Direttiva efficienza energetica UE, una proposta assai poco efficiente

lampadina efficienza

Obiettivi bassi e non vincolanti. Energie rinnovabili spacciate per efficienza energetica. Le assurdità della proposta di Direttiva per l’Efficienza Energetica e la nostra azione per raddrizzarla.

È davvero molto poco efficiente la nuova Direttiva sull’efficienza energetica proposta dalla Commissione Europea nell’ambito del cosiddetto “pacchetto invernale sull’energia” per rimpiazzare la Direttiva in vigore dal 2012. Il suo “peccato originale” (ma ne ha anche tanti altri…) è di fissare appena al 27% l’obiettivo di efficienza energetica da raggiungere entro il 2030. Il target vale unicamente a livello di Unione Europea, e non sono previsti target vincolanti a livello nazionale. Da questa proposta di direttiva sono esclusi gli edifici, oggetto di una proposta legislativa presentata a parte.

Il percorso che porterà all’adozione del testo definitivo è iniziato nella commissione ITRE (Industria energia e ricerca) del Parlamento Europeo. Il relatore è Adam Gierek, del gruppo S&D (Socialisti). Il punto di partenza del lavoro parlamentare è la sua relazione alla quale abbiamo presentato numerosi emendamenti distribuiti in tre documenti (primo, secondo e terzo) per ora disponibili solo in inglese. Essi sono mescolati a quelli di tutti gli altri europarlamentari; per trovarli bisogna digitare nel documento “Tamburrano” come chiave di ricerca.

TARGET  VINCOLANTI A LIVELLO NAZIONALE E PIÙ ALTI

Attraverso i nostri emendamenti, abbiamo sostenuto gli obiettivi di efficienza energetica già espressi in passato dal Parlamento Europeo: 40% entro il 2030, con target vincolanti a livello nazionale.

Il 27% non vincolante a livello nazionale proposto dalla Commissione Europea non è affatto sufficiente né per centrare gli obiettivi dell’Accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015, né per ridurre l’inquinamento dell’aria, le bollette dei cittadini e delle imprese europee.

Se  i miseri obiettivi proposti dalla Commissione Europea rimarranno tali, possiamo facilmente cosa potrà accadere quando la direttiva sarà recepita da parte dei parlamenti nazionali, specialmente in quegli Stati UE – come l’Italia – famosi per rigirare a proprio piacimento la frittata delle regole europee in campo energetico e ambientale.

ENERGIA AUTOPRODOTTA E AUTOCONSUMATA

Altra questione non indifferente è quella legata all’energia autoprodotta e autoconsumata dai cittadini. La proposta della Commissione Europea prevede che autoproduzione e autoconsumo valgano come efficienza energetica. Completamente assurdo. In quest’ottica, basterebbe ad esempio installare dei pannelli fotovoltaici per rendere formalmente efficiente un edificio anche quando esso è del tutto inefficiente.

E’ un approccio completamente sballato dal punto di vista teorico, termodinamico, culturale e tecnologico: efficienza energetica significa consumare meno energia da qualsiasi fonte essa provenga, e i sistemi di produzione energetica rinnovabile (e il suo eventuale stoccaggio elettrochimico con batterie) hanno un bilancio energetico e di utilizzo di risorse naturali che non solo non è pari a zero, ma che è generalmente più elevato di quello per l’efficientamento energetico. I pannelli fotovoltaici devono essere cambiati ogni 20-30 anni, gli inverter ogni 5-15 e le batterie per l’accumulo ogni 8-10. Un cappotto termico invece dura anche più di 70 anni: praticamente, quanto l’edificio. Favorire la produzione di energia rinnovabile è ottima cosa, ma considerare l’energia rinnovabile una forma di efficienza energetica è una tavanata galattica.

PERCORSO VERSO GLI OBIETTIVI AL 2030 E SOCIETÀ A 2000 WATT

Oltre a ciò, la proposta della Commissione Europea traccia un percorso per arrivare a una riduzione dei consumi di energia del 1,5% annuo (la percentuale è calcolata sulle vendite di energia) mentre noi riteniamo che sia anche in questo caso troppo poco. Con i nostri emendamenti, vogliamo portare il tasso di riduzione annuo ad almeno il 2% anche per permettere all’Unione Europea di arrivare per il 2050 al medesimo obiettivo che i cittadini svizzeri hanno deciso qualche mese fa con il referendum sulla strategia energetica: ridurre la necessità di flusso continuo di potenza procapite dagli attuali 6.000 a 2.000 watt – la cosiddetta “società a 2.000 watt” che è stata teorizzata dal Politecnico di Zurigo –  senza perdere nulla sul fronte della qualità della vita.