italia, che – evidentemente – non é più considerata fra i leader del settore. Sottolineiamo che IRENA non è un soggetto qualsiasi che si occupa d’energia, in questo caso rinnovabile. Fu fondata, infatti, su ispirazione di Hermann Scheer, l’ecologista tedesco che inventò il Conto Energia, il sistema di incentivi che è alla base del boom del fotovoltaico e che ha permesso la sua diffusione e il suo drastico abbassamento di prezzo con le economie di scala.

Il rapporto IRENA tratteggia la situazione del 2016: in tutto il mondo calano i posti di lavoro legati alle fonti fossili di energia, ma aumentano quelli nelle energie rinnovabili: esse ora danno direttamente o indirettamente lavoro a 9,8 milioni di persone; +1,1% rispetto all’anno precedente. Sempre nel campo delle rinnovabili e a livello mondiale, diminuisce solo l’occupazione legata ai grandi e discussi impianti idroelettrici (se si decide di non tener conto di questo settore, i posti di lavoro sono comunque 8,3 milioni; +2,8% rispetto all’anno precedente) e al solare termico. Settore quest’ultimo che andrebbe valorizzato, ma gli interessi sulla generazione domestica del calore – che guarda caso in Italia dipende dal gas e in Francia dall’elettricità da nucleare – forse sono troppo forti.

In alcuni Paesi si registrano cali dell’occupazione in qualche segmento specifico per i più diversi motivi contingenti (ad esempio, in Brasile e negli USA l’automazione sta spazzando via i posti di lavoro legati ai biocarburanti), ma i numeri sono di regola positivi. L’unica eccezione riguarda l’Unione Europea, dove la situazione é esattamente rovesciata: quasi tutti gli indicatori sono negativi, con l’eccezione di qualche isolato “+”.

I dati UE del rapporto IRENA, oltretutto, sono per lo più relativi al 2015, visto che non sono disponibili quelli completi del 2016. E in questo quadro, che cambia in maniera molto veloce, l’Europa vorrebbe pianificare il nostro futuro energetico al 2030? In Europa solo nel 2015 sono andati persi 5.500 posti di lavoro (ne sono rimasti 1,16 milioni); l’occupazione é aumentata nel piccolo settore delle biomasse solide (+7,4%) ma é scesa nei biocarburanti, nell’eolico e soprattutto nella produzione di pannelli fotovoltaici, che dal 2011 ha perso i due terzi degli addetti: sono diventati solo 114.450, concentrati soprattutto in Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia. Una follia industriale ancora prima della questione ambientale, visto che il settore delle energie rinnovabili è passato dall’investimento annuo di  61.7 miliardi di dollari del 2004 a quello di 287.5 del 2016. Insomma l’Europa rischia di perdere il treno delle rinnovabili. E del lavoro connesso.

Il rapporto esamina da vicino occupazione e rinnovabili in quattro Stati UE: in Germania é andato perso il 6% della forza lavoro; in Francia addio 8.000 posti. In Spagna l’emorragia si é stabilizzata: rimasti 76.150 addetti, ovvero circa la metà rispetto ai 144.300 del 2008. In Gran Bretagna, dove le rinnovabili nel 2014-15 davano lavoro a 110.000 persone, il settore dei pannelli fotovoltaici ha perso 12.500 addetti fra il luglio 2015 e il luglio 2016.

E l’Italia dove il calo delle rinnovabili c’è stato eccome? Non pervenuta! Il nostro paese appare come non responsabile della situazione UE solo perché non ci sono i dati, che con ogni probabilità non sono stati forniti a IRENA.

Sarà un caso? Viene da chiedersi se l’assenza del nostro paese è strumentale e voluta dal Governo italiano, per sostenere la Sen italiana, come dimostrano le slide presentate di recente dal ministro Calenda dove alle rinnovabili sono dedicate solo due paginette, mentre il gas la fa da padrone.

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IRENA Renewable Energy Jobs – Annual Review 2017