Un milione di firme. Al via la campagna per vietare il glifosato nell’UE

Lanciata l’ICE, lo strumento istituzionale dei cittadini europei, contro il diserbante più usato nel mondo che é stato definito “probabilmente cancerogeno” e i cui residui sono presenti nel cibo

FIRMA QUI CON UN TUO DOCUMENTO DI IDENTITÀ VALIDO

Stamattina, mercoledì 8 febbraio, inizia la campagna europea contro il glifosato, il diserbante spesso venduto col nome commerciale “Roundup” che é stato definito “probabilmente cancerogeno” nel 2015 dallo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità. La campagna mira anche ad un impiego meno insostenibile dei pesticidi nell’UE. Ho appena firmato e potete farlo anche voi qui.

La campagna é molto più di una normale petizione: si tratta di un’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei, conosciuta anche con l’acronimo inglese ECI), uno strumento istituzionale tramite il quale un milione di cittadini europei può chiedere all’UE di modificare la sua normativa. In questo caso, si chiede:

  • di proibire il glifosato;
  • di fondare la valutazione dei pesticidi solo su studi pubblicati (l’autorizzazione UE del glifosato discende da studi effettuati dalle aziende, ma mai resi pubblici);
  • di istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi.

Il glifosato, brevettato dalla Monsanto, é il pesticida più venduto al mondo.

I residui di glifosato sono presenti nel cibo, nell’acqua, nei nostri corpi. E’ impiegato nell’UE nonostante il giudizio dello IARC perché l’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare incaricata di valutare i pesticidi, si é pronunciata in senso diametralmente opposto: é “improbabile”, ha detto nel 2015, che il glifosato causi il cancro negli esseri umani. La diversa valutazione discende dal fatto che l’EFSA ha attribuito un ruolo chiave a studi effettuati dalle aziende e mai resi pubblici perché considerati coperti da segreto commerciale: significa che la comunità scientifica non può valutarne metodologia e solidità e per tale motivo lo IARC non li ha voluto prendere in considerazione.

Anche la valutazione congiunta del glifosato effettuata nel 2016 da FAO (Organizzazione mondiale per l’alimentazione) ed Organizzazione mondiale della Sanità ha preso in considerazione questi studi non pubblici ed è giunta a conclusioni analoghe a quelle dell’EFSA: il glifosato non é cancerogeno.

Visto che per l’EFSA il glifosato non é cancerogeno, nell’estate scorsa l’UE ha rinnovato l’autorizzazione all’uso fino al dicembre 2017. In seguito la decisione sul da farsi verrà presa sulla base della valutazione ora in corso da parte dell’ECHA, l’Agenzia europea per la chimica, che deve pronunciarsi sulla classificazione del glifosato: si tratta fra l’altro di stabilire se inserire in etichetta la dicitura di “sospetto cancerogeno”. Nella bibliografia della bozza di valutazione che è ora sul tavolo dell’ECHA, compaiono gli stessi studi non resi pubblici e cui l’EFSA ha attribuito un ruolo chiave quando ha acceso il semaforo verde al diserbante.

Da questo discende l’importanza della seconda richiesta della campagna europea contro il glifosato: utilizzare solo studi pubblici nella valutazione UE dei pesticidi. La terza richiesta riguarda la riduzione obbligatoria dell’uso dei pesticidi nell’UE: secondo i dati ufficiali, il loro impiego é in aumento e nel 2014 (ultimo anno disponibile) sono state vendute nell’UE 395.768 tonnellate di principi attivi di pesticidi. Principi attivi ai quali bisogna aggiungere sinergizzanti, coformulanti, coadiuvanti che entrano nel prodotto finito.

Significa che nell’UE ogni ettaro di campo (il terreno arabile é pari a 175 milioni di ettari) riceve in un anno 2,6 chili di principi attivi di pesticidi. Significa anche che, in un anno, l’impiego dei principi attivi dei pesticidi é pari a circa 780 grammi per ognuno dei 503 milioni di cittadini che abitano nell’UE.

Le firme dell’ICE per indurre l’UE a vietare il glifosato e a regolamentare meglio i pesticidi si raccolgono on line (ripeto il link) o su carta, ai banchetti. Secondo le regole dell’ICE, per appoggiare la campagna bisogna godere del diritto di voto; gli italiani devono anche fornire il numero della carta di identità o del passaporto e il nome dell’autorità che ha rilasciato il documento.

Fra un anno, se sarà stato raccolto almeno un milione di firme proveniente da almeno 7 Stati UE, la Commissione Europea (l’unica istituzione che nell’UE può presentare una proposta legislativa) dovrà dare una risposta formale alle richieste.

Like it? Share it…