Efficienza energetica nell’edilizia. Le lacune dell’UE e la nostra azione

efficienza edifici

La proposta di direttiva della Commissione Europea è piena di punti deboli e omissioni. Stiamo provando a rafforzare i primi e a colmare le seconde.

Costituisce una novità la proposta di direttiva sull’efficienza energetica nell’edilizia formulata dalla Commissione Europea all’interno dell’ampio pacchetto di proposte legislative sull’energia pubblicato nel novembre 2016. E’ una novità nel senso che la vecchia direttiva sull’efficienza energetica comprendeva anche l’edilizia: nel pacchetto del novembre 2016, invece, all’efficienza energetica nell’edilizia è dedicato un provvedimento distinto. Questa proposta di direttiva sta ora affrontando il complesso e lungo iter legislativo parlamentare che contribuirà, insieme al processo decisionale in seno al Consiglio della UE, a produrre il testo definitivo.

Il primo passo nel Parlamento Europeo è l’esame in Commissione ITRE (energia e industria). Il relatore designato è Bendt Bendtsen del PPE, ma la sua relazione a nostro parere non corregge le principali debolezze e mancanze della proposta della Commissione Europea. Per questo abbiamo presentato in commissione ITRE vari emendamenti. Sono distribuiti all’interno di tre distinti documenti ufficiali (primo, secondo e terzo) e mescolati a quelli degli altri europarlamentari: per identificare i nostri, per chi volesse visionarli nel dettaglio, basta una ricerca nel documento con parola chiave “Tamburrano”.

L’APE, OVVERO L’EFFICIENZA ENERGETICA DI CARTA

La proposta della Commissione Europea da un lato sembra semplificare le misure e aprire alla questione della povertà energetica (la povertà indotta dal costo dell’energia); dall’altro lato però essa è nella sostanza peggiorativa rispetto alle norme ora in vigore. Infatti, anche se siamo nell’era del web, non si parla né dei dati reali relativi ai consumi energetici degli edifici, né della loro trasmissione e gestione. Si parla invece esclusivamente di APE, “attestati di prestazione energetica”. Dei semplici pezzi di carta che non hanno nulla a che vedere con gli accorgimenti concreti per diminuire il consumo dell’energia, ma che sono facilmente gestibili dagli istituti di credito…

La chiave scelta dalla Commissione Europea è infatti la finanziarizzazione dell’efficienza energetica. Secondo la proposta di direttiva, l’efficienza dipende dagli attestati. Non importa se è o meno efficienza energetica concreta: essa diventa un prodotto finanziario in grado di interessare una fetta del mercato dei mutui UE. Nell’esperienza italiana, l’APE è un semplice pezzo di carta acquistabile on line.

SBILANCIAMENTO SULL’IMPIANTISTICA, QUALITÀ DELL’ARIA, MATERIALI, CLIMA INTERNO

A questa preoccupazione si aggiunge il fatto che la visione generale della proposta legislativa è straordinariamente sbilanciata sulla dotazione impiantistica, senza cenni ai materiali e alle pratiche “passive” di efficienza energetica, possibili specialmente nelle nuove costruzioni, quali orientamento, ombreggiamento, insolazione naturale.

I NOSTRI EMENDAMENTI

Abbiamo formulato numerosi emendamenti alla proposta di direttiva della Commissione Europea con l’intento di riportarla ai giorni nostri: quelli delle tecnologie legate a internet, con  le quali l’edificio diventa un vero e proprio sistema energetico che ottimizza l’impiego dell’energia, sia sul fronte dei consumi e della generazione, sia con l’utilizzo di tecniche passive e legate al mondo della bioedilizia.

In pratica vogliamo che siano utilizzati tutti i sistemi possibili per risparmiare energia incrementando la resilienza alle ondate di calore e di freddo e senza perdere di vista la qualità dell’aria interna che significa tenere sotto controllo il ricambio, i livelli di umidità, le emissioni di Composti Organici Volatili e di altri inquinanti: non avrebbe infatti senso occuparsi dell’efficienza energetica dimenticandosi della salute. A tal fine abbiamo inserito proposte emendative che prevedano ad esempio che l’efficientamento energetico debba essere realizzato “bonificando” gli edifici da sostanze nocive come l’amianto. Una buona pratica che avevamo introdotto in Italia con il conto energia per il fotovoltaico e che è stata abolita con la fine del V Conto Energia con i governi Monti e poi Letta.

PASSAPORTO ENERGETICO EDIFICI

Un edificio è un sistema complesso che può e deve essere oggetto di manutenzione nel corso degli anni. Per questo vogliamo che nella direttiva sia introdotto un passaporto per la ristrutturazione energetica dell’edifico, realizzabile in versione digitale, con la storia degli interventi e i risultati ottenuti sotto il profilo della riduzione del consumo di energia, in modo che questi dati possano sia disegnare il profilo energetico dell’immobile, sia permettere di accumulare un patrimonio di “conoscenza esperienziale” utile per gli interventi su edifici simili, aiutando così a centrare gli obiettivi dell’efficienza, sia individuali, sia collettivi.

CONOSCENZA, COMPORTAMENTO E INFORMAZIONE

Nella proposta di direttiva si vorrebbero addirittura abolire le campagne d’informazione ai cittadini. Inoltre manca ogni minimo cenno all’efficienza energetica comportamentale, che può fruttare tra 5 e l’8% di riduzione a costi molto contenuti e che è legata alla consapevolezza degli abitanti e alla gestione intelligente dei big data accumulabili con i sitemi attuali di IT.

Abbiamo pertanto chiesto con un emendamento specifico l’istituzione degli One-stop-shop, a livello locale o regionale per i consumatori e gli altri stakeholder affinché, oltre all’informazione di base sull’efficienza energetica, questi soggetti possano essere assistiti nel loro “viaggio” verso la sostenibilità piena degli edifici.

MOBILITÀ ELETTRICA

Infine abbiamo chiesto che il 30% dei posti auto – come quelli condominiali – offra la possibilità di ricaricare i veicoli elettrici mentre essi sono parcheggiati dotandoli di predisposizione adeguata alla installazione di centraline della potenza di almeno 7 kW. In questa maniera, se i nostri emendamenti saranno approvati, i cittadini saranno facilitati nel passare alla mobilità elettrica con tutti i vantaggi che ne conseguono: per il clima (niente gas serra), per la salute (niente gas di scarico) e per il portafoglio. Un chilometro percorso con un’auto elettrica ha un costo per il “carburante” di tre centesimi di euro, contro gli 8 del diesel e gli 11 della benzina.