Geotermia flash all’Amiata. L’energia sporca riceve gli incentivi per le rinnovabili

Emissioni di anidride carbonica superiori rispetto ad omologhe centrali alimentate a gas. Un caso paradossale e unico. Interrogazione alla Commissione Europea

Geotermia flash all’Amiata, non sta né in cielo né in terra che le cinque centrali per la produzione di energia elettrica di Piancastagnaio e Bagnore emettano più anidride carbonica rispetto ad omologhe centrali alimentate a combustibili fossili e contemporaneamente ricevano i sussidi pubblici – soldi dei cittadini – riservati alle energie pulite. Non sta né in cielo né in terra, ma accade davvero in Toscana: per questo abbiamo presentato un’interrogazione alla Commissione Europea (il testo é in fondo a questo post) cofirmata dalle colleghe Eleonora Evi e Laura Agea. Domanda principale: cosa volete fare per correggere questa situazione assurda e illogica?

L’Amiata è una delle più grandi aree di produzione dell’energia geotermica in Italia, con 120 MW di potenza complessiva installata. Le cinque centrali non emettono solo anidride carbonica (il gas dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici) ma anche mercurio, arsenico, ammoniaca eccetera: queste ultime sono sostanze pericolose per la salute. Uno studio richiesto dalla Regione Toscana ha riscontrato nell’area un eccesso di decessi del 13% per i maschi. Tuttavia questo aspetto della situazione – il più importante – é di competenza esclusiva delle autorità nazionali e regionali. L’UE ha invece competenze sulle politiche energetiche e sulla riduzione delle emissioni climalteranti: così abbiamo concentrato l’interrogazione sull’anidride carbonica, che fa malissimo al pianeta anche se non ha immediate ricadute sulla salute umana a meno che non sia in altissime concentrazioni.

Il Monte Amiata é un vulcano spento. L’energia elettrica viene prodotta da Enel Green Power sfruttando l’energia geotermica, cioé il calore del sottosuolo. Ridotto in pillole: si scavano pozzi profondi migliaia di metri e si estraggono fluidi caldissimi. Si separa l’acqua (che viene reiniettata nel sottosuolo) dal vapore acqueo mescolato ai gas provenienti dalle viscere dell’ex vulcano. Vapore acqueo e gas sono usati per far girare le turbine che producono energia elettrica. Dopodiché il vapore acqueo viene trasformato in acqua e i gas detti “incondensabili” vengono trattati dal filtro AMIS, che abbatte – ma non elimina – l’idrogeno solforato ed il mercurio (anche l’ammoniaca nel solo caso della più recente centrale Bagnore 4). I residui di queste sostanze finiscono nell’aria insieme agli altri gas “incondensabili”.

E finisce nell’aria tanta roba, ma tanta davvero. Da un punto di vista meramente quantitativo spicca l’anidride carbonica: le emissioni sono pari a 693 Kg al MWh, e si tratta di una stima prudenziale. Più dei 640 Kg di anidride carbonica al MWh emessi da una centrale che produce energia elettrica a partire da un combustibile fossile come il gas naturale. Lo dice un saggio pubblicato dalla rivista scientifica “Journal of cleaner production” prima che entrasse in funzione la centrale di Bagnore 4, che ha presumibilmente causato l’aumento delle emissioni: il saggio é a firma di un docente dell’Università di Siena e di un ricercatore dell’Università di Pisa.

Queste ingenti emissioni di anidride carbonica non figurano né nell’inventario nazionalein quello dell’Unione Europea. Visto che non derivano dall’uso di combustibili fossili, é come se non esistessero: e dunque la geotermia all’Amiata gode degli incentivi riservati alle energie pulite che discendono dalla direttiva UE sulle rinnovabili. In Italia la produzione di energia elettrica attraverso la geotermia riceve (dati 2016) fino a 209 euro al MWh.

In effetti le emissioni di anidride carbonica della geotermia all’Amiata rappresentano nell’UE per quanto ne sappiamo un caso particolare ed unico. Di regola le centrali geotermiche non emettono anidride carbonica, o ne emettono poca: dipende dal tipo di impianti (emissioni zero con il “ciclo binario”, nel quale i fluidi provenienti dal sottosuolo non entrano mai in contatto con l’atmosfera) e dipende dalla composizione dei fluidi sfruttati.

A differenza del caso di Larderello, sempre in Toscana, ove fumarole e soffioni immettono naturalmente nell’atmosfera anidride carbonica, idrogeno solforato eccetera, nell’area dell’Amiata non esistono fenomeni spontanei: i gas rimarrebbero nelle viscere dell’ex vulcano se non venissero portati in superficie dall’uomo insieme ai fluidi bollenti usati dagli impianti geotermici.

L’imponenza delle emissioni della geotermia all’Amiata, più che dai monitoraggi effettuati dall’Arpat Toscana (mentre scriviamo il rapporto più recente é basato sui dati 2015 ed é di lettura abbastanza complessa), é immediatamente comprensibile grazie ad una delibera della Regione Toscana datata 2010 e relativa appunto alla geotermia.

In coda alla delibera ci sono i numeri più recenti allora disponibili. Sono del 2007, quando Bagnore 4 non esisteva ancora ma era in funzione Piancastagnaio 2, che é stata successivamente chiusa. Per ogni GWh di energia elettrica prodotta, nel 2007 gli impianti dell’Amiata hanno immesso nell’atmosfera 852 tonnellate di anidride carbonica; 150 grammi di arsenico; 1,34 chili di mercurio; 4,4 tonnellate di idrogeno solforato. I filtri AMIS erano installati in tre delle cinque centrali allora attive. Le emissioni di ammoniaca erano pari inoltre a 620 tonnellate all’anno.

Ecco il testo dell’interrogazione nella quale abbiamo abbiamo fatto presente alla Commissione Europea che la geotermia all’Amiata produce emissioni climalteranti più alte rispetto ad omologhe centrali a gas, ma nello stesso tempo riceve gli incentivi riservati alle energie pulite ed abbiamo domandato se intende prendere provvedimenti per eliminare questo controsenso.

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